periodico di politica e cultura 25 novembre 2017   |   anno XVII
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Navarro Valls

di Gabriele V. R. Martinelli

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Nella sterminata mole di necrologi apparsi sulla stampa mondiale nella triste occasione della morte di JoaquÍn Navarro Valls, è stato detto molto del professionista della comunicazione e dell’amicizia che si era creata con San Giovanni Paolo II.

JoaquÍn, l’uomo, era solare nel suo approccio con il prossimo e rigorosissimo verso se stesso. Non amava l’improvvisazione e voleva dare sempre il massimo nel lavoro, seguendo l’insegnamento di San JosemarÍa Escrivá de Balaguer, fondatore di quell’Opus Dei cui Navarro aveva dedicato la sua vita. Era infatti un membro numerario, vale a dire che non era sposato e viveva in una casa dell’Opera. Come tutti i numerari, non era lui a decidere dove fissare la propria residenza, per cui quando fu stabilito che dovesse intraprendere un lavoro pastorale a Roma, non fece altro che lasciare immediatamente la Spagna ed il suo lavoro di medico psichiatra. In quella occasione dette prova del suo modo rigoroso di interpretare la propria professionalità; avrebbe potuto lavorare come medico a Roma, ma, pur in possesso di una specializzazione ad Harvard che gli avrebbe aperto molte porte, ritenne che la professione dello psichiatra necessita di una conoscenza della lingua perfetta, se la si vuole esercitare con rigore.

Si mise così a fare il corrispondente da Roma di ABC, diffuso quotidiano madrileno e della rivista Nuevo Tiempo. Anche allora, però, il suo amore per la perfezione non gli permise di cullarsi sulla sua capacità di scrivere e volle prendersi una laurea in Giornalismo ed una in Comunicazione. Dopo molti anni passati a Roma, la sua conoscenza dell’italiano era divenuta tale che avrebbe potuto esercitare alla grande la professione di psichiatra e parlava la nostra lingua senza quell’inflessione particolare che fa riconoscere lo spagnolo che sta parlando italiano. Quando, nel 2004, furono rapite a Baghdad Simona Torretta e Simona Pari, non si capacitava come autorevoli giornalisti italiani scrivessero e parlassero delle “due Simone”, quando, se la sintassi non è un’opinione, si sarebbe dovuto correttamente scrivere “le due Simona”.

Di Karol Wojtyla era diventato il consigliere, il confidente, il compagno di escursioni su quelle montagne che il Papa polacco amava affrontare appena i suoi impegni glielo permettevano. L’unica volta che fece una dichiarazione piuttosto secca e decisa fu quando intellettuali pacifisti lontani dalla fede e dalla Chiesa pretendevano che il papa andasse a fare lo scudo umano in Iraq. Con un tono che non ammetteva repliche, Navarro ricordò che l’anno prima Wojtyla, in occasione del Giubileo, sarebbe voluto andare in pellegrinaggio ad Ur, la città irachena patria di Abramo, ma il regime era stato irremovibile nel negargli il permesso.

JoaquÍn Navarro Valls aveva lasciato il suo ufficio un anno dopo l’elezione di Benedetto XVI. Con il senno di poi ci si potrebbe chiedere come sarebbe andata la storia della Chiesa se fosse rimasto fino all’ultimo al suo posto e come avrebbe gestito la comunicazione nei giorni calamitosi che precedettero le dimissioni del Papa. Ognuno può credere quel che vuole, ma forse una figura carismatica e decisa come quella di JoaquÍn Navarro Valls sarebbe stata di ben altro supporto, sia nella comunicazione esterna che nella contiguità con il Pontefice, della evanescente presenza di Padre Lombardi.

articolo pubblicato il: 06/07/2017 ultima modifica: 14/07/2017

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