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arte e mostre
"Impronte"

al Centro direzionale Whirlpool di Comerio


Cotone, garza, carta, vetro: sono i materiali "leggeri" delle sculture di cinque artiste, Claudia Canavesi, Federica Ferzoco, Marianna Gasperini, Eva Reguzzoni ed Elisa Rossini, in mostra da sabato 17 novembre nel Centro direzionale Whirlpool a Comerio. L'inaugurazione di "Impronte" è in programma alle 13.00 alla presenza di Guido Borghi, figlio del patron di Ignis Giovanni, e, nelle vesti di madrina, dell'onorevole Lara Comi, europarlamentare membro della Commissione Industria, Ricerca ed Energia. Il taglio del nastro precede l'assemblea dell'Associazione nazionale stampa on line (ANSO), in programma dalle 14.30 nell'auditorium del centro Whirlpool.

Le opere di "Impronte", selezionate dalla curatrice Manuela Ciriacono, saranno disposte in modo da intrattenere un ideale dialogo con l'ambiente che le ospita, la reception del Centro Whirlpool, e prestarsi a una fruizione il più possibile immediata da parte del pubblico. Pur avendo alle spalle percorsi molto diversi tra loro, le cinque artiste sono accomunate da un linguaggio scultoreo che privilegia l'uso di materiali poveri, leggeri, o addirittura trasparenti, con i quali intessono un proprio alfabeto, dando forma e significato alla realtà che le circonda e alle esperienze vissute. Così in mostra saranno presenti materiali e oggetti apparentemente differenti, ma affini per sensibilità e poetica: cuscini e fotografie per Elisa Rossini, calchi in garza e forme in ceramica per Federica Ferzoco, composizioni in vetro e disegno a carboncino per Marianna Gasperini, carta giapponese e carta velina per Eva Reguzzoni, ferro e cartone per Claudia Canavesi.

«Se si potesse attribuire un genere a un brand, l'unico marchio di elettrodomestici che i consumatori potrebbero considerare femmina è il marchio Whirlpool, marchio che ha fatto del Sesto Senso, qualità riconosciuta come tipicamente femminile, la sua arma di seduzione tecnologica -dichiara Giuseppe Geneletti, director corporate communications and learning & development di Whirlpool EMEA. Le sensibilità delicate di queste artiste ci permettono di esplorare un universo emozionale dove vivono materiali quotidiani e domestici, luci e colori, forme e grafiche orientate al femminile».

La mostra, aperta sino a fine 2012, è visitabile su appuntamento dal lunedì al venerdì (ore 9.00 -17.00) scrivendo all'indirizzo adele_ferrari@whirlpool .com

Profilo curatrice e artiste:

Manuela Ciriacono, nata a Busto Arsizio nel 1984, Laureata in Storia e Critica dell'Arte presso l'Università degli Studi di Milano, dal 2008 al 2011 ha lavorato come giornalista per il portale Artevarese.com. Da allora ha maturato un'attenzione particolare alla ricerca di forme artistiche pulsanti e originali. Attualmente collabora con alcuni spazi espositivi e lavora come curatore indipendente, realizzando e promuovendo mostre di artisti giovani ed emergenti.

Marianna Gasperini, nata a Vimercate nel 1975, è diplomata in pittura all'accademia di Belle Arti di Brera. Ha approfondito la conoscenza della lavorazione del vetro e della ceramica frequentando la scuola di specializzazione a Halle in Saale (Germania) e il biennio di perfezionamento arte della maiolica a Faenza. Fra i premi vinti il "Gian Franco Ricci" e il "Ceramica art award" a Faenza. www.mariannagasperini.altervista.org

Elisa Rossini, nata a Busto Arsizio nel 1986, è diplomata in scultura all'accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2010 ha vinto il premio arte laguna under 25 e nel 2011 ha ricevuto la targa d'oro per la sezione scultura "Premio Arte 2011". www.elisarossini.it

