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cinema
"the queen"
di Franco Olearo

Gran Bretagna 2006
Regia:
Stefen Frears
Interpreti: Helen Mirren, Michael Sheen, James Cromwell, Sylvia Syms
Sceneggiatura: Peter Morgan
Genere:Dramma
Durata: 100'

La notte del 31 agosto del 1997, la Principessa Diana muore a Parigi. La regina Elisabetta con la famiglia reale, in vacanza nel castello di Balmoral, considera Diana non facente più parte della famiglia reale e auspica un funerale privato da parte degli Spencer. Il ministro Blair, eletto da pochi giorni, intuisce che si sta formando una grande ondata di simpatia popolare nei confronti della bella e sfortunata principessa e cerca di convincere la regina a tornare a Londra. Il popolo ha notato l'atteggiamento distaccato della regina e questo sta mettendo a serio repentaglio l'istituzione monarchica...

"Mi piacerebbe tanto poter andare a votare - dice la regina al suo maggiordomo nel giorno delle elezioni che portarono Blair al trionfo - avere una volta tanto la gioia di esser....parziale" Fin dalle prime battute la sceneggiatura inquadra il nocciolo del dramma che si sta per sviluppare: la regina Elisabetta non può permettersi di essere se stessa, di mostrare le proprie simpatie ma deve rappresentare perennemente ciò che è lo sfuggente e un po' anonimo "sentimento comune" di tutti i suoi sudditi.

Un altro colloquio chiave è quello che si svolge fra lei e Blair nel giorno dell'assegnazione dell'incarico. Seduti uno davanti all'altra nel salotto dei colloqui privati, lui è impacciato come tutti i neofiti, mentre la regina ci tiene a sottolineate: "lei è il mio decimo Primo Ministro signor Blair; il primo come lei sa è stato Winston Churchill. Si sedette proprio su quella sedia in marsina e cappello a cilindro" In questa frase c'è tutta la distanza che separa chi vive sulle onde lunghe della storia da chi come Primo Ministro si deve concentrare sui pochi anni del suo mandato ma anche da quella folla che vivrà di li a poco una brevissima stagione di infatuazione per la telegenica e infelice principessa Diana.

Il film, fin dalle prime sequenze cerca di conquistarsi attraverso filmati di repertorio, un carisma di seria ricostruzione storica, tenendosi lontano dalle tante dicerie fantasiose che sono nate intorno al tragico incidente del 31 agosto '97. Il racconto è organizzato intorno agli eventi e alle decisioni che furono prese in quella convulsa settimana dopo la morte di Diana e ci fa vivere accanto alla famiglia reale senza sorvolare su i dettagli a volte noiosi del protocollo per farci entrare in quel mondo così diverso dal nostro.

Il confronto è serrato fra la visione del laburista Blair, arrivato alla carica di Primo Ministro con la promessa di realizzare una grande rivoluzione sociale, attento al divenire del presente e il mondo impenetrabile e statico di chi, come la sovrana, ha la missione di rappresentare la continuità di una tradizione. Il film non scivola però nel facile manicheismo, ma evidenzia ragioni e torti dei due atteggiamenti, anche se non mancano battute che pongono in ridicolo sia il principe consorte Filippo che il principe di Galles.

Il film è la magnifica storia di un caso di coscienza. La regina è sinceramente impegnata a comprendere qual è il modo giusto di comportarsi in questa circostanza senza precedenti, vincendo la spontanea avversione verso una nuora che a più riprese aveva fatto dichiarazioni sgradevoli nei confronti della famiglia reale e che ormai, dopo il divorzio, non era più una di loro. Attraverso un'alternanza di impuntature e momenti di riflessione portati mirabilmente sullo schermo dalla eccezionale Helen Mirren, la regina aveva optato per "un misurato dolore e sobrio cordoglio privato, perché è così che da noi ci si comporta: con contegno e dignità". Alternativa radicale a questo atteggiamento sarebbe stato il salto nel buio, l'aderire all'irrazionalità emotiva della folla, enfatizzata dai giornali e dalla televisione, per soddisfare quello che in fondo è un altro compito della Regina: stare sempre e comunque vicina al suo popolo. E' l'eterno dilemma non solo di chi ha responsabilità di governo ma anche semplicemente di chi è padre e madre: cercare di dare l'esempio fino al punto di risultare distaccati o non rinunciare a stare vicino a chi amiamo fino al punto di assecondare qualche irrazionale desiderio.

E' indubbio che ciò che successe in quell'estate del '97 superò di gran lunga qualsiasi fenomeno mediatico fino a quel momento accaduto: la morte di una donna dal comportamento discutibile che aveva comunque riscosso la simpatia dei più grazie alle sue molteplici iniziative filantropiche e alla ben costruita immagine di vittima di un complotto reale.

La sensibilità moderna non ama più gli eroi positivi, ma quelli deboli e dannati. Diana era abilmente riuscita a stabilire una contrapposizione fra tutto ciò che è spontaneo (o che appare tale) e tutto ciò che è frutto di autocontrollo trasmettendo un suo chiaro messaggio: il primo è vero, il secondo è falso.

La regina deve aver percepito molto bene questo conflitto di modelli di riferimento nella mente dei suoi sudditi e nonostante potesse dire di avere sempre compiuto, in tanti decenni, il suo dovere istituzionale, comprese che comportarsi correttamente non era più sufficiente: il suo popolo era sotto l'influsso di una tempesta mediatica e non c'era modo di farlo ragionare. In questi casi non resta altra soluzione che assecondare in parte l'atteggiamento dell'opinione pubblica evitando di perdere il controllo generale della situazione.

Volendo fare un confronto, anche se un po' lasco con le nostre vicende nazionali, potremmo risalire al caso della cura per il cancro del dottor Luigi di Bella: il ministro della sanità Rosy Bindi, di fronte alla fortissima pressione dell'opinione pubblica, promosse la riduzione del prezzo del farmaco e ne autorizzò la sperimentazione salvo poi pervenire alla conclusione che il prodotto era inefficace.

Tornando al caso inglese, la regina, aiutata dal primo Ministro sinceramente impegnato a evitare una crisi istituzionale, accettò di tornare a Londra, di far eseguire un funerale di stato ed infine, durante il discorso alla televisione, si dichiarò rattristata come nonna.

Ora, dopo quasi dieci anni, la regina è ancora ben salda sul trono, mentre alla tomba di Diana, dicono i tabloid, a parte i familiari e gli amici più stretti, arrivano in visita ben pochi turisti.

(per gentile concessione di www.familycinematv.it)

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