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cronache
traffico miliardario

Secondo recenti stime dell'INTERPOL, che ha tenuto la sua settantacinquesima assemblea generale a Rio de Janeiro, in Brasile, circa 900.000 persone ogni anno sono soggette al traffico internazionale finalizzato allo sfruttamento della prostituzione o del lavoro. Di queste circa l'83% sono donne e il 48% bambini. Considerato dall'ONU uno dei più gravi attentati alla dignità umana, il traffico di esseri umani risulta essere diventato il terzo affare illecito più lucrativo a livello mondiale dopo le armi e la droga.

In tutto il mondo, si calcola che almeno due milioni e quattrocentocinquantamila siano le vittime tuttora prigioniere di questa vera e propria industria che garantisce ai suoi "capi" guadagni enormi. Questi grandi numeri si traducono in giri di affari che vanno dai 7 ai 12 miliardi di dollari all'anno.

L'apertura delle frontiere, la facilità degli spostamenti, la globalizzazione in genere ha favorito e favorisce indubbiamente questo mercato.

E soprattutto femminile il flusso che parte dall' America meridionale e dai paesi dell'ex Unione Sovietica. Si stima che 100.000 donne partano ogni anno dall'America Latina, solo dalla Colombia 35.000, e dalla zona Caraibica e 100.000 dall'ex Unione Sovietica.

E' invece prevalentemente maschile il flusso migratorio proveniente dall'Africa, dall'Asia e dai Paesi Arabi.

La facilità di arruolamento deriva in ogni caso dal desiderio di migliorare le condizioni di vita. Gli intermediari, persone dall'aspetto affidabile e rassicurante, hanno gioco facile nel convincere persone disperate spesso poco scolarizzate, prive di qualificazione professionale, già provate da dure esperienze di vita ad accettare proposte di occupazioni normali e ben remunerate. Queste proposte prevedono spesso nel caso si tratti di donne, in genere intorno ai vent'anni, lavori domestici, lavori nel mondo dello spettacolo, in agenzie di turismo, in saloni di bellezza, in bar.

E la cruda realtà non tarda a manifestarsi appena posto piede nei paesi scelti.

Non solo sfruttamento della prostituzione o attività nei bordelli, ma anche lavori in condizioni subumane se le giovani non corrispondono alle esigenze del mercato. Solo una minima se non insignificante parte ad esempio di donne ammette di essere prostituta nel proprio paese di origine. I denominatori comuni del prospero traffico sono comunque la povertà, l'appartenenza alle classi umili, la mancanza di prospettiva, il basso livello di istruzione, l'ignoranza della lingua straniera. E uscire dal traffico è un'impresa quasi impossibile. Gli sforzi della polizia internazionale sono incessanti, ma solo raramente le organizzazioni criminose che gestiscono questo traffico vengono sgominate e poche le persone restituite ad una vita umana.

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