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editoriale
L'elisir d'amore
di Teddy Martinazzi

C’era una volta, agli inizi del secolo scorso, in una cittadina dell’Umbria più profonda una marchesa, la marchesa F., che pregava sempre con fervore e devozione: “Gesù Cristo mio, le disgrazie mandale ai poveretti, che sono abituati a soffrire”. Sembrerebbe una storiella, ma le persone che in quel tempo ebbero a sentirla, gente della piccola nobiltà agraria e della borghesia commerciale, la ripetevano dando perfettamente ragione alla signora marchesa, perché a loro giudizio i poveri erano allenati alla sofferenza.

Tra i vari provvedimenti per rilanciare alla grande l’Italia scodellati in diretta streaming da Matteo Renzi ci sarà, tra le tante promesse, una certezza, quella che saranno ritoccate le pensioni d’oro, vale a dire quelle che superano i millecinquecento euro al mese netti, nonché, probabilmente, quelle di reversibilità.

Da qualche parte, forse in un talk show, sembra che Graziano Del Rio abbia affermato che se ad una vedova vengono tolti cinquanta euro al mese non è poi così grave; un serio ed approfondito studio della Banca d’Italia ha invece scoperto che i pensionati risparmiano molto, quindi si può tranquillamente intervenire sulle pensioni per trovare i miliardi (di euro, non di lire, come gli anziani sono portati a pensare) per mettere in cantiere le mirabolanti riforme promesse.

In un editoriale dell’ottobre scorso, “orto Italia”, quando Enrico Letta si apprestava ad imitare il prof. Monti nel blocco delle pensioni, scrivevamo testualmente: “Nell’orto ci stanno finendo non si sa quanti italiani, professori di scuola, funzionari comunali, bancari di non eccelsa carriera che, dopo una vita passata in decorosissime ristrettezze, si sono scoperti pensionati d’oro perché il loro mensile lordo supera magari di pochi spiccioli i tremila euro. Talvolta questi Paperoni hanno una moglie casalinga con un ricca pensione sociale, un paio di figli in cerca di occupazione e magari anche uno o più deliziosi nipotini”. Letta se ne è andato, non si sa quanto “sereno”, il prof. Monti non ha più nemmeno il suo partito, ma la musica non cambia: a pagare in Italia è sempre il borghese piccolo piccolo che si è pure dovuto comprare casa perché il suo reddito era al di sopra degli standard per avere quella popolare, ottenuta invece dal suo idraulico evasore.

Senza voler minimamente offendere, il Presidente Renzi mentre illustrava i suoi progetti assomigliava a qualcun altro. No, non Dulcamara de “L’Elisir d’amore”, ma qualcuno che anni fa fu deriso dall’intellighenzia perché aveva sottoscritto un contratto con gli italiani. Per restare in tema di elisir, alchimia e pietre filosofali, possiamo dire che i nostri governanti in tema di pensioni scambiano per oro fino quel princisbecco che gli imbonitori compravano a Bologna, da cui il diffuso modo di dire.

articolo pubblicato il: 13/03/2014

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