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attualità
calcio 2: i ritardi dell'inizio
di Piergiorgio Morandi

C'era una volta il gioco più bello del mondo?

Per un vero appassionato del calcio quello che stiamo vivendo deve essere uno dei momenti più critici per la propria fede.

Gli ultimi eventi che sono scaturiti da quella che sembra una delle più gravi crisi che lo sport nazionale abbia mai attraversato non possono aver lasciato indifferenti neanche i più accaniti fan di Del Piero, Nesta, Totti e soci.

Da un lato, la passione fanciullesca che ogni tifoso porta dentro di sé da quando è entrato in uno stadio per la prima volta, quel verde intenso che balza agli occhi non appena saliti i gradini delle tribune, quei boati ad ogni azione pericolosa, quei brividi che solo un goal segnato allo scadere può darti, sono tutte emozioni a cui nessun vero malato di pallone riuscirà mai a rinunciare. Dall'altro lato però la moralità ,che ognuno di noi dovrebbe avere a prescindere dall'essere tifosi o meno e che , soprattutto, dovrebbe contraddistinguere quello che rimane sempre uno sport, non può essere lasciata in secondo piano in balia degli interessi economici dissennati di coloro che sono protagonisti principali di tale mondo. Attraverso gli anni il calcio si è trasformato in business per molti, a cominciare dai presidenti fino ai giocatori, privi di attaccamento alle proprie maglie ed ai loro manager senza scrupoli. Il pozzo, apparentemente senza fondo, a cui attingere guadagni erano le televisioni, gli sponsor ad esse collegati e gli indispensabili tifosi che riempivano gli spalti ad ogni incontro ed acquistavano le partite in pay per view.

Il prodotto calcio ha macinato centinaia e centinaia di miliardi negli ultimi anni, divenendo un fenomeno mediatico senza paragoni, andando a coprire quasi tutti i giorni della settimana con partite di ogni genere, con costi che lievitavano a vista d'occhio.

Alla fine, come era logico aspettarsi, il prodottosi è inflazionato. Il pozzo ha cominciato a svuotarsi e chi era abituato a guadagnare mille non poteva certo più accontentarsi di cento. Da qui le assurde richieste, prive di qualsiasi moralità, di sovvenzioni da parte dello Stato invocate dai dirigenti calcistici per uno sport che, a detta loro, tanto ha dato al nostro Paese senza mai ricevere nulla in cambio. Il fatto che abbia dato molto è indiscutibile, ma è vero anche che ha ricevuto ancora di più. Ha ricevuto quella passione e quell'affetto che ogni tifoso non gli ha mai fatto mancare, facendo sacrifici economici sopra le proprie possibilità pur di essere vicino alla propria squadra del cuore, pur di riassaporare ogni domenica per quei novanta minuti le emozioni che provava da bambino.Quelle emozioni che hanno reso il calcio il gioco più bello del mondo per milioni di persone. Lo hanno reso, ma continuerà ad essere sempre così?

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