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i conflitti e le violenze sono di generazione spontanea?
di Giuseppe La Rosa

Pensate che i conflitti nascano così, per caso, inconsapevolmente, per avventura, improvvisamente ?

No, non è così.

Ci sono alcuni che, purtroppo, con smisurato cinismo e dissennata malvagità, ci pensa sopra, ci studia proprio, e si industria instancabilmente per generarli ed alimentarli.

Ma per spingere alla lotta devono offrire ai combattenti delle motivazioni, far credere loro che se si arriverà allo scannamento reciproco, ciò sarà per nobili ed eminenti motivi.

Devono propinare un sistema di credenze, che spieghi l'origine e le cause del conflitto, e per raggiungere questo scopo, fornire poche e fuorvianti informazioni ma parecchie e penetranti emozioni che diventeranno le basi della condotta individuale e collettiva.

Per indurre, pertanto, un individuo o un gruppo o un popolo a scagliarsi contro un altro individuo, gruppo o popolo, occorrerà imbastire un ben congegnato e stupefacente complesso di convinzioni e ficcarglielo bene in mente.

In special modo, con perseveranza ed ostinazione, si provvederà a propagandare in tutte le salse e da tutti i pulpiti i seguenti otto pretesti.

Primo. I membri del gruppo devono perentoriamente ed incondizionatamente credere di avere ragione.

Secondo. Devono fissare bene in testa che l'incolumità personale e la sopravvivenza del gruppo sono ineluttabilmente prioritari.

Terzo. Devono ricordarsi che sono portatori di tratti, valori e comportamenti positivi, in netta contrapposizione con quelli di altri gruppi.

Quarto. Non devono dimenticare che loro sono le vittime e l'avversario ha procurato loro danni ingiusti, commettendo violente azioni e perpetrando atrocità efferate.

Quinto. Rammentarsi che l'avversario non fa parte del consesso degli esseri umani e che, pertanto, va tratteggiato con attributi estremamente negativi ed ingiuriosi, descritto con etichette politiche dispregiative; perché l'avversario è diverso, inferiore, cattivo, malintenzionato, insomma meno umano di noi.

Sesto. Far leva sul patriottismo. Divulgare l'idea che il buon cittadino è chi dimostra amore, cura, fedeltà e sacrificio al suo paese; così i capi, stando comodi in poltrona, mandano al massacro vite di giovani innocenti, facendo credere alle famiglie che il tutto avviene per un interesse superiore.

Settimo. Sottolineare che, all'interno del gruppo, non devono nascere e prosperare divisioni e conflitti; la guerra, in un certo senso, è una festa per la comunità, deve unire contro l'avversario.

Ottavo. Affermare costantemente che si combatte per la pace, e che l'unico mezzo per ottenerla è l'eliminazione dell'avversario.

La strada maestra è, quindi, l'imbonitura culturale e la disinformazione, che regna sovrana e incontrastata.

Il tutto sapientemente gestito da "una Sala di Regia".

Si comincia dall'alto. E' la classe dirigente che distrugge dei miti e ne innalza altri.

Poi si fanno vive le élite vicine al potere (scienza, letteratura, intellettuali in genere) che forniscono la base teorica ai rinascenti nazionalismi. Si mobilitano le masse e ben presto bisognerà renderle aggressive.

E qui entrano in ballo i media, che, diuturnamente, con il loro stile, il loro linguaggio, il loro frasario, gonfiano, snaturano i fatti, arrivando ad inventarsi dal nulla le notizie che seminano fiumi di odio e di disprezzo.

E così, l'asse dell'attenzione magistralmente si sposta dalla criminale incapacità della dirigenza politica all'avversario, che viene demonizzato e caricato di colpe che non gli appartengono.

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