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"Fruscianti vestimenti e scintillanti gioie"

presentazione del volume di Giancarlo Malacarne


Casa museo Sartori - Castel D’ARIO (Mantova) Via XX Settembre, 11/13/15 Domenica 30 Marzo, ore 17.00 presentazione del volume a cura dell’autore Giancarlo Malacarne

Fruscianti vestimenti e scintillanti gioie

La moda a corte nell’età gonzaghesca

Quello che ci disponiamo a presentare è il risultato di una catalogazione documentaria da noi sviluppata e studiata in quasi un quarto di secolo, che ha puntigliosamente conservato memoria di elementi diretti e accessori pertinenti il “fenomeno moda”, che qui abbiamo inteso articolare affrontando quattro diversi e pur convergenti momenti di grande spettacolarità e funzionalità, individuati nel contesto dell’abbigliamento, dei gioielli, dei profumi, dei balli, con assoluta preponderanza del primo e secondo aspetto.

Non abbiamo valutato necessario essere “esperti” di quanto andavamo raccogliendo, né, ora, scrivendo, convinti come siamo che la parola sia priva di significato, e tuttavia creduto che le righe che sempre più in profondità andavamo esaminando potessero sì rivelare una condizione già per qualche verso indagata in passato, ma così densa di questioni ancora irrisolte e di amplissime zone d’ombra da poter essere ripresa e portata all’attenzione di un vasto pubblico di lettori ai quali presentare risvolti inaspettati, luci mai colte, suoni mai uditi, bagliori mai percepiti.

Pensare alla moda nel Quattro, Cinque, Seicento, significa concedersi a condizioni di piacere e spettacolo sostenute da un impianto culturale inimmaginabile al di fuori dello specifico ambito; il che equivale a condividere idealmente un dettato mitico, leggendario, che si presenta in tutta la sua forza e vitalità; ed entrambe le condizioni fanno senz’altro leva su un qualcosa che tutti permea ed avvolge: la vanità.

Il mutare delle fogge e la straordinaria attenzione posta all’abbigliamento, crediamo possa interpretarsi come un segno del dinamismo che pervade la società urbana e, di più, la società curtense. La necessità di distinguersi e riconoscersi da parte di un ceto dominante, convoglia sforzi e potenzialità che non si manifestano esclusivamente d’ordine sociale o politico, ma soprattutto economico. Basterà infatti pensare agli interessi ed affari che coinvolgevano molte categorie nel settore degli abiti e complementi d’abbigliamento; e se è vero che i vestiti hanno da sempre espresso la funzione di proteggere dal freddo o dal caldo, è anche vero che nel loro complesso propositivo giungono a veicolare messaggi di grande significato simbolico. Tutto ciò per dire che insieme alla necessità di agghindarsi per essere visti, più o meno agli inizi del XIV secolo nasce un linguaggio universale attraverso il quale il “fenomeno moda” si dilata a un contesto che lo elegge a occasione di studio e analisi del mercato di un enorme indotto, non solo, ma a espressione di una categoria che cerca nuovi stimoli e percorsi per mantenere la posizione predominante acquisita nei secoli. Uno storico del calibro di Fernand Braudel, a sostegno della tesi che vuole la moda al centro di problematiche di carattere culturale, sociale ed economico, scrive che «La storia degli abiti è meno aneddotica di quello che appaia. Essa pone tutti i problemi: delle materie prime, dei procedimenti di lavorazione, dei costi, delle immobilità culturali, delle mode, delle gerarchie sociali». Non possiamo infatti guardare ai rituali delle mode immaginandoli sganciati da una quotidianità operativa che di tutto ciò tiene conto.

