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speciale resistenza e memoria di Barletta
"Seduti su un nido di vespe"
di Luca Zanchi

L'Archivio della Resistenza e della Memoria di Barletta si è posto sin dalla sua istituzione il nobile obiettivo di veicolare nella popolazione civile, e soprattutto nei ragazzi, la consapevolezza delle proprie radici ed il rispetto verso chi si è immolato in nome della libertà e della democrazia.

"Seduti su un nido di vespe" è il volume pilota di una pregevole collana editoriale, curata dal professor Luigi Di Cuonzo e pubblicata dalla Rotas, scaturita dall'acuta azione di ricerca ed analisi storica di cui è pregna l'intensa programmazione dell'Archivio.

Questo primo tomo raccoglie documenti ed approfondimenti sulla situazione bellica locale nel Settembre 1943: un viaggio nella drammaticità del "tutti a casa" che costò la vita ai 22 militari trucidati a Murgetta Rossi mentre tornavano dalle loro famiglie, agli 11 soldati ventenni assassinati nella masseria di Santa Maria di Vallecannella, agli 11 vigili ed ai 2 netturbini fucilati presso il Palazzo della Posta Centrale di Barletta, accanto ai trentasette soldati caduti in difesa della città a partire dalla Battaglia del Crocifisso, la sera dell'11 Settembre, sino alla notte tra il 23 e il 24 dello stesso mese quando i tedeschi, nel più accurato silenzio, si sottrassero ad ogni possibile scontro con gli Alleati e fuggirono verso Foggia. Fu possibile la conta effettiva di ben trentaquattro civili trucidati dalla barbarie nazista.

Un'opera a più voci che recupera finanche testimonianze dirette degli orrori tedeschi, dall'opuscolo di Monsignor Santeramo al dattiloscritto del dottor Pedico, dalle cronache di Francesco Nitti alle dichiarazioni di Giuseppe Lentini: comune a questi uomini ed ai sostenitori dell'Archivio la tenacia nel non lasciare cadere simili mostruosità nell'oblio e, primariamente, nel combattere occultamenti negazionistici al pari di quanto avvenuto per i fascicoli dell'"armadio della vergogna", nascosti per mezzo secolo negli scantinati della procura generale militare di Roma.

Pubblicazioni di tale rilievo rendono giustizia a quegli episodi, trascurati dalla Storia ufficiale, in grado di dimostrare quanto gli unici "sbandati", all'indomani dell'armistizio, furono il Re e Badoglio, incapaci, dal loro rifugio brindisino, di sostenere il popolo italiano nella lotta contro l'arroganza e la violenza della Germania nazista.

Di particolare significatività le parole scritte a chiare lettere nel Diario ritrovato del soldato tedesco Henio Niehaus, combattente a Barletta la sera dell'11 settembre nel gruppo di combattimento del Tenente Friedrhic Kurtz e credibile testimone della successiva occupazione della città che, nonostante reputasse esecrabile il tradimento dei "dannati italici", non approvava la crudeltà con cui i suoi superiori si accanivano contro i militari italiani, colpevoli soltanto di amare la Patria e di difenderla sino alla morte, nonostante il loro Re.

Non manca, all'interno dei testi, un'interessante sezione dedicata a quei progetti educativi che hanno costellato la didattica promossa dal professor Di Cuonzo durante gli anni del suo insegnamento, nell'ottica di una formazione morale e culturale degli studenti capace di valicare i limiti della mera istruzione.

Itinerari di studio e meditazione per restituire la sacralità negata ad alcuni Luoghi della Memoria per troppo tempo svalutati, come la Chiesetta del Crocifisso di Barletta, scenario di una poco onorevole ritirata "ariana", o l'isola di Cefalonia, dove il generale Gandin e la Divisione Acqui pagarono con la vita la dignitosa reazione alla prepotenza tedesca.

Questa isola macchiata dal sangue italiano è stata, inoltre, meta di un'esperienza conoscitiva rivolta alle scuole superiori di tutta la penisola: le parole dedicate agli eroi caduti per mano nazista palesano quanto le frequenti accuse di lassismo, ignavia e superficialità lanciate verso le nuove generazioni celino, in realtà, le responsabilità di un sistema socio-scolastico molte volte chiuso in sterili indottrinamenti e, soprattutto, carente di fiducia nei loro confronti.

I diari delle ragazze barlettane che hanno potuto parteciparvi, le profonde riflessioni e la loro sincera commozione documentano il vigore con cui gli altissimi ideali della Resistenza, seppure a distanza di decenni, persistono nelle coscienze dei più giovani.

Stupisce, piuttosto, leggere di alcune concezioni, del tutto fuori luogo, secondo cui la diffusione di Verità storiche ed umane così tragiche sia da ascrivere ad infimi intenti di propaganda politica, come se la tutela dei massimi valori e della vita stessa potesse occultare doppi fini e sottostare ad una qualche logica di partito.

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