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giaguari e gattopardi
di Domenico Massa

Il recente lavoro di Alan Friedman “ Ammazziamo il gattopardo “svela un discreto numero di informazioni che un italiano di media cultura che si tenga aggiornato sulle vicende che interessano il “Bel Paese” potrebbe definire tranquillamente “segreti di Pulcinella”.

Quello che svela Friedman con il libro e i ripetuti approfondimenti forniti dalle sue ripetute partecipazioni a trasmissioni televisive lo sapevamo tutti. Tuttavia è necessario rendere merito al lavoro di Friedman, perché egli ha avuto la capacità di collegare tutta una serie di fatti emersi attraverso numerose interviste, alcune delle quali (vista l’importanza ed i rischi connessi alla divulgazione) video registrate.

Questo lavoro teso a collegare i fatti emersi e le opinioni degli attori permette a Friedman di tracciare un quadro della situazione Italiana e di proporre una ricetta per la soluzione dei problemi, ormai irrimandabile.

Tuttavia sarebbe da ritenere un po’ azzardato che un italiano di media cultura che si tenga aggiornato possa fare proprie le conclusioni raggiunte da Friedman, senza perdersi in elucubrazioni di vario genere: politico, economico, storico, morale. . Leggendo il libro di Friedman “Ammazziamo il gattopardo” tutto d’un fiato si potrebbe correre il rischio di sposare con entusiasmo sia la tesi sia le conclusioni. Come abbiamo detto, però, dopo una sana ed attenta riflessione, soprattutto analizzando i racconti e le interviste e avendo cura di non essere influenzati dalla costruzione dell’impianto della narrazione di Friedman, nuovi pensieri e nuove conclusioni si formano nella mente.

Prendiamo ad esempio l’intervista con Giuliano Amato ex-consigliere economico di Bettino Craxi, oggi alla Consulta: Amato spiega come i socialisti e i democristiani hanno usato la spesa pubblica contro il Pci, facendo salire il debito nel tentativo di attirare voti. Amato spiega anche perché nessun governo è riuscito a fare le riforme strutturali di vasta portata, e cita Massimo D’Alema il quale sostiene che gli italiani non hanno capito che «entrare nell’Euro non è arrivare a un traguardo ma salire su un ring.» Oggi stiamo vivendo un evento drammatico, che vede l’Ucraina assediata sia militarmente sia economicamente dalla Russia; sappiamo tutti che le guerre si combattono, soprattutto oggi, economicamente.

Ricordiamo cosa succedeva nelle immediate vicinanze dell’Italia, in quello che all’epoca era il blocco sovietico ed immaginiamo quale rischio si sarebbe corso se in Italia avesse vinto le elezioni il PCI. E’ noto che, all’epoca dei fatti, diversi politici italiani legati al PCI si schierarono apertamente a favore dell’intervento militare sovietico in Ungheria. I fatti di oggi (vedi Ucraina) e le dichiarazioni di Amato ci potrebbero indurre a pensare che, per fortuna, qualcuno pensò di usare il debito pubblico per tenere lontani i Comunisti dal Governo dell’Italia. Forse nell’intenzione dell’autore di “ammazziamo il gattopardo” c’era il disegno di convincere gli italiani, di fronte alle ammissioni di Amato, che è assolutamente necessario correggere gli errori del passato abbattendo il debito pubblico; naturalmente il libro si rivolge agli italiani guardandoli con gli occhi di un americano, che probabilmente non tiene conto del fatto che un italiano di media cultura e che si tiene informato può contare anche sul proprio DNA , dotato dei geni di diverse migliaia di anni di storia e cultura. E’ pur vero che gli americani sono molto più pratici degli italiani; basterebbe confrontare la dimensione delle rispettive carte costituzionali, ma non può essere negato che poco più di cento anni fa gli americani ancora ammazzavano i pellerossa a colpi di revolver.

Friedman nel suo libro arriva a proporre una ricetta per la soluzione, ormai irrimandabile, dei problemi che affliggono l’Italia. Una ricetta sintetizzata in dieci proposte. Qui suona un campanello dell’allarme, perché gli italiani (quelli di media cultura e che si tengono informati) ben ricordano che “l’assalto alla Bastiglia” iniziò proprio con le ormai famose dieci domande che il giornale “La Repubblica” rivolgeva sistematicamente al Presidente del Consiglio. Friedman svela alcuni retroscena (sempre segreti di pulcinella) riguardo alla preparazione di un piano durante l’estate 2011 per costringere il Presidente del Consiglio in carica alle dimissioni.

Nella ricetta vengono trattati con una semplicità disarmante argomenti complessi, quali ad esempio il cuneo fiscale. Secondo Friedman è imprescindibile la riduzione del cuneo fiscale dalla possibilità di favorire una ripresa. Di buoni propositi sono lastricate le strade dell’inferno. La riduzione del cuneo fiscale appare agli occhi di tutti un ottimo inizio ed il processo una ottima intenzione, ma ci si dovrebbe interrogare circa l’individuazione degli effettivi beneficiari dell’intervento sul cuneo fiscale. In altre parole, una volta approvata la riduzione, lo stipendio o il salario netto in busta paga aumenterà, o forse diminuirà semplicemente il costo del lavoro e l’impresa potrà godere di maggiore competitività e solo in un secondo momento con la “ripresa” si potrà pensare alla possibilità di un aumento dei posti di lavoro, un aumento dei consumi interni ed un ulteriore rafforzamento dei fondamentali per far tornare a crescere il PIL.

Nel recente passato la scena politica è stata dominata da dogmi ideologici, contrapposizioni di classe; forza lavoro contro capitale, dove il capitale era rappresentato dall’impresa. Oggi l’impresa è diventata tutt’uno con il lavoro ed il capitale che si contrappone è il capitale di investimento. Questo nuovo capitale è tanto poco amato per le ragioni della propria volatilità (si sposta velocemente in cerca di occasioni di guadagno), quanto è bramato. Oggi le Comunità si organizzano e si strutturano per attirare capitali. Le dieci ricette proposte da Friedman appaiono orientate in questa direzione: attrarre capitali per far ripartire l’economia Italiana.

Il libriccino delle ricette è pronto. E’ necessaria una maggioranza per portare avanti le riforme. E’ necessario un Presidente del Consiglio, che sappia guidare il Paese nel percorso di realizzazione delle riforme, dotato di carisma e capacità comunicativa. Il tempo disponibile, per attuare il piano di salvataggio del “Bel Paese” è breve se non addirittura ormai scaduto. Soltanto un gruppo di intellettuali di elevato rango, come avvenne nel “Risorgimento” potrebbe avere successo. Come individuare questo gruppo di intellettuali? Non può sfuggire ad un italiano di media cultura che si tiene informato che basta sfogliare le pagine di alcuni quotidiani nazionali ( ai quali fanno da spalla alcuni consociati esteri e reporter scrittori) per individuare quale possa essere il gruppo di intellettuali che da tempo insistentemente si propone.

articolo pubblicato il: 08/03/2014 ultima modifica: 24/03/2014

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