il cinema di caino
"Una storia qualunque" (2000)
di Gordiano Lupi

Una storia qualunque (2000) di Alberto Simone Regia: Alberto Simone. Soggetto: Alberto Simone. Sceneggiatura: Silvia Napolitano, Alberto Simone. Casting: Roberta Manfredi. Fotografia: Marco Pontecorvo. Aiuto Regia: Daniele Falleri. Suono in Presa Diretta: Bruno Pupparo. Costumi: Sandra Cardini. Scenografia: Paola Bizzarri. Montaggio: Roberto Missiroli. Musiche Originali: Vittorio Cosma. Operatori alla Macchina: Vincenzo Carpineto, Eric Biglietto. Fotografo di Scena: Angelo Turetta. Organizzazione Generale: Antonella Viscardi. Produttore Rai: Cecilia Cope, Fania Petrocchi. Produttore: Maurizio Tini. Coproduttori: Paul Seadoun, Elizabeth Arnac. Direttore di Produzione: Francesca De Filippi. Produzione: Rai - Radiotelevisione Italiana, Sidecar Films & TV, France 2, 13 Production. Pellicola: Kodak. Genere: Fiction televisiva. Durata: 190’. Interpreti: Nino Manfredi (Michele), Bruno Wolkowitch (Mirko), Agnese Nano (Sara), Antonio Manzini (Sandro), Valerie Leboutte (Beatrice), Matteo Simone (Matteo), Lello Serao (commissario Barilli), Melanie Green (Josette), Adrian Phillip Mc Court, Tano Cimarosa (Romano, il fruttarolo), Hodan Vusuf Tahir (Latifa), Antonella Della Porta (moglie Pietrostefano), Carlo Croccolo (ex commissario Pietrostefano), Cinzia Mascoli (dottoressa), Giancarlo Dettori (avvocato Mosca), Ugo Fangareggi (Raffaele), Esterlina Ruan (Bin), Giancarlo Ratti (direttore carcere), Alex Van Damme (Jimmy), Silvia Tartarolo (assistente sociale), Violetta Chiarini (vedova Robinson), Marisa Marchitelli (Laura, archivista), Roberto Ceccacci (Antonelli), Lucrezia Valia (Gina), Adrian Mc Court (Paul), Dante Manfredi (medico ospedale), Pasquale Petrolo (uomo incidente).

Alberto Simone è un regista che si dedica soprattutto al mezzo televisivo, marito di Roberta Manfredi, figlia del grande attore ciociaro, che collabora con lui alla produzione, stimato da Nanni Moretti e vincitore di alcuni premi prestigiosi. Una storia qualunque è un film televisivo di grande successo, che vede la presenza di Nino Manfredi come nel cinematografico Colpo di luna (1995). Trasmesso in prima visione su Rai Uno, in due serate, 19 e 20 novembre del 2000. Ascolti molto alti, circa nove milioni di spettatori per la prima parte e oltre undici milioni per la seconda. Sabato 7 giugno 2014, per commemorare dieci anni dalla scomparsa di Nino Manfredi è stato trasmesso in prima serata su Rai 1, in una sola puntata. Replica su Rai Premium nel 2016 e adesso visione libera sul sito delle Teche Rai. Alberto Simone scrive il soggetto e lo sceneggia con la collaborazione di Silvia Napolitano. Il film racconta in oltre tre ore la storia di Michele la Torre, che ha scontato un’ingiusta condanna a trent’anni di galera per l’omicidio della moglie e si è visto sottrarre la potestà sui figli, adottati da un’altra famiglia. Michele non vorrebbe uscire di galera, una volta scontata la pena, perché la sua cella a Regina Coeli è il suo unico mondo e crede di non riuscire ad adattarsi alla realtà esterna. Per fortuna incontra l’avvocato italo - polacco Mirko. che lo aiuta a ritrovare i figli, Sara e Sandro, dai quali viene assunto casualmente come giardiniere. Il mistero si dipana, l’avvocato e un ex commissario di polizia (Croccolo) individuano il vero colpevole: un perfido avvocato innamorato, datore di lavoro della moglie. Michele, finalmente riabilitato, può confessare ai figli la sua vera identità e provare a cominciare insieme a loro una nuova vita. Il film televisivo ha tutti i limiti di una fiction prodotta per il grande pubblico, ma presenta anche diversi pregi. Lavoro scolastico, didascalico, impaginato con un montaggio lento e compassato, dai tempi televisivi che dilatano l’azione, vede il maggior difetto in una sceneggiatura prevedibile. La cosa migliore del film è la recitazione di Manfredi in un ruolo da anziano protagonista, da uomo solo, che vive per rivedere i propri figli e non riesce a dimenticare la moglie perduta.

Il resto del cast presenta vecchi interpreti interessanti come Carlo Croccolo nei panni di un ex commissario, Ugo Fangareggi come amico giardiniere che consiglia Michele, Giancarlo Dettori perfido avvocato e Tano Cimarosa in uno dei suoi ultimi ruoli. Bene Agnese Nano (la ricordiamo con piacere in Nuovo Cinema Paradiso) nei panni della figlia Sara; molto meno coinvolto il resto del cast, che si limita a un onesto e diligente lavoro. Persino il coprotagonista - Bruno Wolkowitch - non è il massimo dell’espressività, il suo personaggio resta monodimensionale, come avvocato dal cuore d’oro che pensa a tutto ma non a farsi pagare. Il solo carattere approfondito è quello di Michele La Torre, che Manfredi rende da par suo, ricorrendo a mimica ed espressività facciale che da tempo gli conosciamo. In definitiva un giallo rosa televisivo, con finale a sorpresa molto prevedibile, perché si capisce sin dalle prime battute non solo che Manfredi non è colpevole ma intuiamo persino il vero assassino. Molto telenovela, feuilleton, romanzo d’appendice, fotografato in modo anonimo e girato senza particolari evoluzioni stilistiche.

Pura televisione, se vogliamo, ma anche grandi temi affrontati - con un pizzico di retorica - che fanno bene al cuore: l’importanza di una famiglia, l’amore paterno e filiale, l’amore coniugale, l’amicizia, il rispetto per gli extracomunitari, per il diverso, lavorare per realizzare un sogno e avere uno scopo che conferisce un senso alla vita. Da rivedere, per passare una serata in famiglia, senza attendersi niente di più che un’onesta fiction televisiva.
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articolo pubblicato il: 20/10/2017