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arte e mostre
"Donne donne, eterni dei"

a Castel d'Ario

di Michele De Luca

A Castel d’Ario (Mantova) opere di sessanta artisti

Donne donne, eterni dei

La Casa Museo Sartori di Castel d’Ario (Mantova) presenta la rassegna “Donna, fonte ispiratrice d’arte” curata da Arianna Sartori sulla scia della Festa Internazionale della Donna; in mostra sono sessanta opere (dipinti e sculture) dislocate in un suggestivo percorso scandito da aree tematiche, in cui si riflettono altrettanti modi di rapportarsi degli artisti selezionati con l’universo del vivere e del sentire femminile. A darne conto, purtroppo, non si può che limitarsi a brevi cenni.

Tra i quadri di artisti “impegnati”, con interpretazioni estremamente personali, ricche comunque di estro e fantasia, troviamo Bedeschi, Ciaponi, De Luigi, esponente di rilievo del “Chiarismo” mantovanto, di cui viene presentata “Ragazza castana con cappello”, Scaravelli, psicologicamente classico ma formalmente moderno, di cui viene esposta una delle sue opere più significative, “Figura rossa”, di forte espressività. All’esplorazione del volto è dedicato il lavoro di artisti come Bobò (il suo“Profilo”, colpisce per il suo cromatismo estremamente acceso), i milanesi Cerri e Falco, di cui colpisce “Lo sguardo”, un olio su tela quasi monocromo, per la sua pittura resa trasparente, dilavata, quasi fosse un acquarello. E poi Soragna, Timoncini, Guerrato, il quale ha scelto ha scelto di dipingere “I volti delle donne”, colti nelle diverse espressioni, nei diversi momenti della vita. Molte sono le opere dedicate a celebrare la bellezza della donna,con opere particolarmente accattivanti, come la “Donna che si spoglia” dell’emiliano Bellardi, “La sorgente” di Brancolini, “La donna pesce” di De Micheli, tra realtà e simbolismo, lo splendido “Nudo” del trevigiano Davanzo, carico di echi dell’espressionismo tedesco, “La modella di Dugo”, un raffinato pastello su carta; il sensuale dipinto di Facciotto, anche lui “chiarista”, è decisamente una delle sue opere più rappresentative e celebra il trionfo della bellezza femminile, come Faccioli con la sua opera “Alla finestra”, caratterizzata da una tavolozza assolutamente armoniosa e da una originale tenuità cromatica, Gravina, con il suo “Così è lo sguardo della nostra inclinazione”, in cui crea un’immagine stilizzata ed “ermetica”, lo scultore trentino Lucchini con la “Donna sogno”, una elegante porcellana realizzata nel 2.000, Marchesotti con “Nudo sulla poltrona rossa”, dipinto con la consueta delicatezza e sensibilità, e il “Torso” dello scultore Mutti, frutto della sua inesausta ricerca stilistica.

Intorno al tema del valore degli affetti e della famiglia sono raccolte altre belle opere, tra cui “Tenerezze in famiglia” della Mantovani, la “Grande madre” di Manzella, una preziosa tempera su tavola dai colori caldi e rilassanti, “Dopo la pesca” di Paoli, dalle infinite sfumature di colore, la splendida “Madre” di Rossi, la “Processione” di Terruso, che attinge al background di antiche tradizioni siciliane, “La carezza” di Tonelli, interprete del realismo critico-oggettivo degli anni sessanta, “Nonna e nipote” del palermitano Vaccaro, costantemente e gelosamente immerso nell’ambito del suo orizzonte privato.

A questa tematica si collega strettamente quella inerente alla donna colta dagli artisti nei ritmi della quotidianità. Di Bellomi, artista veronese, scomparso nel 2010, si può ammirare “Elisa”; di Cortellazzi “Il sogno di Elena” dalle forti tonalità cromatiche; di Lo Presti il bel ritratto “Barbara”; di Vernizzi, in arte Luca, “Anna a Quarto Oggiaro”, un quadro figurativo di forte connotazione espressionista; della Moccia, il suo giovanile “Autoritratto”, una tempera degli anni cinquanta, costruita con pennellate veloci e da incursioni materiche; di Previtali una bella ceramica monocroma bianca, “Roberta”, caratterizzata da una sicurezza plastica che rinvia al mondo classico greco. A queste opere si aggiungono la tecnica mista di Tecco (“Nora”), in cui la figura femminile è dipinta nell’intimità dell’ambiente domestico, l’occhio attento alla “cronaca” di Trombini (“Irene”), il realistico “Mia moglie, tra una recita e l’altra, attende pensosa la parte seguente …” del veronese Zangrandi. Più connesse, invece, alle diverse problematiche sociali delle donne, soprattutto del lavoro e della violenza, sono le opere di Andreani (“Operaia”), di Cottini (“Violenza”), di Dovera (“Amazzoni”), terribile immagine di una donna che ha subito un’amputazione, di Negri (“Mani di mondina”, di Reggiani (“Maternità”), un’opera di forte intensità emotiva.

Alcuni altri si sono ispirati alle donne della cultura mitologica e religiosa: Garuti presenta la sua “Dafne”, nel momento in cui si trasforma in albero di alloro; Nastasio, “Una delle Caricli?” (ninfe care ad Atena), Metallinò, “Eva”, Mori, “Maddalena penitente n. due”, Zancanaro, “Selinuntea” e infine Zoli, presente con l’intrigante “Vedo e stravedo”. Per ultimi parliamo dei ritratti di donne reali o inventate (ma che popolano l’immaginario collettivo), tra cui si segnalano le “Simone Weil” di Baratella e di Miano, la ministra Cancellieri ritratta dalla Capraro, la originale “Lili Marlen” dipinta da Nigiani, la “Valentina Vladimirovna” di Galbusera, la “Frida Kahlo” della Jannelli, l’emozionante “Omaggio” di Venditti alla poetessa Alda Merini.

articolo pubblicato il: 10/03/2014

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