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arte e mostre
"Il Re degli Elfi"

a Roma


Venerdì 11 aprile 2014, alle ore 17, si inaugura a Roma alla MAC Maja Arte Contemporanea la mostra “Il Re degli Elfi” in cui viene presentata una selezione di venti dipinti dell’artista Margareth Dorigatti.

Questo ciclo di opere (2011-2014) si ispira all’Erlkönig (“Il Re degli Elfi”), la ballata che Johann Wolfgang von Goethe compone nel 1782: nella notte un uomo a cavallo, stringendo a sé il figlio malato, si addentra nel bosco cercando di raggiungere un “luogo di salvezza”. Durante il viaggio il figlio “vede” e “sente” la presenza del “Re degli Elfi” che tenta di attrarlo a sé come una sirena omerica.

Scrive Eva Clausen nel catalogo che accompagna la mostra: La ballata è una delle opere liriche più note nell’area di lingua tedesca. [...] Quanto semplice, chiara e di facile orientamento può sembrare dal punto di vista della forma e del contenuto, tanto molteplice risulta essere dal punto di vista interpretativo. Di fatto offre spazio a le più svariate chiavi di lettura. L’interpretazione di Margareth Dorigatti è una rivelazione. Essa si muove nel campo di tensione tra dissoluzione e divenire della forma. L’arte non è rifugio. L’arte è lotta. Con se stessi. Con la materia. Con la verità. Chi si avvicina all’opera di Margareth Dorigatti è avvisato: guardare le sue tele è a proprio rischio. Non vi è alcuna istanza di mediazione, nessuna distanza di sicurezza. Le opere della Dorigatti sono finzione senza discorso narrativo, esse non descrivono la realtà, ma si sostituiscono ad essa, diventano una realtà altra, immaginaria e al tempo stesso profondamente vissuta. Dietro questa sovrapposizione si cela un procedere quasi rituale, iniziatico. Parte dall’atto dissolutivo, nell’abbandono dell’Io, che si immerge in un altro mondo, viene iniziato e giunge, attraverso le varie fasi della purificazione, alla conoscenza. Questo è il processo della dissoluzione della forma, prima, e del divenire, poi. Un divenire vissuto in prima persona.

Le opere della Dorigatti sono ineluttabili. Ammaliano chi vi si avvicina. Sono come delle rocce, frastagliate dal tempo, ma persistenti, fiammeggianti, massicce e aptiche e allo stesso tempo freddamente eteree e inafferrabili. Frangenti oltre i quali si apre l’abisso. Il richiamo è irresistibile, l’attrazione fatale. E’ la voce del Re degli Elfi. Il precipizio. L’invito ad addentrarsi nella profondità dell’inconscio, apparentemente in caduta libera. L’artista ne è consapevole, perché vi percepisce la salvezza - la sua ma non solo. Poiché nella caduta vi è il riscatto, se con questo si intende la conoscenza. La Ballata è un esempio paradigmatico del non-detto. Tuttavia, ciò che non viene detto è lì, è presente. Indicibile e incommensurabile. E così è la pittura della Dorigatti, astratta e figurativa al tempo stesso, materiale e spirituale, fluttuante e pastosa. Profondamente vissuta ed elaborata con rigore scientifico, alchemico. Fino al 31 maggio 2014.

Margareth Dorigatti Nasce a Bolzano nel 1954. Nel 1973 studia all'Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova. Nel 1975 si trasferisce a Berlino dove studia Pittura, Grafica e Fotografia presso la Hochschule der Künste. Nel 1977 fonda una Casa-atelier frequentata dai maggiori artisti e personaggi dello spettacolo presenti a Berlino. Nel 1980 inizia la sua attività espositiva in gallerie private di Berlino. Nel 1983, insieme a Joachim Szymzcak, realizza un progetto di vaste proporzioni all'interno della rete metropolitana berlinese: 75 dipinti all'interno di 8 stazioni. Vince un concorso indetto dalla Internationalen Bauausstellung per la realizzazione di una facciata storica di un palazzo di Kreuzberg. Nel 1984 si trasferisce a Roma dove ha inizio la sua attività pittorica ininterrotta. Espone in Italia e all'estero presso gallerie private, luoghi pubblici e musei (Roma, Parigi, Milano, Pescara, Bolzano, Modena, Bologna, Berlino, Nimes, Lyon, Köln, Bonn, etc). Partecipa a mostre collettive in Italia e all'estero. E’ titolare della cattedra di Decorazione presso l'Accademia di Belle Arti di Roma. “Dorigatti è una artista delle affinità elettive. Le corrispondenze vengono cercate piuttosto negli ambiti della letteratura e della musica che non nelle arti visive, dove certamente si è allontana dal postmoderno per riavvicinarsi a una sorta di classicismo, se inteso in senso etico e strutturale, quindi di forma e di sostanza. L’occuparsi di miti, di déi, santi e demoni, diventa quasi obbligatorio, e si prefigura come costante nella sua opera.” [Eva Clausen]

articolo pubblicato il: 27/03/2014

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