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Mastella a Poitiers
di Teddy Martinazzi

Come un treno merci in manovra, ogni nuovo governante ritiene opportuno modificare quanto era stato fatto da altri prima del suo avvento. Nel 2006, quindi solo pochi mesi fa, il precedente Governo aveva depenalizzato i reati d’opinione, di fatto anche quelli previsti dal Decreto Mancino del 1993 sulla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Adesso il Guardasigilli Mastella ha fatto approvare in Consiglio dei Ministri un disegno di legge contro l’apologia dei crimini contro l’umanità, con pene fino a tre anni di carcere. La legge vuole combattere il negazionismo della Shoà e l’antisemitismo, oltre alle altre forme di razzismo.

Qui sorgerebbe la domanda se i giovani che ad ogni manifestazione pacifista si presentano con la kefia gridando slogan contro Israele siano da considerarsi antisemiti e quindi passabili di galera, o antisionisti e dunque sinceri democratici. Arduo dilemma.

La depenalizzazione dei reati d’opinione che, in linea di principio dovrebbe trovare tutti d’accordo, aveva però suscitato diverse critiche, in quanto non ci sarebbe più stata la possibilità di condannare Umberto Bossi a quattro mesi (con la condizionale) per vilipendio della bandiera nazionale, come è successo, e il capo dei lumbard se la caverà d’ora in poi con una multa (minimo cento euro), in quanto il nuovo disegno di legge lascia in questo caso le cose immutate.

A questo punto le domande che sorgono sono tante. In primo luogo se la nostra Costituzione, che riconosce e difende la libertà d’opinione, sia valida per tutte le idee, anche le più aberranti, o solo per quelle politicamente corrette. La libertà d’espressione, quando non sconfina nell’ingiuria e nella calunnia, è concetto ormai acquisito nella civiltà occidentale e non vale certo il vecchio proverbio che ne uccide più la penna che la spada. L’altra domanda che sorge riguarda le religioni, tutte tutelate dalla Costituzione. Sarebbe da vedere se ne sorgesse una nuova che predica comportamenti devianti o ripugnanti come si comporterebbe il Ministro della Giustizia.

Ci potrebbe essere, però, in teoria, solo in teoria, per carità, una religione in base alla quale sarebbe giusto picchiare le mogli (risparmiando loro, se possibile, il volto), perché le donne sono come pecore che devono essere guidate da un pastore, perché sono senza anima, buone solo a fare bambini, a tenere in ordine la casa e a soddisfare i desideri dei mariti, evitando di litigare tra di loro (un uomo ne può avere quattro e ripudiarle senza problemi); una religione che nega qualsiasi altra legge e diritto che non sia contemplato dal suo libro sacro e vieta qualsiasi espressione contraria alla sua Parola; una religione che divide il mondo tra territori dei suoi fedeli e territori degli infedeli, da conquistare anche con la guerra sacra.

Dicono che un tempo lontano una tale religione esistesse in Europa (ma gli storici non sempre sono attendibili), ma che ci fu un tipaccio violento e per nulla tollerante, tale Carlo Martello, che impedì che si diffondesse dappertutto; dicono anche che molti secoli dopo i fedeli di questa religione volessero convertire l’Austria, ma che un altro nemico dell’ecumenismo di nome Eugenio di Savoia (alla testa degli imperiali) lo avesse impedito con la violenza.

Per fortuna una religione così contraria al politically correct degli europei non esiste; in caso contrario lo staff giuridico dell’onorevole Mastella dovrebbe mettersi a lavorare come si suol dire, di buzzo buono, per preparare un disegno di legge che mandi in galera i suoi predicatori.