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Identità di Cervia

La "perla" dell'adriatico in un accattivante volume

di Michele De Luca

“L’intima virtù del volto della bellezza di una città sta nella sua architettura, nella connotazione della sua forma urbana e nel suo paesaggio naturale caratterizzante. Vale a dire che la sua dimensione estetica si fonda sulla sommatoria delle cose che la compongono e che costituiscono così la pluralità della sua verità. Intendendo la storia delle relazioni come il valore che lega l’impatto sociale a quello storico. Già Aristotele ribadiva che la base dell’etica è l’architettura e che lo spazio è la relazione con gli altri. La Città di Cervia testimonia la dimensione domestica e ospitale di una cittadina accogliente della Romagna che rende ancora oggi testimonianza di un mondo marinaro, salinaro e contadino”. Sono parole di Marisa Zattini che introducono al quarto dei raffinati volumi editi da Il Vicolo – Divisione Libri di Cesena nella collana “Città & Territorio”, da lei curata, dedicato ad una delle più belle città della provincia di Ravenna a che Dante Alighieri ricordò con celebri versi nel canto dell’Inferno: “Ravenna sta come stata è molt’anni: / l’aguglia da Polenta la si cova, / sì che Cervia ricuopre cò suoi vanni”. Dunque, dopo Cesena, Cesenatico e Milano Marittima, scopriamo (o riscopriamo) un’altra “perla” del mitico Adriatico, le cui coste sono state teatro di racconti e di leggende, a partire da quella degli Argonauti, sudditi del re di Colchide che, partiti alla ricerca del Vello d’oro, vi approdarono per paura di dover comunicare al sovrano il fallimento della loro missione e la morte di suo figlio Giasone. Esce dunque Cervia. Nello sguardo, nella mente, nel cuore, i cui testi sono stati redatti da Gianfranco Lauretano, corredato da un ricco e suggestivo apparato fotografico firmato da Simone Manzo; l’iniziativa editoriale nel suo complesso è patrocinata dal Touring Club Italiano.

Quest’ultimo libro, dedicato ad una città la cui antichissima e gloriosa storia è legata alla produzione del sale fin dal periodo etrusco, che ebbe poi grande sviluppo nel periodo romano, rientra in un coerente progetto editoriale che vuole proporre al lettore e agli appassionati un viaggio fotografico altamente emotivo nella Città di Cervia. Si tratta del completamento ideale di un fatto culturale voluto dalla Amministrazione comunale cervese che ci auguriamo resti a lungo nel tempo, sommandosi al precedente volume dato alle stampe in occasione del centenario di fondazione della città giardino di Milano Marittima; “quando mi chiedono di descrivere Cervia con un’immagine – scrive il sindaco Roberto Zoffoli nella sua introduzione - evoco i colori verde, blu e bianco. Verde è il colore della secolare pineta che ispirò Dante Alighieri, blu il colore del mare, bianco il colore del nostro oro, il sale dolce, il prodotto delle saline”. Cervia, che fino a tutta l’età romana la città mantenne il suo nome di origine greca, Ficocle, si offre in tutta la sua accattivante dimensione domestica e ospitale di una cittadina accogliente della Romagna che rende ancora oggi testimonianza di un mondo marinaro, salinaro e contadino. Anche la lingua vernacolare - quella lingua intesa come “marcatore primario d’identità” - è tripartita. Volendo, scrive ancora Marisa Zattini, “sarebbe possibile dunque, tracciare veri e propri alberi genealogici linguistici attraverso la filogenesi che ricostruisce la storia dei singoli gruppi, permettendoci di risalire fino all’originario antenato comune”. Cervia è una bellissima città, in cui oltre allo stupendo affaccio sul mare, una favolosa pineta di circa duecentosessanta ettari, numerose chiese, tra cui la settecentesca Sant’Antonio di Padova, la chiesa della Madonna della Neve, che ha origine da una leggenda del IV secolo, eletta a propria patrona dai “salinari”, il Santuario della Madonna del Pino, che ha origine nel secolo XV° ad opera dei Carmelitani, la chiesa di Santa Maria Assunta, duomo di Cervia e concattedrale dell’arcidiocesi di Ravenna-Cervia. Interessante e ricco di curiosità, inoltre, è il Museo del Sale, che si trova nel Magazzino del sale “Torre”, dove si conservano documenti, fotografie, attrezzi utilizzati per produrre il sale, oltre che un plastico delle saline di Cervia; vi si può ammirare anche un cristallo di sale che pesa circa 15 chilogrammi.

Ma il libro ci propone anche il volto più intimo e originale della città. Ad apertura del volume, Pierluigi Bazzocchi, Console regionale dell’Emilia-Romagna - Touring Club Italiano, scrive: “Cervia è forse la località della costa romagnola che meno s’identifica esclusivamente con il mare. Cervia è il fascino delle saline che annunciano il suo approssimarsi con l’osservazione di tante specie di uccelli che le popolano in ogni stagione e le colorano, la storia importante della città così strettamente legata da secoli e secoli alla produzione del sale, le località dell’entroterra con la loro agricoltura di qualità e il centro termale”. Questo volume ci presenta una Cervia nascosta, intima ed emotiva attraverso un “viaggio” fotografico dove ci si ritrova immersi tra passato, presente e futuro. Va sottolineato, infine, che l’edizione è trilingue; i testi di Lauretano, infatti, sono stati liberamente interpretati in dialetto cervese da Daniele Guidazzi e tradotti in inglese da John Levy. Un “valore aggiunto”per segnare un’appartenenza e per aprirsi all’internazionalità.

articolo pubblicato il: 11/04/2014

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