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senatrice tout court
di Teddy Martinazzi

Nel corso della lunga diretta di Mentana per la fiducia al Governo Renzi era simpatico notare come alcuni politici ed alcuni giornalisti passassero con noncuranza nei pressi delle telecamere o si attardassero a parlare con qualche vicino o con qualcuno al telefonino, nella speranza di essere chiamati dalla Sardoni per un’intervista.

Tra gli intervistati c’è stata anche la senatrice grillina Paola Taverna, capogruppo per tre mesi del M5s, come da regolamento dei Cinque stelle. La senatrice Taverna fa parte della XII Commissione permanente (Igiene e sanità), potendo vantare una esperienza lavorativa pluriennale presso un laboratorio di analisi cliniche, in qualità di impiegata amministrativa.

La senatrice Taverna è famosa per l’elegante battuta del due ottobre rivolta a Letta, “Siete niente, siete niente”, che alle orecchie dei non romani è suonata quasi “sete gnente”; per il comizio a Pomigliano in cui, parlando di Berlusconi, disse “Un giorno di questi je sputo, non ce la farò a trattenerlo, non ce la posso fa’, non ce la farò!”; per la macchina parcheggiata sulle strisce pedonali nel video di addio alla direzione del Gruppo senatoriale M5s; per l’ironia scatenata nel web dal rendiconto delle sue spese per il vitto, 1.175,77 euro. Si presume che la senatrice Taverna la sera mangi a casa propria, in quanto è romana del Quarticciolo, quartiere in anni lontani patria del famoso Er Gobbo. Da brava romana ha il piacere di improvvisare stornelli, come quello rivolto agli aperturisti del M5s: “Proponi accordi strani e vedi prospettive / Mentre io guardo ‘ste merde e genero invettive”.

Intervistata dalla brava Sardoni al termine del discorso programmatico di Renzi, la senatrice Taverna ha accusato il Presidente del Consiglio di non aver avuto alcun rispetto per le Istituzioni, primo perché vuole abolire i senatori e soprattutto perché ha parlato con la mano sinistra in tasca. Al Quarticciolo direbbero “Ma che d’è?”. Sorvoliamo sul fatto che abbia pronunciato il francese tout court, “tut curt”, nonostante il suo diploma di perito aziendale e corrispondente in lingue estere, senza rispetto per la lingua che fu di Corneille e di Racine.

articolo pubblicato il: 24/02/2014 ultima modifica: 03/03/2014

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