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editoriale
la grande bellezza
di Teddy Martinazzi

Due notizie, per uno di quei casi che alcuni chiamano “ironia del destino”, sono apparse sulla stampa a distanza di poche ore l’una dall’altra: l’Oscar vinto da Paolo Sorrentino con il film “La grande bellezza” e l’ennesimo crollo a Pompei, due facce della stessa medaglia, anche se sembrano due cose agli antipodi.

L’Oscar a Sorrentino è un ulteriore riconoscimento ad una cinematografia che viene da lontano, da “Cabiria”, kolossal del 1914 e, attraverso il Neorealismo e Fellini, ha dato grandi soddisfazioni al nostro Paese; i crolli che a Pompei avvengono ogni volta che piove un po’ di più del solito sono la vergogna dell’Italia e della sua classe politica.

Pompei è un sito che da solo potrebbe fare la fortuna del turismo di una nazione, ma viene lasciato cadere a pezzi, tra Commissioni di studio, reboanti proclami e le mance richieste da chi non dovrebbe. Gli inglesi ne hanno fatto un museo virtuale, guadagnandoci parecchie sterline. Se continua così un giorno sarà del tutto inutile recarsi a visitare una Pompei ormai completamente crollata, basterà andare su Internet e vedere com’era, a meno che non si sia devoti della Madonna del Rosario e ci si rechi al santuario.

Il Ministero dei Beni Culturali fu creato da Spadolini con lo scorporo dalla Pubblica Istruzione delle Direzioni Generali Antichità e Belle Arti ed Accademie e Biblioteche e dagli Interni degli Archivi di Stato e nelle intenzioni doveva essere un Ministero snello. Con il tempo ha assunto sempre nuove attribuzioni, fino a quella del Turismo datagli dal Governo Letta, diventando tutt’altro che snello. A leggere l’elenco del Ministri da quel lontano 1974, ad esclusione di due o tre nomi di persone con le carte in regola, si nota che si trattava della sistemazione di qualche politico democristiano che non si sapeva dove collocare o di esponenti di partiti minori della coalizione, nomi mai sentiti né prima né dopo la loro avventura ministeriale.

Secondo alcune fonti, l’Italia avrebbe da sola più della metà del patrimonio storico architettonico del mondo e la città di Firenze un terzo dei beni culturali italiani. Sono percentuali da capogiro, come da capogiro è l’elenco delle nostre bellezze naturali. A proposito di queste, anche il Turismo, come struttura ministeriale, ha subito diverse traversie, dopo l’abolizione del vecchio Ministero del Turismo e dello Spettacolo voluta a suo tempo da alcune Regioni, convinte che convenisse presentarsi in ordine sparso sui palcoscenici mondiali (ci avevano tentato anche con l’Agricoltura, con un referendum che prevedeva chi ogni regione potesse andare a fare la voce grossa a Bruxelles).

Al di là di sigle e competenze resta il discorso che la ricchezza del nostro Paese si regge sulle bellezze naturali e storiche e sulla genialità dei propri cittadini. Una maggiore decisione nel preservare ciò che abbiamo ereditato e una maggior trasparenza ed incisività negli aiuti ai settori veramente trainanti dovrebbero essere cose acquisite dalla società. Le prospettive non sono delle migliori, al di là della commozione che ci ha dato l’Oscar a “La grande bellezza”.

articolo pubblicato il: 03/03/2014

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