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attualità
uno scribacchino al Pantheon

Il prossimo 3 ottobre, per volontà del Presidente Chirac, i resti di Alessandro Dumas verranno traslati dal suo paese natale di Villier-Cotterets al Pantheon di Parigi, in occasione del duecentesimo anniversario della nascita. Nonostante siano passati tanti anni dalla morte dello scrittore la decisione non ha mancato di scatenare polemiche, in quanto c'è ancora chi ne mette in dubbio la grandezza, nonostante che certi suoi personaggi, come accade a tutti i grandi personaggi della letteratura, siano usciti dai libri per vivere di vita propria nell'immaginario collettivo. Le polemiche, daltronde, lo accompagnarono per tutta la vita, per la sua vita sregolata, per le sue origini e il suo aspetto. Dumas era infatti nato nel 1802 da Thomas Alexandre Dumas, generale napoleonico mulatto, figlio del marchese Antoine Alexandre Davy de la Pailleterie e della ex schiava dominicana Marie Dumas. In virtù di queste sue origini avventurose non poteva diventare come Balzac il cantore della borghesia ma visse come i suoi personaggi tra donne, vino, avventure e continui debiti. Le avventure erano di casa nei racconti fatti nelle lunghe serate di Villers Cotterets. Quelle del nonno, ma soprattutto quelle del padre generale. Thomas Alexandre, oltre a storie di guerre e battaglie, poteva ricordare di quando era stato preso prigioniero e torturato per due anni nel castello di Taranto (a subire la stessa sorte era stato un altro passeggero della corvetta naufragata La bella maltese, quel geologo Dolomieu al quale devono il nome le Dolomiti). Le polemiche erano quotidianità per Dumas anche in virtù del suo modo di scrivere, aancato da 73 collaboratori che preparavano pagine e pagine di romanzo (ebbe anche una causa, vinta, sulla paternità de I tre moschettieri). In realtà nessuno dei suoi ghost writers, pur tentando, riuscì ad avere successo autonomo. Nonostante i denigratori affermassero che Dumas non avesse letto nemmeno la metà delle pagine che aveva pubblicato, era il suo tocco finale che trasformava insulsi feulleiton in capolavori ancora vivi dopo centocinquanta anni. Anche le accuse di stravolgere la storia cadono di fronte al fatto che allo scrittore non interessava essere storico meticoloso; l'ambientazione storica era solo un primo appiglio da cui far partire la propria fantasia. Qualsiasi cosa facesse aveva successo; creò anche dei giornali, addirittura un quotidiano, Le Mousquetaire, che chiuse dopo quattro anni non per mancanza di lettori, bensì per l'assoluta mancanza di tempo del suo direttore. Suo figlio Alessandro, autore di quella Signora delle camelie da cui Verdi trasse La Traviata, non si adeguò mai allo stile di vita del padre, comprese le precipitose fughe dai creditori; volle vivere da tranquillo borghese, senza sogni né avventure. Si racconta che Alessandro Dumas figlio, sorprendendo la moglie in atteggiamento inequivocabile con il loro amico Roger de Beauvoir, non abbia fatto altro che una osservazione sulla serata troppo fredda.

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