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speciale la guerra civile spagnola
gli antefatti
di Alberto Rosselli

Nella primavera del 1936, l'aggravarsi dell'instabilità politico-sociale di un regime - quello repubblicano spagnolo uscito vittorioso dalle elezioni municipali del 1931 (evento che il 14 aprile di quello stesso anno aveva costretto re Alfonso XIII, sostenitore del dittatore Miguel Primo de Rivera, ad abdicare e ad andare in esilio) - favorì il riacutizzarsi della violenta contrapposizione tra forze di estrema destra e di estrema sinistra. Ormai incapace di fronteggiare la grave crisi economica, in parte indotta dalla grande recessione del '29 e in parte dovuta alla congenita, profonda arretratezza dell'economia spagnola, il composito Governo della Repubblica del 1931 (formato da cattolici-progressisti, riformisti liberali, socialisti legati al sindacato e radicali di sinistra fortemente anticlericali) cercò in qualche modo di parare i colpi di un'opposizione, quella di centrodestra (composta da cattolici tradizionalisti, monarchici carlisti, liberali di destra, nazionalisti e buona parte degli esponenti dell'esercito) per nulla intenzionata a lasciare il campo agli avversari, nel timore di una progressiva egemonia dell'ala oltranzista di sinistra, decisa innanzitutto ad eliminare l'indubbia influenza della Chiesa cattolica ufficiale negli affari interni del Paese. In questo clima di scontento generale e di rovente contrapposizione, foriera di attentati e atti di violenza da parte delle ali più radicali di entrambe gli schieramenti, il paese giunse alle elezioni del giugno 1931. Queste furono caratterizzate da una parte dagli attriti tra le forze politiche, ma, soprattutto, dalla grande offensiva degli scioperi e degli attentati ai danni dei latifondisti e della Chiesa scatenata nell'estate dal movimento anarchico basco e andaluso. Torbidi che costrinsero lo stesso governo di centrosinistra ad intervenire con l'esercito. Ciononostante, verso il dicembre del '31 venne approvata la nuova Costituzione: documento che prevedeva tra l'altro lo scioglimento dell'Ordine dei Gesuiti, l'introduzione del divorzio e il controllo dello Stato sulle attività religiose pubbliche (cerimonie, ricorrenze e processioni). Ovviamente, l'emanazione della nuova carta costituzionale rese ancora più aspro il confronto con l'opposizione, suscitando nel contempo la disapprovazione del Vaticano, che era già stato costretto a ritirare il Primate di Spagna, cardinale Segura, inviso a Madrid. Nel corso del 1932, il governo - pressato dalla forte ala radicale e anarchica - approvò una riforma agraria (provvedimento effettivamente indispensabile) che nei suoi contenuti risultò tuttavia un vero e proprio pateracchio. In seguito a molteplici e contraddittorie modifiche, la nuova legge finì infatti per scontentare non soltanto i grandi proprietari terrieri (che in Spagna avevano quasi sempre fatto il bello e il cattivo tempo) ma anche gli stessi contadini. Questa legge, molto approssimativa nei contenuti e nelle modalità di applicazione, sortì poi un altro negativo risultato, inducendo parte degli imprenditori spagnoli e delle grandi compagnie straniere presenti nel Paese ad andarsene, impoverendo ulteriormente una nazione già in crisi e contribuendo, indirettamente, a svalutarne la moneta. Per cercare di compensare in qualche modo l'ala radicale e anarcoide, il governo repubblicano emanò una serie di decreti mirati ad eliminare il potere e il prestigio dell'Esercito (abolizione di antichi privilegi economici e giuridici, congedo forzato di elementi simpatizzanti per il centrodestra, riduzione delle promozioni): manovra che ovviamente, ed automaticamente, sospinse buona parte degli alti ufficiali dell'Esercito, dell'Aviazione e della Marina verso le file dell'opposizione. A tal punto che nell'agosto del 1932 il generale José Sacanell Sanjurjo (1872-1936), comandante dei