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cultura
Parmenide e i parmenidei
di Giuseppe La Rosa

L'intellettuale avversario di Eraclito fu Parmenide nato ad Elea in Campania, che visse tra il 550 e il 450 a.C. Pure lui di origine nobile ma nient'affatto altezzoso, rispettoso verso i suoi maestri, ben disposto verso i suoi concittadini.

Il suo pensiero è espresso sotto la forma del mito e il linguaggio è poetico. Non è di facile comprensione per l'uomo della strada. Ma non vuol fare il misterioso. Parla in gergo filosofico tecnico. D'altronde, oggi molti usano parlare in gergo tecnico e ce ne vuole per spingerli a comunicare terra terra.

La sua affermazione più famosa è : "l'essere è, il non essere non è".

Quando pensi qualcosa, sostiene Parmenide, questo qualcosa è. Non puoi pensare qualcosa che non è, cioè il nulla. Il non essere è il nulla. Quindi se pensi l'essere, non puoi non pensarlo

- ingenerato e imperituro (se nascesse verrebbe dal nulla, se morisse si dissolverebbe nel nulla);

- eterno (se non lo fosse avrebbe un passato, che è ciò che non è più, e un futuro, che è ciò che non è ancora);

- immutabile e immobile (se mutasse o si muovesse si troverebbe in stati o situazioni in cui prima non era, dal non essere passerebbe all'essere, è questo non è pensabile);

- unico ed omogeneo (se fosse molteplice o in sé di erenziato, implicherebbe degli intervalli di non-essere);

-finito (nel senso di compiuto, perfetto).

Ma il mondo, non è mutevole, molteplice, generato, perituro, temporale ? Parmenide dice : è tutta apparenza. Gli opposti sembrano contraddirsi, ma sono inclusi nell'essere, sono ambedue essere.

Per Eraclito ciò che non è, può essere, e, ciò che è, potrà non essere.

Per Parmenide ciò che non è non sarà mai qualcosa che è. Il non essere non lo puoi pensare né lo puoi esprimere. La realtà è, quindi, immutabile e immobile.

Le due correnti di intellettuali si delinearono subito. I parmenidei un po' intolleranti, gli eraclitei meno intolleranti e meno rigidi, quelli più sacerdotali ed austeri, questi più irrequieti e anticonformisti.

La lotta tra le due scuole fu acerrima. L'uomo della strada, però, faticava a capirli. Quale era il senso di affermazioni opposte : nulla si muove, tutto è in movimento.

I due movimenti culturali, tuttavia, si posero all'attenzione della gente che, come avviene spesso, diede loro dei soprannomi. Gli eraclitei erano quelli che scorrono, come marionette in perenne movimento, i parmenidei, teorici dell'immobilità, erano quelli che stanno seduti.

Le loro idee, primo caso nella storia, approdarono persino al teatro. Gli autori della commedia siciliana, VI-V secolo a.C., parodiarono quell'agguerrito conflitto fra operatori culturali.

Un debitore a quale partito si dovrà iscrivere? A quello di Eraclito. Se tutto scorre, il debito di ieri oggi non c'è più. E il creditore? A quello di Parmenide. Se tutto è immutabile, il debito di ieri è lo stesso di oggi. E un invito a cena, successivamente disdetto, sotto quale luce va visto? Per l'eracliteo ciò che era valido ieri oggi può non esserlo più, per il parmenideo, invece, l'invito a cena resta inalterato. Il povero non può non essere eracliteo, le cose cambiano, quindi c'è speranza di un futuro migliore. Il ricco non può non essere parmenideo, si augura che tutto resti così com'è, che nulla cambi.

Al di là della satira, le due tendenze di pensiero hanno provocato il sorgere di un problema filosofico tuttora attuale : la contrapposizione tra la permanenza e il mutamento.

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