Federica Ferzoco, nata a Milano nel 1974, ha conseguito il diploma accademico in Scultura e il diploma di secondo livello a indirizzo didattico all'Accademia di Belle Arti di Brera. Fra le opere "pubbliche", la Casa Trono per il Comune di Monopoli in Sabina; nel 2012 ha vinto il secondo premio per la realizzazione di una scultura nel parco di San Giovanni a Trieste. www.federicaferzoco.it

Eva Reguzzoni, nata a Gallarate nel 1965, diplomata al liceo artistico di Busto Arsizio, è restauratrice e disegnatrice archeologica. È stata inserita in importanti cataloghi come "Nuova Arte e Arte. Nel 2012 è stata finalista del Premio Arte Mondatori, sezione grafica, e del premio Arte Rugabella. www.evareguzzoni.it

Claudia Canavesi, nata a Busto Arsizio nel 1976, è diplomata in Scultura all'Accademia di Belle Arti di Brera, insegna discipline plastiche ed Educazione visiva in licei artistici e istituti d'arte. Dal 2009 collabora con il laboratorio di rappresentazione presso la facoltà di Scienze dell'Architettura del Politecnico di Milano. www.claudiacanavesi.it

TESTO CRITICO
Nel 2010 una mostra alla Fondazione Arnaldo Pomodoro presentava una panoramica piuttosto esaustiva sulla Scultura Italiana del XXI secolo. Il testo in catalogo, a cura di Marco Meneguzzo, poneva una riflessione interessante sulla possibile estinzione di tale categoria espressiva: giunta ormai al completo affrancamento dai materiali nobili ed eterni, quali il marmo e il bronzo, la scultura contemporanea sembra aver pienamente metabolizzato la vocazione all'effimero propria della nostra società, scegliendo di avvalersi di materiali semplici, quotidiani e, soprattutto, strettamente autobiografici. Tale condizione costituisce l'approdo finale di un lungo percorso di rinnovamento del linguaggio scultoreo, volto al raggiungimento di una «scultura leggera» e già rivendicato a partire dalle avanguardie artistiche del XX secolo: se futuristi e dadaisti introdussero il concetto di polimaterismo, cubisti e costruttivisti per primi (quali Archipenko, Tatlin, Gabo e Pevsner) rivoluzionarono il rapporto tra spazio e materia, conferendo al "vuoto" un ruolo attivo e vincolante e ponendo così le premesse per la nascita di una nuova pratica artistica, l'installazione, che porta alla definitiva inclusione dello spettatore nello spazio dell'opera.

Partendo, dunque, da queste premesse, la mostra "Impronte" riunisce le installazioni di cinque artiste che declinano, ognuna secondo il proprio linguaggio, questa estetica della leggerezza, giocata sulla trasparenza, sulla fragilità e sulla semplicità dei materiali utilizzati e rivelatrice di una sensibilità spiccatamente femminile nel saper cogliere e raccontare gli aspetti più poetici del reale. C'è un'assonanza materica, cromatica, tattile e visiva, che accomuna le opere di Claudia Canavesi, Federica Ferzoco, Marianna Gasperini, Eva Reguzzoni, Elisa Rossini. C'è in tutte loro la necessità di soppesare il vuoto, la volontà di dare valore all'assenza, il bisogno di sviscerare la realtà per giungere alla sintesi estrema, alla consapevolezza di poter ricondurre la molteplicità del reale ad un alfabeto essenziale composto da elementi primi e forme primordiali, a un delicato gioco di contrapposizioni tra bianco e nero, luci e ombre.

