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editoriale
tutti al mare
di Teddy Martinazzi

Le nomine ai vertici delle grandi partecipate dello stato dovevano essere, stando alle enunciazioni fatte da Renzi con voce stentorea, un’autentica rivoluzione culturale che avrebbe cancellato d´un colpo vecchie logiche spartitorie, in primo luogo con il rispetto delle quote rosa che, se non sono previste per legge nelle imprese di Stato, lo sono ormai per il comune sentimento del politicamente corretto.

Così è stato, tranne che nel caso della Presidenza della Finmeccanica, dove è stato confermato De Gennaro, dicono dietro precise indicazioni della Presidenza della Repubblica. Ubi Napolitano, Renzi cessat, ovviamente.

Se andiamo poi a guardare le cose un po’ più da vicino, vediamo che alle donne sono state concesse le Presidenze, con speculare affiancamento di Amministratori delegati uomini, in pieno spirito di quote rosa. Peccato che in qualsiasi impresa, pubblica o privata, grande, media, piccola o minuscola, al presidente sono riservati gli incarichi di rappresentanza, mentre chi ha in mano la gestione è l’Amministratore delegato. Come dire che il prestigio è in mano alle donne, ma la ciccia ai maschietti.

Un discorso a parte merita la neo presidente delle Poste Luisa Todini, figlia del creatore dell’omonimo impero nel campo delle grandi infrastrutture edili. Luisa si presentò alle Europee nel 1994 nelle file della neonata Forza italia, conseguendo un notevole successo elettorale. Al termine dell’avventura di Bruxelles, Luisa mollò la politica per dedicarsi completamente all’azienda. Inaspettatamente è ricomparsa sulla scena pubblica come consigliere di amministrazione RAI in quota Lega e PDL, ma nelle spartizione il posto spettava alla Lega. Che ci azzeccasse la Todini, che non è settentrionale e vive tra Roma e Todi, con la lega partito di secessione ed amministrazione locale (piú amministrazione che secessione) resta un mistero. Adesso il Presidente del Consiglio, che è anche segretario del PD, la nomina Presidente delle Poste. Misteri del PD.

Ma ogni partito ha i propri misteri. Non si capisce cosa significhi per Forza Italia candidare alle europee Clemente Mastella, quale possa essere il messaggio da dare ad un elettorato di centrodestra sempre più lontano dalla politica (e dal voto). Sempre restando a destra, Fratelli d’Italia era nato come reazione del Gigante e della Bambina - come furono soprannominati Crosetto e la Meloni – ad un PDL sempre più allo sfascio. Perché candidare Alemanno, che è riuscito nell’intento di regalare Roma alla sinistra, grazie ai suoi quattro anni di governo capitolino?

Vedendo certi deputati e senatori grillini viene da pensare (e temere) che gente manderanno in Europa, mentre gli elettori Pd del Nordest si troveranno tra i candidati la Kyenge, che andrà a Bruxelles a parlare di ius soli. Da qualche parte, forse con il Nuovo Centro Destra, dovrebbe esserci Magdi Allam, che dopo essersi convertito al cristianesimo, aggiungendosi il secondo nome Cristiano, ha fatto pubblica dichiarazione di apostasia non accettando le dimissioni di Benedetto XVI. A molti italiani il giorno delle elezioni verrà sicuramente voglia di andare al mare.

articolo pubblicato il: 17/04/2014

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