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speciale la sesta provincia della puglia
e' arrivata la provincia
di Luigi Di Cuonzo

E..., la Sesta Provincia, in Puglia, fu! Anzi, c'è. Tutt'altra cosa da quella sognata, voluta, agognata - come qualcuno amerebbe dire - in questi ultimi cento anni di storia locale e nazionale.

Parafrasando scrittori celeberrimi, si potrebbe affermare che sono stati conclusi, chiusi e sigillati, "Cent'anni di solitudine". Ovviamente, cento anni giusti ed esatti, da quel 1854, quando, il Regio Prefetto del Regno borbonico di Napoli, Sua Eccellenza Santoro, propose l'elevazione di Barletta a Provincia e tutti i suoi eredi, patrocinatori della stessa causa, si sono arrampicati sugli specchi delle ragioni economiche, storiche, paesaggistiche, ambientali e territoriali, per registrare, decantare e imporre i meriti (scontati) della città, un tempo Caput Regionis, a ricoprire il ruolo di leader tra i comuni rosicchiati alla Provincia di Bari, da una parte, e a quella di Foggia, dall'altra, oltre l'Ofanto.

Eh, sì! Proprio l'Ofanto. C'entra in tutte le proposte sia del secolo trapassato (l'800) sia in quelle (tante) avanzate in quello di recente conclusione (il '900), tanto che, nei ruggenti anni venti/trenta di onorata memoria fascista, si fece strada l'idea di una Provincia della valle dell'Ofanto e che, in molti tra gli autoctoni, a titolo ideologico, logico e sentimentale - affettivo, si sentono in dovere di riproporre e difendere.

L'annuncio dell' Habemus Sextam Provinciam è arrivato in città, intorno alle 20,30 di Mercoledì 19 Maggio ultimo scorso, quando da poco si era concluso il Quarto Forum del PSTB (Piano Strategico Territoriale di Barletta). In una maratona della durata di ben due giorni, sono state affrontate tematiche di forte incidenza territoriale affossate da un vuoto, trito e ritrito linguaggio tecnicistico, pressoché unanime, adottato sia nelle relazioni ufficiali che negli interventi dello sparuto pubblico partecipante.

L'ansia, per così dire collettiva, si tagliava a fette e oscillava nella sua altalenante gradualità strettamente legata al mutare delle facce di quanti erano autorizzati ad usare i propri telefonini in costante contatto con la base di cittadini, attestata in quel di Roma, a far da corona al Sindaco Dott. Francesco Salerno in un copioso sit-in nei pressi di Palazzo Madama, per seguire in diretta i lavori del Senato della Repubblica Italiana.

"Lo sviluppo tendenziale della città", "I nuovi scenari per la città del terzo millennio" e " Il delle opportunità dell'area vasta", specifiche sessioni di studio affrontate in forma assembleare e non più in gruppi di lavoro, - metodologia vincente dei tre Forum precedenti -, si avviluppavano, intanto, in una ritualità celebrativa che si avvertiva caratterizzata da atteggiamenti più convergenti che non divergenti, se non per qualche occasionale intervento volutamente goliardico, fors'anche conflittualmente provocatorio, ma, affatto alternativo e propositivo.

In un sussulto di prevalente spinta delle ragioni dell'inconscio, valsa ad attutire lo straripare del controllato e dinamico "conscio professionale" degli addetti ai lavori, per lo più architetti, qualcuno, affermava che, questo nostro territorio, va... liberato. E, pur non avendo voluto prospettare un'analisi più attenta, più accurata e approfondita dei meccanismi da adottare per una sana operazione di liberazione, si percepiva, insistente, una certa diffusa e comune condizione di cattività culturale.

Liberarsi da chi e da che cosa? Potremmo subito dire: "Ma sì, dal narcisismo, per Dingi!". No, non da quello personale. Da quello collettivo, sociale, campanilistico pari pari a quello che, per cento anni, ci ha impedito, insieme ad altre ragioni di interesse economico e politico, di coronare il sogno di un'autonomia provinciale tutta...barlettana.

Ora ci siamo. La sesta Provincia pugliese è il primo Ente amministrativo, varato in Italia, a carattere policentrico. Attenzione, non solo in sigla B(arletta) A(ndria) T(rani), ma, soprattutto nella configurazione di un territorio tutto da inventare nella continuità della specificità storica, civile, sociale, religiosa, politica, economica dei tre centri urbani e delle restanti città loro aggregate, con pari dignità e senza neanche la pur minima tentazione di poter subordinare qualcuna a qualche altra.