Carabineros (Guardie di Finanza), guidò, con l'appoggio di parecchi militari e monarchici, un'aperta rivolta (pronunciamiento) contro la Repubblica. Il golpe, organizzato malamente, venne però stroncato con facilità, grazie anche al polso del ministro della Guerra, Manuel Azaña (1880-1940), futuro presidente della Repubblica dal 1936 al 1939. Sanjurjo venne naturalmente arrestato, ma nel 1934, dopo essere stato rilasciato, trovò ospitalità nel Portogallo del dittatore Salazar. Dopo un brevissimo periodo di tranquillità, le acque spagnole iniziarono ad agitarsi nuovamente, anche in seguito al continuo aggravarsi della situazione sociale ed economica, elemento questo che avvantaggiò sul piano politico il raggruppamento di centrodestra. Verso la fine del 1933, le elezioni politiche vennero infatti vinte, con risultato a sorpresa, da quest'ultima coalizione, guidata da Gil Robles, esponente della forte Confederaciòn Española de Derechas Autonomas, e di cui faceva parte anche il bellicoso raggruppamento della Falange, il partito fascista spagnolo di José Antonio Primo de Rivera (1903-1936). Come da copione, la vittoria del centrodestra provocò una serie infinita di scioperi che, non di rado, diedero l'occasione agli anarchici e ai radicali di effettuare attentati, appoggiati in questo dal movimento separatista basco e catalano, che vedevano come fumo negli occhi la politica fortemente accentratrice della destra militarista e falangista. A queste forze si unì il partito socialista che, abbandonate le posizioni moderate, abbracciò in buona parte la lotta armata, affiancandosi alle organizzazioni comuniste filosovietiche ma anche internazionaliste (di matrice trotzkista). Come conseguenza, il Paese venne in breve dilaniato da una vera e propria guerriglia urbana e rurale, costringendo il governo di centrodestra a fare intervenite la Legione Straniera del generale Francisco Franco y Bahamonde (1892-1975). Franco non disattese le aspettative e in breve tempo soffocò la rivolta nel sangue, massacrando a Oviedo e a Gijòn un gran numero di ribelli asturiani. Consolidato il potere, il governo di centrodestra varò una serie di iniziative (alcune delle quali veramente nefaste e controproducenti), sbattendo in galera i capi del movimento socialista e separatista (sia catalano che basco), abolendo lo statuto autonomista della Catalogna, rinviando la tanto attesa riforma agraria e riabilitando sia i gesuiti che i capi dell'esercito fatti precipitare in disgrazia dal precedente governo repubblicano. Sostanzialmente incapaci di affrontare la perdurante crisi economica, anche i governi di centrodestra che si susseguirono fino alla fine del 1935, non produssero alcunché che potesse in qualche modo fare valere le loro ragioni ideologiche, e alle successive elezioni politiche del 6 febbraio 1936 il Fronte Popolare (costituito da una forte componente socialista, comunista e anarchico-radicale) ebbe la meglio, anche se con un minimo scarto di preferenze. Il nuovo governo (ben più oltranzista e massimalista del precedente), dopo avere amnistiato tutti i prigionieri politici e ridato una sorta di indipendenza, piuttosto formale, alla Catalogna, relegò il generale Franco a capo delle forze armate delle Isole Canarie e riavviò la discriminazione nei confronti del clero e dell'esercito. Madrid abbozzò inoltre una legge per l'abolizione della scuola privata (religiosa), la confisca dei latifondi e, cosa assai più grave, permise ai gruppuscoli rivoluzionari di armarsi. Come ovvio, nel giro di qualche mese, in seguito ad un'ondata di attentati ai danni di chiese e parrocchie e alla reazione, altrettanto violenta, del movimento falangista e della destra, il governo repubblicano precipitò in una crisi, questa volta, senza ritorno tale da innescare i meccanismi che porteranno allo scoppio di una dichiarata, lunga e sanguinosa Guerra Civile.

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