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La pesca in Adriatico è stata per secoli limitata alla sciabica e ad una modesta pesca d'altura. Facevano eccezione la laguna veneta e il delta del Po, zone particolarmente ricche di pesce e in grado di soddisfare la richiesta dell'immediato entroterra. La sciabica era una rete che veniva portata in mare da una piccola lancia con otto vogatori, priva di barra (il timoniere era l'ultimo rematore sulla destra); Una estremità della rete era fissato ad un argano a terra, l'altro capo, legato alla lancia, dopo aver fatto un ampio giro in mare, veniva fissato a sua volta all'argano. A terra una seconda ciurma, spesso composta da donne e bambini, girava l'argano fino a raccogliere tutta la rete. Normalmente si pescavano sardine ed altri pesci azzurri che si muovevano quasi a pelo d'acqua in prossimità delle coste. Era una pesca molto poco redditizia; il pagamento avveniva in parti, decrescenti a seconda dell'importanza dell'addetto, ma la metà andava al proprietario della lancia. Nei mesi invernali i pescatori vivevano con i pochi risparmi accumulati durante la stagione (di solito iniziava il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, e terminava il 30 novembre, Sant'Andrea patrono dei pescatori). La pesca d'altura, più redditizia perché era possibile incontrare banchi di pesce pregiato, era esercitata dapprima a bordo dei pieleghi (piccoli tre alberi con vela al terzo e prua panciuta), poi da più agili trabaccoli (detti anche barchetti o bragozzi), con due alberi e in grado di essere spiaggiati, ovvero tirati in secca sulle coste prive di porto. La pesca d'altura contribuiva ai buoni rapporti delle popolazioni rivierasche delle due sponde dell'Adriatico. Succedeva che un trabaccolo sbarcasse il pescato in un porto lontano e tornasse a casa con un carico di una qualsiasi mercanzia commissionata da un commerciante. I rischi maggiori si avevano quando si trasportavano derrate alimentari; era facile che, incappando in una bonaccia, i marinai fossero costretti a gettare in mare interi carichi di frutta marcia. Talvolta le ciurme rimanevano in mare a lungo; i velieri si fermavano vicino alla costa e qualcuno a bordo di una lancia si preoccupava di sbarcare il pesce e di portare a bordo il vino e i generi di prima necessità. Talvolta con lo stesso sistema avvenivano cambi parziali dei marinai. La motorizzazione in Adriatico è stata lenta; ancora negli anni cinquanta pescavano numerose barche a vela e i primi motopescherecci erano spesso tozze lance pontate a cui era stata tolta la vela e applicato un motore. La cultura del mare, con le sue usanze, certi riti, le gerarchie, i termini tecnici che variavano anche da porto a porto, sta scomparendo dalle coste adriatiche. I figli dei pescatori preferiscono cercarsi un posto a terra e i pescherecci a conduzione familiare vengono venduti. Sui motopescherecci più grossi a salire a bordo sono ormai solo extracomunitari.

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