copertina
la sigaraia di Siviglia
di Carla Santini

“Carmen”, andata in scena al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto, non ha tradito le aspettative del numeroso pubblico accorso per questo allestimento del Lirico Sperimentale.

Il dramma tutto umano della gitana Carmen si è consumato in un complesso crescendo di voci, musica, scene. Sin dalle prime battute, è aleggiato un profondo senso di ineluttabilità, introdotto dall’inquietante oscillare di un’altalena e dalla potenza musicale.

Il filo conduttore è stato il continuo rimando al concetto di libertà, non politica, ma esistenziale, non collettiva, ma individuale. Dopo i paesaggi esotici di Djalemeh e de Les pécheurs de perles, prorompe sulla scena il paesaggio dai colori intensi e vividi, dalla natura prorompente della Spagna, dell’Andalusia, di Siviglia e Carmen ne rappresenta la fisicità, la natura selvaggia, sfacciata e indomita.

Ben lungi dalle figurine aggraziate, costumate e leziose, Carmen conquista la scena con la sua forte personalità. La donna che incarna non è né femminista, né rivoluzionaria, è se stessa; non si pone contro le regole borghesi che non le appartengono, ma vive appassionata dell’amore che insegue. Scandalosa, ma non eroina, fatalista, accetta il responso delle carte, non sfugge al destino che percepisce come ineluttabile e non modificabile, come la vita che si sussegue secondo regole insindacabili.

I personaggi maschili che la circondano o che entrano in contatto con lei appaiono indecisi, tentennanti, dubbiosi. Nell’ allestimento spoletino tutto ciò emerge. Tutti sono stati all’altezza di quanto questa impegnativa e complessa opera richiede, dal maestro direttore Laurent Campellone, al regista Stefano Monti, a tutti i cantanti che si sono alternati nei vari ruoli, secondo la regola del TLS, che vuole che i vincitori del concorso internazionale vengano tutti impegnati nelle varie opere del cartellone.

Bellissimi e suggestivi i costumi realizzati dall’équipe di sartoria diretta da Clelia De Angelis, spoletina. Come Clelia De Angelis, a Spoleto si sono formati molti lavoratori dello spettacolo, sarti e truccatori, macchinisti, tecnici dei suoni e delle luci, attrezzisti. Uno per tutti il compianto Giampaolo Proietti, regista lirico, conosciuto in tutta Italia come Micittu, che fondò e diresse fino alla morte l’AMAT, l’ente che riunisce i teatri marchigiani; Micittu iniziò la sua carriera come comparsa nei teatri di Spoleto.

In occasione della Carmen ha avuto il suo debutto il Coro delle Voci Bianche del TLS, diretto dal maestro Mauro Presazzi. I bambini, selezionati in seguito ad audizioni, hanno iniziato a provare canto e recitazione fin dal giugno scorso, per poi essere inseriti dal primo settembre nel cast, alle dirette dipendenze del Direttore Campellone e del regista Monti. Come si può ben immaginare, non è stato facile per loro, ma il risultato è riuscito eccezionale. I bambini si sono inseriti perfettamente all’interno dello spettacolo, entrando in scena sia da soli, che con i cantanti e frammisti ai coristi. Anche questo è il TLS; inserire con molta naturalezza bambini che non erano mai stati sul palcoscenico di un grande teatro all’interno del delicato ingranaggio di un’opera lirica, dove anche una nota fuori posto potrebbe inficiare il lavoro di mesi.

L’opera, che è considerata uno dei capolavori del teatro lirico di ogni tempo e sicuramente la più grande ed amata tra quelle francesi, ebbe una genesi travagliata per forti incomprensioni tra il compositore e l’impresario Camille du Locle ed anche con i due librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy, perché l’argomento, tratto da un racconto di Prosper Mérimée, era considerato troppo scabroso per l’epoca. In effetti la sera della prima, il tre di marzo del 1875, nonostante fossero presenti in sala i maggiori rappresentanti della vita culturale parigina, il pubblico del teatro Opera-Comique non mostrò di apprezzare la Carmen. Era un pubblico composto in larga parte da famigliole in cerca di piacevole divertimento e forse rimase sconcertato dalla storia della sigaraia sivigliana. Fu così anche per le repliche. Bizet morì tre mesi dopo, senza lontanamente immaginare la fortuna planetaria che avrebbe avuto la sua creatura.

articolo pubblicato il: 23/09/2017 ultima modifica: 28/09/2017