periodico di politica e cultura 12 marzo 2010   |   anno X
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02
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copertina: le banche sono corse ai ripari dopo il decreto sulle commissioni per il massimo scoperto

dalla padella alla brace

di Vittorio Sordini

nella stessa sezione:

Tra i vari costi che si dovevano sostenere per la tenuta di un conto corrente bancario esisteva la commissione del massimo scoperto.

Si trattava di una commissione applicata trimestralmente sulla punta massima raggiunta nell’utilizzo dello scoperto di conto corrente. La percentuale di tale commissione poteva oscillare tra zero e 1% trimestrale.

In pratica chi disponeva di un fido per scoperto di conto corrente pagava gli interessi pattuiti per i giorni e per l’importo utilizzato ed in aggiunta la commissione del massimo scoperto che veniva calcolata applicando la commissione sulla punta massima raggiunta dallo scoperto di conto nel corso del trimestre.

Per esempio con un fido di 10.000 euro con utilizzo quotidiano nel trimestre di 5.000 euro e un solo giorno con utilizzo di 9.500 la commissione del massimo scoperto sarebbe stata calcolata su euro 9.500 che è la punta massima raggiunta dallo scoperto di conto nel trimestre.

Appare ovvio che la commissione del massimo scoperto aveva una rilevante incidenza sul costo complessivo nell’utilizzo dello scoperto di conto. Pagare una commissione fino all’uno per cento (in aggiunta al regolare calcolo degli interessi) per aver utilizzato i soldi un solo giorno faceva sì che questa fosse percepita come un odioso balzello. Tanto che con il così detto “decreto Bersani” è stata eliminata. E’ comunque certo che la commissione del massimo scoperto non era dovuta se il fido messo a disposizione dalla banca non veniva utilizzato.

Purtroppo la commissione della quale abbiamo parlato è stata sostituta da altra commissione che viene applicata su tutto l’importo del fido che viene messo a disposizione dalla banca. La nuova commissione viene giustificata con il fatto che la banca deve tenere a disposizione i fondi necessari in qualsiasi momento per soddisfare le esigenze di utilizzo del fido da parte del cliente.

E’ facile desumere che mentre prima la commissione la pagavano solo coloro che utilizzavano il fido ora la pagano tutti anche se il fido non lo utilizzano. Le cose restano invariate solo per coloro che utilizzano il fido al massimo e costantemente nel trimestre: questo perché a parità di percentuale di commissione (ipotizziamo 0,50%) l’importo per effettuare il calcolo è coincidente (euro 10.000 nel caso dell’esempio precedente).

Una volta compresi i meccanismi ciascuno è in condizione di fare dei paragoni sui costi ante e post decreto Bersani; soprattutto sarà in grado di valutare la propria convenienza a pagare una commissione per il solo fatto di aver concordato con la banca di poter utilizzare un fido.

Nell’attività di sviluppo le banche offrono convenzioni con enti, ad esempio con le scuole, per versare gli stipendi sui conti correnti dei dipendenti. Si tratta di pacchetti di convenzioni particolari, tra i quali figura un piccolo scoperto di conto corrente. Il dipendente spesso non si rende conto di dover pagare la commissione su questa opportunità anche senza utilizzare il fido.

Nelle statistiche di comparazione dei costi dei servizi bancari a livello europeo non viene considerata questa voce, in quanto si riferisce ad un utilizzo che non è obbligatorio. Questo costo aggiuntivo va comunque a pesare sui costi annuali di tenuta conto.

articolo pubblicato il: 30/12/2009

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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