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religione
profondo rispetto per l'Islam
di Guillermo Juan Morado

Di tutti i documenti del Concilio Vaticano II il più breve è la dichiarazione "Nostra aetate", sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. Non era previsto, in un primo momento, che il Concilio trattasse questo tema. Si pretendeva, inizialmente, di parlare unicamente del Giudaismo. Ma i Vescovi del Medio Oriente compresero la cattiva interpretazione che avrebbe potuto generare un testo conciliare che parlasse esclusivamente del Giudaismo, senza menzionare le altre religioni, l'Islam in particolare. Il cardinale Tappouni, Patriarca di Antiochia dei Siri, fece presente che nelle regioni in cui i cattolici convivevano con maggioranze islamiche il capitolo progettato sul Giudaismo avrebbe potuto essere fonte di notevoli preconcetti, perché, nonostante l'intenzione del testo fosse religiosa, sarebbe stato inteso in senso politico.

Quello del Patriarca era un avvertimento saggio. Oggi, quarantuno anni dopo la promulgazione di "Nostra aetate", ci rendiamo conto di come sia quasi impossibile riferirsi alle altre religioni, in special modo all'Islam, senza che la comprensione di ciò che si dice sia interpretata politicamente. Ci sono troppi rumori, troppe interferenze, perché il dialogo si situi unicamente in chiave religiosa. La brillante lezione di Benedetto XVI a Ratisbona, una critica dall'interno alla ragione occidentale e un invito, sempre dall'interno, a separare completamente la religione dalla violenza, non è stata recepita bene da tutti. Quando si pronuncia una parola di verità, che vada oltre la diplomazia del politicamente corretto, ci si espone a che accadano certe cose.

Il Papa, nell'Udienza generale di mercoledì 20 settembre 2006, ha ribadito, nel contesto del bilancio del suo viaggio in Germania, il "profondo rispetto per le grandi religioni e in particolare verso i musulmani, con i quali siamo impegnati a promuovere la giustizia sociale e la libertà". Nessuno che abbia buon senso, dopo aver meditato sulla lezione universitaria del Papa, potrebbe, onestamente, dubitare di questo rispetto che, per i cattolici, è un'attitudine che promana dalla propria fede e dalla stessa dottrina della Chiesa:la Chiesa "considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini" (Nostra aetate, 2). Evidentemente, il rispetto per l'altro non annulla le differenze, né può impedire ai cattolici di annunciare il Cristo, la via, la verità e la vita (Giovanni, 14, 6) "nel quale gli uomini trovano la pienezza della vita religiosa", come aggiunge lo stesso Concilio.

La tematica di "Nostra aetate" è intimamente correlata con l'altra dichiarazione conciliare, la "Dignitatis humanae", sulla libertà religiosa. La verità "la verità non si impone che in forza della stessa verità, la quale penetra nelle menti soavemente e insieme con vigore." (Dignitatis humanae, 1). Per questo "in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità alla sua coscienza privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata" (Dignitatis humanae, 2); limiti che sono quelli definiti da un giusto ordinamento pubblico, e non dal mero capriccio dei governanti di turno. La libertà religiosa si fonda sulla dignità della persona umana, e per questo che "in materia religiosa si escluda ogni forma di coercizione da parte degli uomini (Dignitatis humanae, 10). "E quantunque nella vita del popolo di Dio, pellegrinante attraverso le vicissitudini della storia umana, di quando in quando si sia avuto un comportamento meno conforme allo spirito evangelico, anzi contrario, tuttavia ha sempre perdurato la dottrina della chiesa che nessuno sia costretto ad abbracciare la fede (Dignitatis humanae, 12).

Non è male, benché sull'onda delle polemiche, rileggere questi testi e meditarci su. Non solo la religione, sia quale sia, se vissuta in modo inumano può violentare le coscienze, ma anche un laicismo poco rispettoso che impedisca, renda difficoltoso o restringa in modo indebito il diritto a professare liberamente in campo religioso, tanto in privato che in pubblico. Tutti, anche i cattolici, abbiamo diritto ad un profondo rispetto.

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