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editoriale
la stecca nel coro
di Teddy Martinazzi

Or non è molto che, come un ectoplasma, è ricomparso Mario Monti a dialogare con Lilli Gruber. Con un sorrisetto di sufficienza il senatore ha ricordato che lui è stato capace di fare la riforma delle pensioni in quindici giorni.

Molti italiani sono rimasti stupefatti, non credendo a quanto stavano sentendo; tutti sanno che la storia degli esodati è stata la ciliegina sulla torta di un biennio di governo lacrime e sangue per tutti, meno che per i salotti buoni delle grandi banche, italiane ed estere, senza che ci fosse stato un corrispettivo, ovvero quella ripresa sempre annunciata per l’anno che verrà.

Eppure quando Monti apparve, con un’aria da Max von Sydow de “Il settimo sigillo”, la maggioranza degli italiani credette che fosse arrivato l’Uomo della Provvidenza, salvo poi svegliarsi e ridurre a flop il suo “salire in politica”.

Adesso alla prova dei fatti c’è Matteo Renzi e tutta, o quasi, l’Italia tira il fiato sperando che riesca a cambiare il trend negativo che fino ad oggi ha impedito una sia pur debole ripresa. Gli italiani hanno talvolta la tendenza a credere nell’Uomo della Provvidenza. Senza andare con la memoria troppo indietro con gli anni, agli inizi del secolo scorso, per ritrovarne l’archetipo, basta guardare agli ultimi anni per vedere come Berlusconi per una metà degli italiani e Prodi per l’altra siano stati visti come coloro che avrebbero garantito un avvenire di progresso e di serenità. Alcuni hanno creduto anche in D’Alema, ma solo gli irriducibili assertori di una certa visione filosofica della società.

Renzi ha le capacità comunicative del Berlusconi d’un tempo, quando vestito sportivo fine stracciò in diretta un Occhetto in doppiopetto triste da Politburo (ma anche recentemente, da Santoro, ha saputo tirar fuori la teatralità dei tempi migliori).

Per adesso la popolarità di Renzi è notevole, anche tra ipotetici elettori del centrodestra, ma sarà solo la prova dei fatti a stabilire se alle enunciazioni stentoree – ad aprile farò questo, a maggio quest’altro – seguiranno fatti concreti. Senza voler fare la stecca nel coro, più che Uomini della Provvidenza l’Italia avrebbe bisogno di buoni politici con le idee chiare. Certo, dopo Letta che si muoveva come se fossimo ancora ai tempi di Rumor, un po’ di sano decisionismo non guasta. L’importante è che non sia solo a parole.

articolo pubblicato il: 25/03/2014

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