torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

opinioni e commenti
il ciclo di Frenkel
di Vittorio Sordini

L’inizio del 2014 verrà ricordato per la quantità di libri con rivelazioni ad effetto, che a ben guardare si rivelano “segreti di pulcinella”. Mario Giordano con il suo libro “il piano segreto per uscire dall’euro” segue a ruota quello di Friedman “Ammazziamo il gattopardo”.

Mario Giordano ci fa sapere che le grandi istituzioni finanziare hanno commissionato degli studi e testato le conseguenze di una eventuale uscita di uno o più stati dalla moneta unica euro. Nel libro, al quale hanno fatto eco giornali di tiratura nazionale ed internazionale, Mario Giordano rivela che i documenti sono stati tenuti gelosamente nascosti a tutti e ci riferisce che l’uscita dall’euro viene ritenuta, in alto loco, oltre che possibile anche probabile; al contrario, in pubblico, viene negata veementemente questa eventualità ed è tacciato di eresia chi provi a sostenere le ragioni di coloro che non vedono di buon occhio l’euro e caldeggi una modifica sostanziale del patto costitutivo dell’unione monetaria o addirittura suggerisca, senza troppe remore, l’uscita dalla moneta unica.

Sembrerebbe che in alcuni studi sia stato richiamato il ciclo di Roberto Frenkel. Si tratta di una teoria economica, che descrive ciò che avviene quando un Paese economicamente meno sviluppato si aggancia alla valuta di un’area più forte, ed in assenza di interventi politici che compensino gli squilibri; quindi una situazione di area valutaria ottimale inefficiente, o non ottimale.

Il modello, inizialmente formulato con riferimento alla dollarizzazione dell’Argentina durata fino al 2001, viene ora utilizzato per spiegare la crisi in corso in Europa in seguito all’adozione della moneta unica

Il ciclo si svolge in sette fasi: 1. Il Paese accettando l’unione monetaria, liberalizza i movimenti di capitale. 2. Affluiscono i capitali esteri, che trovano conveniente investire in un Paese dove i tassi di interesse sono più alti, ma è venuto meno il rischio di cambio. 3. Il flusso di liquidità fa crescere consumi e investimenti, quindi crescono Pil e occupazione. 4. Tuttavia aumentano anche l’inflazione e il debito privato; inoltre si creano bolle azionarie e immobiliari. 5. Un evento casuale crea panico tra gli investitori stranieri, che arrestano i finanziamenti. 6. Inizia la crisi: si innesca un circolo vizioso tra calo del Pil e aumento del debito pubblico. Il governo taglia la spesa pubblica o aumenta le tasse, aggravando la recessione. 7. Il Paese è costretto ad abbandonare il cambio fisso e a svalutare.

Nelle migliori scuole di polizia di tutto il mondo si insegna che, accingendosi a sviluppare un’indagine, è necessario orientarsi alla ricerca di un movente; di conseguenza si tende ad individuare chi trae beneficio dal crimine commesso. Utilizzando lo stesso schema sarebbe necessario trovare chi guadagna nel tenere nell’ignoranza le masse di cittadini. Un piano per salvaguardare i cittadini di uno Stato che intendesse uscire dall’euro non può prescindere dalla preventiva nazionalizzazione di tutte le banche operanti sul territorio. Nazionalizzate le banche ed imposto il nuovo cambio con l’euro i cittadini continuerebbero la loro vita e si troverebbero in seguito a misurarsi con le conseguenze della scelta. In mancanza di una nazionalizzazione delle banche tutti i cittadini si troverebbero in balia di un doppio cambio: quello con cui dovrebbero restituire i prestiti e saldare i debiti e quello che verrebbe applicato una tantum sui propri risparmi. Per esempio chi ha un debito dovrà preoccuparsi di reperire il controvalore in euro della rata del prestito o al momento della scadenza del debito, mentre coloro che hanno un deposito si vedrebbero trasformato immediatamente il loro credito verso la banca nella nuova valuta che sicuramente subirà svalutazioni e perderà potere di acquisto. Se l’argomento fosse trattato pubblicamente ed i cittadini cominciassero a fare mente locale sulla situazione capirebbero l’imprescindibilità della nazionalizzazione delle banche per una soluzione che li potrebbe maggiormente tutelare, ma in questo caso gli istituti bancari oltre a dover rivedere la “Governance” pagherebbero in toto il prezzo degli aspetti negativi della scelta dell’uscita dall’euro. Dopo l’uscita dall’euro si potrebbero ricreare le condizioni per una ripresa solida che crei occupazione ed al tempo stesso quella ricchezza che permetterà di ripristinare lo “status quo ante”. Spero che vi sia venuto qualche dubbio sull’identità di chi possa avere interesse a tenere segreti gli studi di cui parla Mario Giordano nel suo libro.

Il Presidente Obama quando la crisi mordeva, nonostante avesse potuto contare sulla Federal Reserve, ha anche nazionalizzato importantissime istituzioni finanziarie per tutelare i risparmi dei cittadini. Qui in Europa gli Stati non possono contare su una Banca Centrale che stampa moneta e di conseguenza qualcuno dovrà fare maggiori sacrifici: le banche o i cittadini.

L’affermazione che le rivelazioni Mario Giordano sono “uno dei segreti di pulcinella” trae sostegno dal fatto che in piena crisi finanziaria nel 2011 questi piani già erano stati redatti e circolavano tra gli addetti ai lavori; anche qualche Presidente del Consiglio aveva accarezzato l’ipotesi di una uscita ordinata, forse ne aveva anche parlato con altri Paesi che, versando nelle medesime condizioni economiche, potevano essere interessati ad un “euro a due velocità” (Paesi deboli euro debole, Paesi forti euro forte); ma due sguardi ammiccanti e un paio di sorrisetti, quattro bacchettate ed altri eventi che non commento rimisero tutto a posto, facendo proseguire con la politica lacrime e sangue che ci ha condotto in una recessione dalla quale non sembra esserci via d’uscita, perlomeno per il momento.

articolo pubblicato il: 12/03/2014 ultima modifica: 24/03/2014

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it