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i tavolini di Rosati
di Alessandro Sandorfì

L'arte contemporanea è autoreferenziale perfino su facebook. Altro che democrazia del mezzo.

L'enclave si autocompiace, si auto-proclama, non riesce ad uscire dal buco nero in cui si è cacciata negli ultimi vent'anni.

Per ora è donna, guarda al passato, si sposta perché è il migrante che va di "moda", asiatica per il commercio, urbana per la visibilità.

La pittura è un fantasma anacronistico che bisogna definire reazionario. Mi annoia, non mi incuriosisce più, mi appagano i bollettini retrò di Politi che mi ricordano De Dominicis e i tavolini di Rosati (anni di narcisismo violento), pieni di Cynar e Fernet e sorrisi.

Roma è nuda e l'arte come diceva Argan è morta. W l'arte. Ma cosa rimarrà di essa?

articolo pubblicato il: 28/10/2018 ultima modifica: 05/11/2018

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