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editoriale
Leonte: operazione a rischio altissimo
di Ada

Operazione Leonte, così è stato deciso (non si sa da chi) di denominare le attività militari italiane sotto l'egida dell'ONU in Libano. Un nome inconsueto, conosciuto da pochissimi. Sembra che sia il nome antico del fiume Litani che divide il Libano del sud dalla zona occupata da Israele nel territorio dove si nascondono gli Helzbollah con i loro missili. Tutto chiaro allora? Non lo so. Sulle rive di quel fiume dovrebbero schierarsi i caschi blu italiani dell' l'UNIFIL delle Nazioni Unite sotto un comando francese, per ora.

Questa operazione, la cui durata non è stata fissata, naturalmente, è stata definita dal nostro ministro della difesa oltre che doverosa anche molto rischiosa. Si tratta di far rispettare il cessate il fuoco tra Israele e i suoi avversari miliziani e di disarmarli. In sostanza tutto può accadere, se qualcuno colpisce per errore o volutamente le truppe delle Nazioni Unite. E' accaduto altre volte in diverse parti del mondo e il risultato delle relative operazioni è stato definito chiaramente fallimentare. Ma di questo è preferibile non parlare.

E' invece interessante vedere come le forze politiche e l'opinione pubblica italiane hanno accolto e come giudicano quest'ennesimo intervento del nostro Paese in vicende belliche altrui . Si può affermare che in linea di massima lo schieramento parlamentare intero è d'accordo, con molte riserve e tanta preoccupazione. Si vedrà meglio nel dibattito sul decreto del Governo. Intanto le polemiche non mancano. Vediamo. Nel centrodestra si critica l'atteggiamento delle sinistre estreme: questa volta comunisti, verdi e via elencando, sembrano voler dare pieno appoggio all'intervento. Ma come, dicono, siete stati sempre contrari all'uso della forza ed ora applaudite. Non è che vi attendete o sperate che l'ONU fermi solo il fuoco israeliano e lasci indisturbati gli altri? La replica: questa è un'occasione storica per risolvere la gran crisi mediorientale. E va bene, ma sarà proprio così ? intervengono gli scettici di una parte e dell'altra: una lotta di oltre mezzo secolo ha motivi e risvolti antichi che non si eliminano con una piccola, dopo tutto, forza d'interposizione. I pacifisti di professione poi, quelli dei senza se e senza ma e contrari alle armi, non sanno che dire e risultano più che spiazzati. Le bandiere arcobaleno sembrano scomparse, mentre fanno tanta tenerezza i fraticelli di Assisi pronti ad impugnarle quando ci sono di mezzo gli americani.

Un gruppetto a parte sono gli antimilitaristi tout court: ma perché l'Italia si mette sempre in mezzo? Perché ha le armi, anche quelle nuove, compresa ora anche una portaerei e le vuole fare vedere per dire poi che è un grande Paese, anche forte. Ma che dite? Una portaerei?- replica uno studioso che si ritiene informato- E' un vecchio incrociatore trasformato, gli americani nell'ultima grande guerra di tali navi ne avevano una cinquantina.

Qualcuno la dice ancora più grossa: visto che spendiamo tanti soldi per le forze armate, almeno facciamole ogni tanto lavorare. Si dimentica che non si tratta di lavoratori come tutti gli altri e che, tra l'altro, rischiano la vita. Lasciamo stare anche questo. Rimane il piccolo mistero del nome Leonte. E' stato tirato in ballo Shakespeare e il re di Sicilia che aveva quel nome; altri affermano che si tratta di un leggendario gigante molto forte, ma tutto sommato bonario e pacioccone, insomma una foto in controluce dell'italiano medio all'Alberto Sordi. Uno spiritaccio che conosco se ne esce invece con una soluzione molto inquietante visti i trascorsi storici italiani. Se fosse quella vera meriterebbe il primo posto in un ipotetico concorso senza premi. Asserisce e spiega: aggiungendo un prefisso di due sillabe a Leonte si arriva a "camaleonte", l'animaletto che cambia il colore del corpo per salvarsi dalle temperie della vita. Ancora una volta! E' mai possibile?

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