Per dar corpo, quindi, al "valore aggiunto delle opportunità dell'area vasta", sembra indispensabile partire dall'esame dell'eredità lasciataci dalle due province madri, Bari e Foggia, così come, provocatoriamente, ha affermato il Prof. Francesco Karrer, progettista incaricato dell'attuazione del PSTB, in chiusura dei quest'ultimo quarto Forum barlettano. Bisogna imparare a ragionare alla grande. Da popolo marginale, stanziato ai limiti di quei due enti amministrativi provinciali, oggetto spesso di politiche escludenti in quanto alla fruizione di benefici comuni, pensati, progettati e programmati nei centri nevralgici del potere politico e amministrativo, da gente di "e finibus terrae" del barese e del foggiano, bisogna convertirsi in protagonisti del proprio tempo. Il guado del fiume Ofanto, per quel tanto poco di acqua e di rischiosa pericolosità che,oggi, comporta, si è realizzato. Quel fiume non è più il testimone o il nume tutelare di un confine. Ha assunto un ruolo centrale nella delineazione di una nuova planimetria di una Provincia destinata a realizzarsi nell'oltre.

E' vero, questo territorio va liberato. Se è lecito far nostro il sillogismo altamente persuasivo ed educante dei pedagogisti della liberazione "nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo, gli uomini si liberano nella comunione", dovremmo avvertire tutti il dovere di rinunciare ad ogni eredità di natura escludente e di batterci, al contempo, per l'affermazione di forme democratiche vere, oneste, sincere di piena e totale inclusività.

Passata l'orgia, fors'anche umanamente giustificata, della rivendicazione della paternità della nuova Provincia, cara in genere ai Comitati promotori di ogni istituenda nuova realtà, accanto alle legittime manifestazioni di gioia che i sindaci dei dieci comuni hanno inteso organizzare, intelligenza vuole che si intraprendano itinerari inesplorati per il conseguimento di veraci profitti, comuni e duraturi, che garantiscano una solida crescita democratica del nuovo ente appena varato e destinato a svolgere la sua più piena ed efficace autonomia con le elezioni del 2009.

L'antico motto ascetico, "Cupio dissolvere", potrà essere l'input aggregante di una nuova classe culturale in grado di assumersi il ruolo centrale e determinante nella costruzione dell'intero piano attuativo della nuova realtà amministrativa, denominata BAT, e che sapendosi sottrarre ai processi di assimilazione, subdolamente, messi in atto e realizzati, quasi sempre, dalle vecchie modalità di gestione delle due province madri.

I tempi, le modalità di vita, le categorie mentali, la stessa rapidità evolutiva dei processi sociali, politici, economici, costituiscono quella sicura sindrome di crescita civile nella quale, liberamente, ognuno potrà trovare la sua più giusta, personale, collocazione.

La sperimentazione affascinante delle forme di democrazia partecipata, avviata con i Forum del Piano Strategico Territoriale di Barletta, può rientrare tra le modalità propositive di progettazione finalizzate a dar vita alla Sesta Provincia di Puglia a patto che, al di là della scontata fase onirica, durata ahimè cent'anni, si sappia attivare la nuova fase di produttivi confronti e di giustificate scelte operative sortite, anche, da forti e marcate conflittualità per realizzare obiettivi di sicura utilità democratica.

Il Re, non solo lui a dire il vero, è nudo. Lo sappiamo, ormai, più o meno coscienziosamente, tutti. Circolano, forse, ancora cortigiani disposti a nascondere l'evidenza di qualche andata a...buca?

I flop, gli splash, i boom fanno parte della vita, sia pure della sfera della... sonorità della vita. L'essenziale è saperli registrare. E' doveroso leggerli. E' utile interpretarli. E' necessario correggerli.

Ormai la porta è aperta: ognuno sa cosa fare. Non c'è pierre al mondo che possa socchiuderla o, peggio, chiuderla. Il fragore di una porta sbattuta in faccia sarebbe assordante e non si addice alle modalità serie della democrazia delegata, figuriamoci a quelle più responsabili di una vera democrazia partecipata.

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