periodico di politica e cultura 24 novembre 2017   |   anno XVII
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teatro: a Teatri di Vita di Bologna

"Erodiàs"

nella stessa sezione:
Il mito di Erodiàs, tra carnalità e odor di sacro, incarnato da Federica Fracassi

L’opera di Testori rivive nella regia di Renzo Martinelli a Teatri di Vita, Bologna, 20-22 ottobre 2017

L’amore respinto che si fa rabbia, urlo blasfemo, desiderio di vendetta fino alla decapitazione dell’amato: la storia è quella di Erodiade rifiutata da Giovanni Battista, e macerata nel suo folle dolore. “Erodiàs”, il più violento del “Tre Lai” di Giovanni Testori, rivive con le fattezze di Federica Fracassi nell’allestimento diretto da Renzo Martinelli, in scena a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 051.566330; www.teatridivita.it) da venerdì 20 a domenica 22 ottobre (venerdì ore 21, sabato ore 20, domenica ore 17). Lo spettacolo è una produzione di Teatro i, con il contributo di Regione Lombardia/ NEXT. A seguito dell’ultima replica, domenica 22 ottobre, avrà luogo un incontro con gli artisti condotto da Giulio Iacoli.

Carnale, osceno, travolgente, anzi il più carnale, il più osceno, il più travolgente: è Erodiàs, uno dei monologhi tutti al femminile scritti da Giovanni Testori, a metà strada tra componimenti poetici e lamentazioni d’amore. L’amore non corrisposto per Giovanni Battista, che rende folle Erodiade (tanto da spingerla a ordinare la sua decapitazione per risentimento), si scioglie in un grammelot che fonde la sacralità della parola all’essenza popolaresca lombarda. Federica Fracassi – in una straordinaria interpretazione con la quale ritorna a Teatri di Vita dopo i successi di Sinfonia per corpi soli e Eva (1912-1945) – riveste i panni della principessa ebraica “in vetrina”, componendo il “quadro” della follia con emozioni, dubbi, barbe posticce e teste mozzate. Erodiade fagocita il suo stesso amore divenendo copia del Battista: una vera e propria “maschera nella maschera”.

“Jokanaan!”... Erodiàs, il più violento dei Tre Lai, inizia così, con un urlo reiterato che si fa gioco di parole, musica che parte dal nome ebraico del Battista e che giunge a poco a poco a conficcarsi nella carne lombarda dilaniata. Giovanni Testori ha dedicato a Erodiade più di un testo. La scelta della compagnia milanese è caduta su Erodiàs, l’Erodiade spodestata, posseduta, ossessiva, che balbetta:

“Noi partiamo dalla rabbia che smangia l’essere umano quando si trova davanti al limite, alla finitudine, quando il discorso s’incaglia e resta solo la potenza del grido. Perché affrontare Erodiàs? Che cosa rappresenta oggi questa donna dilaniata d’amore per Giovanni Battista? Che cosa raccontano le sue parole di lussuria verso il profeta, simbolo di una religione che lei non riesce a comprendere né a definire?

Sulla scena un quadro che prende vita e, al contempo, un negozio o uno schermo: l’unica dimensione in cui Eròdias può ancora sopravvivere, seppur confusa da quel conzerto e conzertino di dubbi e domande che il profeta ha in lei provocato. Non è abbastanza averlo messo a tacere con un atto cruento e blasfemo: la testa di Giovanni, separata da corpo, continua a parlarle, la provoca, le impone interrogativi a cui non trova risposta. Erodiàs non è più l’Erodiàs che era, ormai è il Battista stesso. Di lui prende le fattezze, una maschera nella maschera, da lui prende parole che non conosce, che non stanno ancora nella sua bocca, di lui cerca segni in ogni dove. Da lui, dall’amore per lui, nasce il suo tormento: che fare? Come andare avanti? Questa domanda risuona. Anche oggi.

Che fare di un Dio che è diventato uomo e che, come ogni uomo, può anche sbagliare? Che fare di un mondo che ha perso il suo centro? Che fare di un amore che si sapeva di carne eppure ha l’odore dell’anima? Lo spettatore assiste. Guarda e aspetta, non può fare altro”.

Renzo Martinelli è regista e direttore artistico di Teatro i, compagnia che gestisce dal 2004 l’omonimo spazio teatrale a Milano. La sua ricerca scenica è rivolta verso la drammaturgia contemporanea. Tra i suoi spettacoli: La Santa di Antonio Moresco (2000), vincitore del premio “Sette spettacoli per un nuovo teatro italiano per il 2000”, Prima della Pensione di Thomas Bernhard (2006), per il quale Federica Fracassi ha ricevuto la menzione d’onore quale migliore attrice emergente al Premio Duse 2006.

La carriera di Federica Fracassi, formatasi alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, è riconosciuta da numerosi premi quale migliore attrice protagonista: Premio Ristori, Premio Olimpici del Teatro, Premio della Critica, Menzione d’Onore e Premio Eleonora Duse, Premio Ubu. Ad essi si affiancano successi professionali anche nel cinema, tra i quali si ricordano Happy Family di Gabriele Salvatores (2010), Il capitale umano di Paolo Virzì (2014) e Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio (2015).

articolo pubblicato il: 15/10/2017

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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