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cronache
Gilberto Govi

Gilberto Govi (Genova 1885 - 1966) è stato il più grande attore dialettale del Novecento italiano.

Era il più grande perché partiva praticamente dal nulla, a differenza di altri che venivano da tradizioni antichissime e consolidate. Era ed è tuttora facile per un napoletano fare l'attore, con alle spalle una tradizione che nasce dalla farsa cavaiola (da Cava de' Tirreni), precedente all'espansione dell'Impero Romano, e mai venuta meno, neanche nei secoli bui del Medioevo.

Un napoletano può attingere ad un patrimonio vastissimo di farse e commedie e, nella molteplicità dei personaggi, scegliere il "tipo" cui uniformarsi. Simile discorso si potrebbe fare per i veneziani, con una produzione in dialetto o in italiano venetizzato che parte dal teatro i maschera fino a giungere a Gallina e Simoni, passando, naturalmente, per Carlo Goldoni.

Per Gilberto Govi è stato tutto più difficile. Il dialetto ligure è tra i più ostici d'Italia per orecchi esterni ai confini regionali, Genova manca inoltre di una grande tradizione teatrale, per cui per tutta la sua lunghissima carriera il capocomico fu afflitto dalla penuria di testi nuovi da proporre, Govi non si era formato alla dura scuola dell'avanspettacolo come gli altri grandi comici del Novecento, ma in una filodrammatica parrocchiale.

E per molti anni, nonostante il successo, Gilberto Govi rimase un filodrammatico, non osando abbandonare il lavoro sicuro di disegnatore presso le Officine Elettriche Genovesi. Solo in seguito osò lanciarsi nel mondo aleatorio dello spettacolo, imponendosi dapprima sulle vicine piazze di Torino e Milano, poi allargando il raggio d'azione della sua compagnia a Roma, a Napoli ed in seguito al di là dell'Oceano. Dovunque furono successi strepitosi, nonostante che spesso le commedie rappresentati non fossero all'altezza della straordinaria bravura dell'attore.

Con il cinema Govi non ebbe fortuna, perché non amava recitare senza il calore del pubblico teatrale, nell'asettica freddezza di un set. Rifiutò molte offerte, anche quella di un importantissimo regista americano, per cui la sua filmografia si riduce a soli quattro titoli che probabilmente non resteranno nella storia del cinema.

Grande successo, si può dire una seconda giovinezza artistica, ottenne invece con l'avvento della televisione. Le sue prime commedie trasmesse sul piccolo schermo erano registrate direttamente nei teatri in cui recitava, per cui Govi sentiva quella presenza del pubblico per lui così necessaria. Solo in seguito, quando i registi si resero conto della sua straordinaria mimica facciale, fino ad allora nota solo agli spettatori delle primissime file dei teatri, si lasciò convincere a recitare in studio.

Si trattò di una seconda giovinezza durata fino alla morte, nel 1966, perché la televisione gli diede una notorietà per lui impensabile negli anni precedenti. Entrò nei bar e nelle case di tutta Italia, facendo ridere milioni di persone che capivano poco o nulla delle sue battute ma non resistevano seri davanti a quello sguardo stralunato.

Gilberto Govi non ha creato una nuova scuola. Oggi Genova e la sua parlata è presente solo nelle tirate politiche di Beppe Grillo e nelle domande provocatorie del Gabibbo, salvo una brave apparizione a "Le iene" di un Bin Laden che si esprimeva in genovese.

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