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teatro
"La torre d'avorio"

al Teatro delle Muse di Ancona


Dal 13 al 16 marzo, Luca Zingaretti e Massimo De Francovich arrivano ad Ancona al Teatro delle Muse con lo spettacolo La torre d’avorio di Ronald Harwood, traduzione di Masolino d’Amico, regia di Luca Zingaretti con: Paolo Briguglia, Gianluigi Fogacci, Francesca Ciocchetti, Caterina Gramaglia, regia Luca Zingaretti, scene Andrè Benaim, costumi Chiara Ferrantini, luci Pasquale Mari, produzione Zocotoco / Teatro Eliseo. Luca Zingaretti è interprete e regista di un testo che pone al centro il tema della libertà dell’artista.

Dalle note del traduttore del testo Masolino D’Amico - Berlino 1946. E’ il momento di regolare i conti, e la cosiddetta denazificazione – la caccia ai sostenitori del caduto regime - è in pieno svolgimento. Gli alleati hanno bisogno di prede illustri, di casi esemplari che diano risonanza all’iniziativa. Viene così convocato, nel quadro di una indagine sulla sua presunta collaborazione con la dittatura, il più illustre esponente dell’alta cultura tedesca, vale a dire il direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler, universalmente acclamato accanto a Toscanini come il maggiore della prima metà del secolo. Furtwängler non era stato nazista, e anzi non aveva nascosto di detestare le politiche del Terzo Reich; era anche riuscito a non prendere mai la tessera del partito. Ma nel buio periodo dell’esodo di molti illustri intellettuali che avevano preferito trasferirsi all’estero piuttosto che continuare a lavorare in condizioni opprimenti, era rimasto in patria, e aveva svolto la sua attività in condizioni privilegiate. Aveva scelto, in tempi durissimi, di tenere accesa la fiaccola dell’arte e della cultura, convinto che questa non abbia connotazione politica; e aveva sfruttato il suo prestigio per aiutare, all’occorrenza, persone perseguitate o emarginate. Si era anche scaricato la coscienza barcamenandosi per esibirsi nel minor numero possibile di occasioni ufficiali; pur di non stringere la mano a Hitler, in una occasione famosa e fotografata, aveva fatto in modo di continuare a impugnare la bacchetta con la destra. Dai suoi compatrioti, quasi tutti melomani, era sempre stato venerato alla stregua di una divinità super partes, e anche dopo la fine della guerra nessun tedesco si era sentito di addebitargli alcunché. Ma ecco ora che i vincitori vogliono vederci chiaro, e se possibile far crollare anche questo superstite mito della superiorità germanica. Consapevoli del fascino che il grande artista esercita su tante persone, essi affidano l’indagine a un uomo che dà ogni garanzia di esserne immune: un maggiore dell’esercito che detesta la musica classica, venditore di polizze assicurative nella vita civile e quindi molto sospettoso nei confronti del prossimo; un plebeo che disprezza le sdolcinatezze borghesi; un giustiziere sacrosantamente indignato dalle ingiustizie e dalle atrocità che ha visto perpetrare in questa corrottissima zona dell’Europa; soprattutto, un americano convinto nell’eguaglianza di tutti gli uomini sia nei diritti sia nelle responsabilità.

Ronald Harwood – l’autore del da noi sempre riproposto “Servo di Scena”, ma poi anche di numerosi altri testi teatrali, letterari e cinematografici (uno dei quali, la sceneggiatura del “Pianista” di Roman Polanski, premiato con l’Oscar) – è contemporaneamente ebreo, appassionato di musica (ha scritto una commedia su Mahler, un romanzo su César Franck) e sudafricano: in grado quindi sia di guardare il contegno di Furtwängler con gli occhi critici di una delle vittime, sia la tracotanza del filisteo maggiore Arnold con quelli di qualcuno per cui l’arte sia un bene supremo e irrinunciabile, sia l’atteggiamento dei vincitori dalla prospettiva di uno di loro ma che non è coinvolto come loro. Lo scontro tra due avversari così diversi e così poco disposti a capirsi – soprattutto, ciascuno dei quali è convinto delle proprie ragioni - offre teatralmente quello che nella boxe è considerato il match ideale, tra il picchiatore e lo schermidore; tra coloro che assistono, variamente coinvolti, paio offrono testimonianze ambigue, che potrebbero andare sia a carico sia a discarico dell’imputato.

