
teatro
Molière è un esempio di altissima drammaturgia che si struttura a più livelli, ed ha nell’interpretazione dell’attore, proprio perché era Molière, la sua naturale estensione fisiologica. Il Misantropo è uno strano mito moderno, oggetto di letture freudiane e di genere imprendibile tra la farsa e la tragedia più nera. Mito per le misteriose contraddizioni che animano il protagonista e lo mantengono in uno stato di eterna irrisolvibilità. Alceste è un miracoloso miscuglio di grande altezza morale, spesso condivisibile, e un eccesso di rigidità e furia che lo colorano di ridicolo. Con lui si ride di chi soffre, e quanto più soffre il personaggio, tanto più si ride. Ma non si ride di qualcosa che non ci appartiene, al contrario in lui, nonostante la sua follia, riconosciamo noi stessi e veniamo trascinati nelle contraddizioni profonde della ragione e dell’istinto che viaggiano in mondi diversi, ma in modo così schizofrenico e assoluto, che l’identificazione s’incontra con una specie di imbarazzo. Per la sorpresa della verità che si palesa sfacciata. E così il ridere non è esplosivo, verso qualcosa di lontano, ma è dans l’ame, mentre ci guardiamo sorpresi in uno specchio. Il tutto sostenuto e innervato da una scrittura musicale. I versi alessandrini sono tradotti in versi martelliani senza rima da un gigantesco Cesare Garboli. Per raccontare Molière bisogna suonarlo, accettarne gli eccessi, sostanziarli della verità che li ha creati, e quasi magicamente il testo stesso ci riparlerà, a noi spettatori, ma anche a noi che lo recitiamo, aprendo porte fino ad allora invisibili, dove si affaccia l’illogico, l’insondabile. E quando si toccano quegli strati, in Molière la ricchezza emotiva dilaga e tutto s’inonda di poesia, come la vita quando le contraddizioni ballano insieme allo stesso ritmo. Perdiamo i contorni della logicità e valori contrapposti e antitetici si affratellano in una suprema e più profonda verità. E lì il riso del pubblico è la colonna sonora del piangere muto del personaggio. Paolo Zuccari TEATRO VASCELLO
br>Via G. Carini 78 a Monteverde Vecchio (Roma)
IL MISANTROPO
articolo pubblicato il: 26/11/2009 |