arte e mostre
"Genesi"
di Michele De Luca

Con il titolo "Genesi" la Galleria Arte & Object Design di Arianna Sartori di Mantova (Via Ippolito Nievo, 10) presenta una accurata selezione dell'artista giapponese Yoshin Ogata (Miyakonojo,) 1948. Lo scultore ha esposto le sue prime sculture nel 1969, presso il Shinseisaku-Kyoukai di Tokyo; nel 1970 si trasferisce a Londra dove studia al British Museum. Dopo un lungo viaggio attraverso l'Europa decide di recarsi negli Stati Uniti e in Messico, dove resta affascinato dagli antichi siti Maya. Nel 1971 si trasferisce in Italia e studia i Grandi della scultura. Si laurea in scultura all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano sotto la guida di Francesco Messina ed approfondisce gli studi a Firenze, Roma con Emilio Greco ed infine a Carrara. Vive e lavora a Lerici (Sp) e Wakayama (Giappone) Tra le sue prime mostre personaliricordiamo Palazzo Strozzi, Firenze (1973); Daimaru Gallery, Osaka (1980); Hanshin Gallery, Osaka (1981; '88); Museum De Zalm, Mechelen (1983); Studio Bonifacio, Genova (1984); Galerie Amaryllis, Bruxelles (1986; '90); Art Museum Ginza, Tokyo (1990); Salone Kursaal, Grottammare (vincitore "Premio Nazionale P. Fazzini", 1990).

In occasione di una indimenticata mostra al Castello di Clerici due anni fa lo scultore ebbe a dire: "Quando ho iniziato a scolpire, negli anni '70 , ero particolarmente attratto dalla mitologia giapponese. Approfondendo il tema, ho incontrato l'immagine di una divinità nell'atto di mescolare il fango primordiale con una lancia che gli era stata donata dagli dei. Ritraendola, caddero delle gocce d'acqua salata, da cui nacque la prima isola, quella di Onogoro. Per me la goccia è sinonimo di nascita, di vita"; Ogata è un artista poliedrico che ama lavorare ogni tipo di pietra, marmo e granito, dal marmo della Turchia a quello del Canada, dal travertino al pregiato marmo di Carrara. Questa mostra a Mantova, nella galleria diretta ed animata da Arianna Sartori, questa poliedricità viene messa in luce dalle opere esposte, le cui forme ricordano anche quelle di un altro grande artista giapponese, Azuma, che ci ha lasciato proprio lo stesso anno della ricordata mostra di Lerici. Ricordiamo che i due artisti sono legati da un tema che può essere racchiuso simbolicamente in una "goccia"; si ricorderà infatti la grande scultura di Azuma acquistata qualche anno fa' dalla Regione Basilicata a seguito della grande mostra Azuma curata da Giuseppe Appella nelle Chiese Rupestri di Matera.

Presentando ora la mostra mantovana, Giorgio Segato ha scritto tra l'altro: "La sua scelta dell'acqua e della goccia come tema costante ed emblema del suo operare risale a molto tempo prima della denuncia del disgelo dei poli, delle siccità sempre più frequenti ed estese nel tempo e nello spazio. Per Ogata l'acqua e i segni dell'acqua, la goccia sono stati sempre simboli della vita, della vita che scaturisce, scorre, scava il suo cammino, rigenera goccia dopo goccia, così come la sua mancanza è simbolo di morte. Ed è proprio la goccia, molto spesso rappresentata scolpita da Yoshin, a porsi come avvio di una lettura che fa delle sue opere, di piccole e grandi dimensioni, delle installazioni che animano e coinvolgono l'ambiente circostante più che delle semplici sculture, perché la goccia incombente subito ci dà immediata percezione temporale, di continuità e di trasformazione in atto. Non solo, ma concorre a formare con il resto della scultura una sorta di speciale calligramma, proprio di Ogata, o, più semplicemente un 'cangi', la parte di una parola, prefisso o suffisso che interviene a dare il significato preciso dell'ideogramma. Così, l'insistenza di Ogata sulle forme d'acqua non ha il senso di particolare iterazione, di studio insistito, bensì di variante di scrittura, di emblema sillabico, 'cangi' appunto, che procede poi per direzioni multiple, polisenso, in scorrimenti linguistici, formali, plastici, poetici, nell'espandersi dei cerchi concentrici, nel movimentarsi e modularsi dei marmi come segni, percorsi, fontane, semplice sgocciolio, caduta.

"La goccia incombente - continua Segato - è frequente nelle opere di Ogata, modellata in modo da dare il senso del peso dell'acqua, che si raccoglie e si gonfia sensualmente nella parte bassa , e della preziosità della stilla, che si empie di energia, e della sua capacità trasformazionale in relazione con la materia, ma, naturalmente anche con l'umano di cui diventa metafora di interiorità e di corporeità in continuo mutamento, continuamente scalfita e nutrita. Nella cultura orientale, si sa, la perdita di peso e di materia corrisponde a un processo di purificazione, di semplificazione positiva, di spiritualizzazione; in occidente, invece, è il processo di acquisizione a essere positivo arricchimento con tutte le manipolazioni di rifinitura necessarie. Così, per Ogata, la goccia interviene come elemento di purificazione della natura, e della materia che tocca, su cui scivola, da cui sgorga, in un ricercato rapporto armonioso, ora ritmico, per caduta, ora melodica, in andamenti sinuosi, che riflettono certamente dati e suggestioni di matrice naturalistica ma portati a dimensione di simboli poetici, di memoria archetipica e non di rado totemica, che interpreta i movimenti della psiche, manifestarsi di energia spirituale in movimento verso una luce di conoscenza, verso 'mandala' di disciplina e di illuminazione estetica ed etica".

articolo pubblicato il: 08/02/2018