periodico di politica e cultura 6 febbraio 2012   |   anno XII
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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editoriale: le invocazioni di Lula e la protezione del territorio in Brasile

vai com Deus

di Luigi Delli Stanghi

Ha fatto il giro del mondo la notizia delle piogge incessanti che hanno portato frane e smottamenti a Rio de Janeiro, con un bilancio di centinaia di morti. A Rio, come in tante altre località del Brasile, non è stata mai fatta una politica edilizia che non fosse quella della speculazione selvaggia. Accanto a quartieri extralusso sorgono decine di favelas in cui le condizioni di vita sono allucinanti. Le montagne sopra Rio, i morros, si sono riempite nel tempo di baracche pronte a crollare ad ogni intemperie, senza che nessuno si preoccupi di un minimo di pianificazione urbanistica ed abitativa.

Brasilia, la capitale federale, rischia di perdere lo status di patrimonio dell’umanità perché è stato costruito un grande ed elegante quartiere residenziale, il Sudoeste, ed un altro, il Noroeste, sarà presto edificato stravolgendo il disegno di Lucio Costa di una città dalla forma di aereo che si posa davanti al lago. E per fortuna che il Distretto Federale è piuttosto piccolo ed ospita solo relativamente poche favelas visibili; ma se gli ispettori dell’UNESCO si recassero dietro le alture che sovrastano il lago troverebbero un paio di “cidades satélites”, come São Sebastião, che di città hanno solo il nome e il numero degli abitanti, peraltro in continua crescita. Se gli stessi ispettori si recassero subito dopo il confine del Goiás, lo Stato in cui è inglobato il DF, si troverebbero davanti il cosiddetto “Entorno”, una serie di baraccopoli senza soluzione di continuità in cui un numero imprecisato di persone, talvolta nemmeno dichiarate all’anagrafe, vive in abitazioni tirate su alla meno peggio, con il tetto rigorosamente di amianto.

Nel resto del Paese, soprattutto nel Centro e nel Nord, dove il riscaldamento non serve, la situazione abitativa dei poveri non è migliore. Il Presidente brasiliano Lula ha invocato la clemenza di Dio per porre fine alle piogge. Più che le invocazioni, legittime quanto si vuole, anche se inaspettate, considerando che il Presidente non si è mai dichiarato particolarmente religioso, sarebbe stata più pertinente un’autocritica su quanto si è fatto e si sta facendo in Brasile per proteggere il territorio, ovvero ben poco se non nulla. Basta pensare a come viene trattata la foresta amazzonica.

articolo pubblicato il: 07/04/2010 ultima modifica: 08/04/2010

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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