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medicina
analgesici mortali

Venti tavolette di paracetamolo, equivalenti a dieci grammi, sono sufficienti a causare un decesso, secondo quanto scoperto da varie università americane.

Il paracetamolo sarebbe una delle principali cause dell'insufficienza epatica, salendo dal ventotto per cento dei casi del 1998 al cinquantuno per cento del 2003, e per questo si chiedono severe restrizioni alla sua vendita.

Il paracetamolo è un analgesico molto utilizzato in tutto il mondo e venduto senza alcuna restrizione un po' dovunque, ad eccezione di pochi Stati, tra i quali il Regno Unito.

Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista New Scientist, il paracetamolo preso a dosi basse non costituisce un pericolo, ma se assunto eccessivamente può causare danni significativi al fegato, mentre una dose superiore alle dodici compresse può condurre ad una crisi epatica fulminante.

Dal 1998 le farmacie del Regno Unito possono vendere solo confezioni ridotte del farmaco e ciò ha contribuito a ridurre del trenta per cento le morti dovute al paracetanolo, perché la sostanza era utilizzata da aspiranti suicidi. Nei Paesi in cui la vendita è libera il consumo sta invece aumentando sempre di più.

Nella maggioranza dei casi la morte non è intenzionale, ma è dovuta alla mancanza di informazioni sulla tossicità del medicamento, soprattutto in individui affetti dal cosiddetto "fegato grasso". L'effetto di un sovradosaggio è una diminuzione acuta delle funzioni del fegato, con conseguenze mortali nel novanta per cento dei casi. Il paziente diventa improvvisamente itterico, con alterazioni della coscienza, e può essere salvato solo da un tempestivo trapianto d'organo.

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