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il cinema di caino
"Animali metropolitani" (1988)

Steno

di G. L.

Regia: Steno. Soggetto: Steno, Enrico Vanzina. Sceneggiatura: Steno, Enrico Vanzina, Marco Cavaliere. Fotografia: Giorgio Di Battista. Montaggio: Raimondo Crociani. Musiche: Umberto Smaila. Scenografia: Luciano Sagoni. Costumi: Graziella Pera. Produttori: Pio Angeletti, Adriano De Micheli. Casa di Produzione: International Dean Film. Distribuzione: Medusa. Durata: 95’. Genere. Commedia. Interprfeti: Donald Pleasence (prof. Livingstone), Senta Berger (dott.ssa Abbott), Galeazzo Benti (prof. Cohen), Ninetto Davoli (Spartaco Scorcelletti, vigile), Maurizio Ferrini (Loris Zamberlini), Maurizio Micheli (ragionier Coniglio), Leo Gullotta (don Michele Amitrano), Enzo Braschi (prof. Ruggero Leone), Adriano Bufalini (Italo Guidotti), Renato Cecchetto (Oscar Innocenzi), Fabrizio Bracconieri (Renatino, il macellaio), Pino Ammendola (regista), Antonello Fassari (cliente del Security Love Park), Karina Huff (cliente del Security Love Park), Bobby RhoDes (cameriere della marchesa), Mario Pedone (King Kong), Roberta Lerici (Marisa Innocenzi), Antonino Iuorio (Pasqualino O’ Animale), Enio DRovandi (Aurelio Cocci), Sophia Lombardo (Stefania Cocci), Nando Paone (Er Pantera), Max Turilli (guardia del Security Love Park), Mara Venier (Esmeralda, la marchesa), Jimmy il Fenomeno (venditore di profilattici).

Ultimo film del grande Steno (Arona, 1917 – Roma, 1988), scritto e sceneggiato con la collaborazione del figlio Enrico e di Marco Cavaliere, prodotto nel 1987, si è visto davvero poco, nella primavera del 1988, subito finito nel mercato Home Video dopo una breve apparizione nelle sale cinematografiche. Non ero mai riuscito a vederlo, forse unica pellicola che dovevo scoprire di un grande autore di commedie che ci ha deliziati con i migliori film interpretati da Totò e con piccoli capolavori come Guardie e ladri, Un giorno in pretura, Un americano a Roma, La poliziotta, Febbre da cavallo, Fico d’India, Il tango della gelosia … Se cerchiamo la genialità dello Steno più ispirato, non la troveremo in questo prodotto terminale, molto televisivo, che segue le mode del momento e la comicità da piccolo schermo. In breve la trama che si sviluppa in un contenitore fantastico e surreale, partendo da un ipotetico pianeta delle scimmie del 3300 - il nostro pianeta - che vede gli uomini soppiantati dalle scimmie intelligenti. Un gruppo di ricercatori scimmieschi trova un vecchio documentario girato da tre scienziati (Pleasence, Berger e Benti) che avevano condotto un’indagine sui comportamenti animaleschi metropolitani nella Roma del 1987 e sulle cause delle prime mutazioni genetiche. Il film è un contenitore di episodi tenuti insieme dall’esile collante dell’indagine antropologica e dal rapporto tra gli scienziati americani (due uomini e una donna affascinante) con un vigile urbano romano (Davoli), che funge da guida per le strade della Città Eterna. Episodi più o meno riusciti, affidati ai singoli attori, per illustrare malaffare, corruzione, camorra, tangenti, vizi sessuali, imbarbarimento dei costumi, volgarità e violenza, con uno stile molto soft, da programma comico televisivo, mai da cinema di denuncia. Accenni di critica sociale dai cassonetti debordanti spazzatura con gli abitanti che girano con maschere antigas, macchina da presa che riprende vari animali fossili (monarchici) e ruminanti (giovani che masticano gomma americana), uomini piattola (lavavetri e questuanti), persone che vivono in auto per mancanza di casa e la jungla urbana, con inseguimenti che citano il poliziottesco di cui Steno è padre (La polizia ringrazia, 1971). Alcuni episodi sono più dilatati ma non molto riusciti, come il modesto segmento affidato a Enzo Braschi nei panni del professor Leone che impartisce lezioni di sopravvivenza urbana, così come la parte in cui cuochi di colore cucinano cibo romanesco sfiora il razzismo più becero. Mara Venier è una marchesa sadomaso che irretisce alcuni ragazzi e sfoga su di loro tutta la sua perversione mentre delizia lo spettatore con alcune sequenze sexy piuttosto riuscite. Il segmento sul parco dell’amore (Security Love Park) per proteggere le coppie da un possibile mostro (la psicosi del mostro di Firenze imperava) vede all’opera la coppia Fassari - Huff, abbastanza in parte, molestata da assurdi controlli e persino da Jimmy il Fenomeno che vende profilattici. Ottimo in questa parte il brano Soli - cantato da Celentano e scritto da Cotugno - che si inserisce con prepotenza in una colonna sonora monocorde composta da Umberto Smaila a ritmo disco - music. L’episodio portante vede i tre professori armati di macchina da presa vagare per Roma e accamparsi al Colosseo, dove Ninetto Davoli ci prova con Senta Berger in un affondo romantico che non sconfina mai nel sexy. Maurizio Micheli caratterizza con poca verve il ragionier Coniglio, un cittadino così timoroso di subire furti che prende a fucilate chiunque si avvicini a casa propria, persino il ragazzo del fornaio. Leo Gullotta è un divertente camorrista che ha fatto della prigione un lussuoso quartier generale dal quale continua a mandare avanti tutti i suoi loschi affari. Enio Drovandi profonde tutta la sua comicità toscana nella sequenza dello scambio di coppie che finisce nel niente e soprattutto provoca una lite tra mogli e mariti. Steno ci mostra, la scatola di lamiera dove passiamo gran parte del nostro tempo, la tartaruga metropolitana che ci imprigiona nel traffico. Un altro episodio narra la cattura di uno scimmione metropolitano, una sorta di King Kong che Senta Berger sembra concupire con le sue grazie mentre si limita farlo dormire con una puntura. Maurizio Ferrini stigmatizza la pubblicità invasiva, obbligato da un regista a mangiare marmellata per girare uno spot sul prodotto, infine guidato niente meno che da Fellini sul set della pubblicità ai rigatoni (Fellini firmò la pubblicità della pasta Barilla). L’ultimo vizio degli animali metropolitani che Steno dà in pasto al pubblico è il tifo calcistico e la volenza gratuita che si sfoga contro i professori americani scambiati per sostenitori del Liverpool (rivale storico della Roma anni Ottanta) e costretti a scappare.

Un film che si guarda volentieri anche se è comicità blanda e ricca di stereotipi, un prodotto girato senza troppo entusiasmo e convinzione da un grande regista nella fase terminale della sua vita. Molto bravo Ninetto Davoli come vigile urbano innamorato e intrallazzone, ma anche il terzetto dei professori se la cava molto bene. Tra i comici puri i migliori sono Gullotta e Drovandi. Soggetto e sceneggiatura ricordano più un film di Carlo ed Enrico Vanzina piuttosto che i lavori migliori del padre.

articolo pubblicato il: 12/03/2020

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