Del resto l’episodio è storico, all’epoca Furtwängler fu veramente indagato e in qualche misura umiliato, e se le accuse poi caddero la sua immagine pubblica non recuperò più del tutto la limpidezza di una volta. Il suo caso suscita interrogativi che nessuna formula sembra aver risolto ancora oggi, e assai modernamente l’autore non propone risposte, ma sollecita ogni spettatore a dare la sua. Con un regime infame non si deve collaborare, questo è ovvio. Ma svolgere un’attività artistica equivale a collaborare? Per qualcuno, sì: si contribuisce a dare un’immagine positiva di un Paese che invece è marcio. Per qualcun altro, no: se mostri l’arte, la bellezza, ai tuoi concittadini per quanto oppressi, aiuti a tener vivo in loro qualcosa che un giorno potrebbe aiutarli a riprendersi. In molti casi la questione può essere risolta dalla coscienza individuale: se non voglio i soldi, mettiamo, di quel tale editore le cui posizioni politiche non condivido, posso pubblicare con qualcun altro. Ma quando si tratta di un personaggio così rappresentativo, che le sue scelte costituiscono un esempio per tutti? La commedia debuttò a Londra nel 1995 per la regia di Harold Pinter, e fu ripresa a New York e in molte altre città. Il titolo originale, “Taking sides”, significa letteralmente “Schierarsi”: non un gran che in italiano, meglio comunque di quello appioppato al film di Istvan Szabò del 2001 (con Harvey Keitel e Stellan Skarsgård), “A torto o a ragione”). Proponendo di renderlo come “La torre d’avorio” si è voluto alludere alla condizione di orgoglioso isolamento che l’artista crede, forse a torto, di potersi permettere sempre-.

Biglietteria Teatro delle Muse 071 52525 biglietteria@teatrodellemuse.org

Orari di biglietteria: aperta dal martedì al venerdì dalle 10.30 al 14.30 e dalle 17.30 alle 19.30 e il sabato dalle 17.30 alle 19.30. (domenica – escluso un’ora prima dello spettacolo e lunedì la biglietteria è chiusa)

LA STAGIONE prosegue poi dal 20 al 23 marzo al Teatro delle Muse in scena QUANDO LA MOGLIE È IN VACANZA di George Axelrod con la traduzione di Edoardo Erba, protagonisti la coppia Massimo Ghini ed Elena Santarelli con la regia di Alessandro D’Alatri. Dal 27 al 30 marzo al Teatro delle Muse arriva il maestro Giorgio Albertazzi ne IL MERCANTE DI VENEZIA di William Shakespeare di cui ha curato anche traduzione e adattamento per la regia di Giancarlo Marinelli. Dal 10 al 13 aprile va in scena, sempre al Teatro delle Muse, anche questo spettacolo in esclusiva regionale, ENRON di Lucy Prebble, traduzione e regia Leo Muscato.

Il cartellone teatrale curato dal Teatro Stabile delle Marche è promosso, come di consueto, da: Comune di Ancona – Assessorato alla Cultura, Regione Marche, Provincia di Ancona, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Fondazione “Le città del Teatro”, in collaborazione la Fondazione Teatro delle Muse e sostenuta dagli storici sponsor Prometeo s.p.a, Banca dell’Adriatico, Anconambiente. Per il cartellone 13/14 si aggiungono le collaborazioni di Gallerie Commerciali Auchan e Delta Motors, BRT Corriere Espresso.

articolo pubblicato il: 11/03/2014

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