arte e mostre
Mizoguchi Kenji

Dopo aver presentato l’opera di Bresson, Buñuel, Tati, Ophüls, Dreyer, Fellini, Bergman, Welles e Resnais Lo sguardo dei maestri, giunto alla sua decima edizione, ripercorrerà la carriera di Mizoguchi Kenji (1898-1956) uno dei registi ritenuti universalmente tra i più grandi della storia del cinema.

Dei “grandi tre” che rappresentano per antonomasia il cinema giapponese classico - Mizoguchi, Ozu, Kurosawa - stranamente Mizoguchi è in Italia quello meno frequentato a livello di grande pubblico. Per molti giovani e per molti appassionati di cinema il geniale autore giapponese è un nome famoso, non un’esperienza cinematografica diretta.

Per Lo sguardo dei maestri è dunque un ritorno al “cinema” inteso nella sua accezione classica e allo stesso tempo moderna. Mizoguchi come l’apostolo di un Mestiere, non casuale, approssimativo, distratto: ma creatore di cinema in forma di assoluta perfezione, ricco di un codice morale che si trasforma in stile, in rigore estetico.

Rigore e perfezione sono infatti le parole chiave del suo “segno” che ci seduce ancora oggi per la sua semplicità. L’arte di Mizoguchi è complessa proprio perché e la più semplice: pochi effetti, stacchi, montaggio interno all’inquadratura, ricerca della profondità di campo, movimenti di macchina lenti e ieratici a dare uno stile a racconti di folgorante splendore dove l’immagine è purificata. Non c’è mai nulla di troppo. Un realismo che porta con sé un elemento evidente di astrazione che connota la sua carriera cinematografica come quella di un autentico maestro.

La rassegna non presenterà l’intera filmografia dell’autore (ammontante a una quarantina di film sopravvissuti sugli oltre gli ottanta realizzati) ma una corposa selezione di 11 titoli che si aprirà coi due film ritenuti pressoché unanimemente i suoi capolavori: Racconti della luna pallida d’agosto (Ugetsu Monogatari) e Vita di O-Haru, donna galante (Saikaku Ichidai Onna). La carriera di Mizoguchi ha attraversato il cinema giapponese dalla sua formazione negli anni ’20 (purtroppo le sue opere mute sono andate perdute, con ben poche eccezioni) fino agli anni ’50, nei quali realizza i suoi film a colori. Il suo ultimo capolavoro, La strada della vergogna (Akasen Chitai), è del 1956; il regista morirà lo stesso anno mentre è impegnato nella preparazione di un altro film.

11 titoli (la retrospettiva - avrà luogo sia a Udine che a Pordenone - verrà inaugurata il 7 novembre prossimo) e un Convegno Internazionale di Studi che si svolgerà a Udine il 1 e il 2 febbraio 2008 con la partecipazione dei maggiori esperti dell’opera del regista giapponese e tra cui dalla Francia Jean Douchet, René Prédal e Alain Masson, dal Giappone Yomota Inuhiko, dagli Stati Uniti Joanne Bernardi e dall’Italia Roberta Novelli, Adriano Aprà e Dario Tomasi che ne è il curatore. Come per le precedenti edizioni la raccolta degli atti sarà pubblicata al termine dell’iniziativa.

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