Questa esigenza "ordinatrice", questo tentativo di comprensione del reale racchiude in sé una duplice chiave di lettura. Innanzitutto emerge nella pratica scultorea delle cinque artiste il ricordo di una ritualità ancestrale, sia nelle modalità operative, sia nella scelta di materiali naturali, appartenenti alla propria quotidianità, estrapolati dall'intimità del proprio vissuto, ma che contemporaneamente racchiudono reminescenze di una gestualità antica e domestica, propriamente femminile: Elisa Rossini ricama a punto croce, con del filo rosso, i propri traguardi da escursionista su dei soffici cuscini bianchi, per Eva Reguzzoni le tracce impresse da una garza sottile su un'altrettanto sottile carta velina rappresentano la trama e l'ordito della nostra esistenza, mentre con la stessa garza Federica Ferzoco realizza dei calchi umani a dimensioni naturali, annullando la fisicità corporea e dando vita a leggiadre presenze sospese nel vuoto. Tuttavia, se nel saggio sopra citato, l'autore giunge alla conclusione che la principale caratteristica della scultura contemporanea consista, appunto, nel suo offrirsi come narrazione privata, "diario" di vita dell'artista, ebbene, tale aspetto rappresenta, in "Impronte", un punto di partenza, e non la finalità ultima con cui queste opere sono state create. Quest'ultime, infatti, rifuggono la tendenza individualista e, come anticipato, sono concepite come strumento pratico di lettura ed interpretazione del reale, fuori da sé. Lo sguardo dell'artista, dunque, non si inabissa nelle profondità del proprio essere, ma si lascia guidare, come ipnotizzato, dai misteri e dalle microstorie che governano l'universo intero.

Ecco che allora l'artista abbandona l'approccio narrativo e adotta, invece, un meticoloso metodo scientifico, per offrire un'analisi quanto mai rigorosa del mondo esterno: anatomia, biologia, matematica, geometria e perfino genetica sono i territori esplorati dalle artiste. Con una ricerca per certi versi affine, Claudia Canavesi e Federica Ferzoco osservano leggi, regole geometriche, rapporti matematici e proporzionali, simboli e archetipi che governano da sempre le forme naturali e che, sorprendentemente, trovano corrispondenza nelle forme architettoniche costruite dall'uomo o nella stessa struttura cellulare del suo corpo. Questo procedere per scomposizione, questo tentativo di sfrondare la molteplicità per giungere all'essenza, è assunto anche da Marianna Gasperini nelle sue installazioni, dove la corporeità dell'uomo risulta frammentata in particolari anatomici, deformata da un uso espressionistico del chiaroscuro o esaltata dallo sfarfallio della luce che gioca sulle piccole impronte di vetro posate per terra. La poetica del frammento torna anche nelle opere di Eva Reguzzoni che, dal suo lavoro come disegnatrice archeologica, eredita, invece, una predisposizione innata a razionalizzare lo spazio racchiudendolo entro il rassicurante perimetro di un modulo quadrato che, progressivamente, da rigida griglia geometrica si tramuta in una sagoma dai contorni sfuggenti, leggera nel segno che lascia impresso, sempre più in armonia con il vuoto che la circonda. Assume, invece, la solennità di un rito sacro l'analisi a cui Elisa Rossini sottopone tutto ciò che incontra nel suo cammino, persone, oggetti, situazioni, servendosi della "conta" numerica, annotata graficamente o scandita ad alta voce, come modalità privilegiata del suo processo artistico - conoscitivo.

La molteplicità e la differenza di tecniche e mezzi espressivi che convivono in questa mostra sono specchio del mutato concetto di Scultura, che antepone all'azione plastica generatrice di forme, l'urgenza di veicolare una Ricerca di tipo concettuale. In questo caso di una vera e propria ricerca così come la si intendeva ai tempi della scuola: Dati, Osservazione, Procedimento, Conclusione. Perché, dunque, definire le loro opere "Impronte"? perché, come tali, ognuna è rivelatrice dell'identità e della mano dell'artista, unica ed inconfondibile; perché l'impronta è sinonimo di calco, di traccia, di segno, di un repertorio gestuale che manifesta un'istintiva attrazione verso la sperimentazione materica. Infine perché l'impronta è l'impressione della realtà percepita, interpretata e restituita da Claudia, Federica, Marianna, Eva ed Elisa. Un'impronta, più impronte, che insieme disegnano un cammino, indicano la strada da seguire per intravedere quei fili invisibili con cui è cucita la realtà che indossiamo ogni giorno. Perché, come direbbe Paul Klee, questo fa l'artista contemporaneo: non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è.
Manuela Ciriacono

articolo pubblicato il: 14/11/2012

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