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arte e mostre
Fausto Melotti: la poesia del segno

Mentre è in corso la mostra "Piccole Sculture di Fazzini", nel book-shop del Museo Pericle Fazzini, che ha sede nel Palazzo del Capitano del Perdono ad Assisi, è esposta una selezione di quindici disegni di Fausto Melotti (Rovereto 1901 - Milano 1986), realizzati dal grande scultore dal 1978 al 1985. Si tratta di una "piccola" ma elegante esposizione che rientra comunque tra le iniziative che il museo intende promuovere, con cadenza più o meno mensile, per illustrare l'ambiente culturale ed artistico in cui si consumò la vicenda creativa di Fazzini e i rapporti che lo scultore marchigiano ebbe con artisti contemporanei sia italiani che stranieri. Com'è il caso di Melotti che, particolarmente nel periodo in cui visse a Roma (l'ultimo decennio circa della sua esistenza, che coincideva con quella dello scultore di Grottammare, morto nel 1987), abitando in Via San Sebastianello, che sfocia in Piazza di Spagna, e lavorando nel suo studio di Via Margutta, vicinissimo a quello di Fazzini, ebbe con questi una interessante ed amichevole frequentazione in quella che per entrambi era la fase più matura della rispettiva esperienza artistica.

Partito da una figurazione novecentesca come l'amico Lucio Fontana, Melotti eseguì dapprima, negli anni Venti, disegni e poi sculture richiamandosi ai principi dell'astrattismo geometrico; il rigore astratto non venne però mai a mortificare in senso purista l'acuta tensione lirica. Nelle sue sculture si ravvisano qualità magico-evocative e poetiche; l'artista tenne la sua prima personale alla galleria del Milione nel 1935, presentando una ventina di opere, la maggior parte in gesso, che, in qualche inaspettata e quasi irrequieta deviazione della linea, si allontanavano dal rigido astrattismo di altri esponenti di quella tendenza. Già in occasione di questa mostra Melotti rifiutava la "modellazione", cioè il piacere fisico di modellare la materia, per la "modulazione", il rifarsi cioè a moduli esatti. Infatti per lo scultore, che tra l'altro si era laureato nel 1924 in ingegneria elettronica, l'arte si rivolge all'intelletto, non ai sensi, come la musica, altra sua grande passione, che si esprime attraverso ritmi esatti, se pur passibili di infinite variazioni. Abbandonato il tradizionale rapporto di vuoto e pieno, Melotti fa scaturire l'insieme degli elementi plastici da una nuova e più feconda relazione tra spazio e materia, consegnando alla storia gli indispensabili strumenti per la progressione dei fondamentali concetti dell'arte contemporanea.

Con il trionfo del Novecento e dell'arte di regime, l'artista trentino rifiutò per lunghi anni ogni forma di ufficialità, occupandosi di ceramica, dipingendo numerose tele e carte, realizzando infine la serie dei famosi "Teatrini" in terracotta colorata. La successiva, intensissima produzione di Melotti è stata sempre animata da una doppia, ma non contraddittoria tensione; da un lato verso la forma allusiva e simbolica, dall'altro verso l'invenzione ritmica e strutturale.

Se le sculture rappresentano l'estremo gesto di un corpo che già sperimenta l'inconsistenza dell'immateriale, i disegni, di cui viene esposta una sintesi ben rappresentativa operata da Giuseppe Appella, curatore del Museo assisiate, descrivono i misteriosi ed insondabili luoghi verso i quali la figure scolpite sono protese. L'immaterialità dei volumi è qui sapientemente tradotta dalla fragile purezza del disegno, dalle risorse di un segno leggero e sfumato, che riproduce evanescenti paesaggi abitati da diafane ombre. Svincolati dal procedimento scultoreo, anche se posti nel medesimo limbo della forma, tutt'altro che bozzetti o studi preparatori, questi disegni sono opere autonome che Melotti, con grande tensione grafica, ha saputo trasformare in dimore dell'anima. Si legge in uno dei suoi innumerevoli appunti: "Mi trovo davanti a un foglio bianco sul quale fra poco si delineerà un disegno che non conosco. Sto inventando, come un compositore al pianoforte. La creatività è parto indolore in zona metafisica". Di lui ha scritto l'amico di sempre, Carlo Belli: "Nacque poeta facendo lo scultore; si fece pittore componendo la musica; irruppe in ognuna di queste espressioni con lo spirito teso verso la matematica. Così divenne ben presto un uomo capace di realizzare se stesso su tutta la tastiera dello spirito".

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