Nella prima parte, nella quale ci disponiamo all’abbraccio di una stagione di dolci splendori, ci limitiamo al tempo di Isabella d’Este, la Primadonna del Rinascimento, circonfusa di quella luce che ne ha fatto una leggenda mentre ancora era in vita, specchio delle dame e mode del suo tempo, antesignana di mille programmi ed elaborazioni culturali, difensore appassionato di un concetto di aristocrazia che per affermarsi si affida non solo alla politica ma anche all’eleganza, a una dosata opulenza, a una sapiente commistione che esprime l’effervescente universo nel quale si intersecano sentimenti, emozioni, invidie, drammi, in un vortice infinito di accadimenti che, tutti, concorrono alla definizione del fenomeno al quale già abbiamo rimandato. Ma, per poter comprendere di cosa si trattasse, abbiamo dovuto attendere a lungo, compulsare infiniti documenti, analizzare lemmi, procedere ai distinguo che scandiscono i diversi ambiti d’indagine, cercare di penetrare i luoghi della mente nei quali si definiscono scelte che solo all’apparenza possono considerarsi indirizzate all’effimero. Soprattutto ci siamo calati in un contesto sociale che presenta non ciò che realmente è, bensì ciò che appare più evidente agli occhi.

I potentes non si porgono al giudizio dei posteri in abito serafico, ma nel segno dello splendore, del prestigio, del carisma che necessariamente deve accompagnarli nel cammino terreno che per molti versi preparerà l’altro cammino, quello – non per tutti - dell’immortalità. E pensare che ciò possa accadere attraverso la luce scintillante di un diamante o un rubino, attraverso la calda carezza di un meraviglioso abito, di una stupenda acconciatura, di un paradisiaco profumo, non è cosa fuori luogo né ingannevole proposta analitica, se solo si considera il ruolo e il peso che ebbero nella organizzazione globale della corte, gli elementi dei quali abbiamo detto e che nelle pagine del libro esamineremo.

Il cruciale passaggio tra Quattro e Cinquecento è un momento di mutamenti sociali, artistici, culturali, ma anche di sostanziale omogeneità del divenire che guarda alla modernità. In esso si svelano contemporaneamente presenti molti problemi attinenti l’universo dell’abbigliamento e dei gioielli, che di volta in volta vengono affrontati con caratteristiche che si differenziano a livello locale ma che globalmente proiettano il fenomeno nella sua totalità, e complessità, e straordinario vigore, e bellezza. Per questo si è reso necessario un intervento di interpretazione che non si affidasse esclusivamente al profilo estetico ma cercasse di penetrare quello simbolico e antropologico.

Sì, è stata per noi una scoperta straordinaria, perché mai avremmo pensato che l”universo moda” potesse manifestare note tanto piacevoli e così fascinosi ambiti; mai avremmo creduto di perderci nelle cronache di feste grandiose, nelle quali abiti e gioielli narrassero storie tanto suggestive, tanto coinvolgenti, al punto da farci partecipi di una condizione che non è solo quella dello studioso che cerca di capire, ma anche quella dell’uomo che, nella lettura di un passato remoto ma non perduto, trova le ragioni di un piacere che non sapeva essere tanto intenso. La stagione di Isabella è in questo senso così densa di eventi da rivelarsi non completamente prendibile in termini di acquisizione di concetti e contenuti intellettuali.

La prima parte dell’opera guarda dunque alla marchesana di Mantova come alla testimonial culturale che accompagna la nostra incursione nella frizzante vertigine del Rinascimento, un tempo onusto di splendori, suoni e dirompenti sentimenti. Passeremo nel crogiolo delle emozioni scatenate dalle narrazioni che cronisti e protagonisti di queste storie ci partecipano; ma è possibile che costoro, i quali ogni problema vivevano direttamente, non sapessero che in futuro, ancora e più in profondità, lo stupore avrebbe pervaso mente e corde, e la bocca atteggiata a un moto di sorpresa e meraviglia.

Il volume, articolato in 11 capitoli per 505 pagine di testo, è corredato da un apparato iconografico straordinario di circa 400 immagini, interamente a colori, didascalico e funzionale all’interpretazione degli argomenti sviluppati; oltre a ciò un secondo volume di documenti e apparati di 163 pagine che completa l’opera sotto il profilo scientifico.

articolo pubblicato il: 28/03/2014

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