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editoriale
campanellino
di Teddy Martinazzi

Il Governo Renzi nasce con l’opposizione di due forze politiche come Forza Italia e M5s che unite totalizzano la maggioranza dei votanti (non degli elettori, perché molti italiani sono così schifati che alle urne non ci vanno più).

però con l’appoggio sia del PD che, grazie al Porcellum, ha la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera, che di quella che, propriamente o impropriamente, viene definita società civile, grande stampa, movimenti ecclesiali, il movimento cooperativo, grandi banche e alta burocrazia statale. Non manca la simpatia dell’Europa, che sarebbe poi il viatico di Angela Merkel e degli eurocrati di Bruxelles.

Sulla carta ci sono tutte le condizioni perché il Governo abbia vita lunga, anche se in Italia nulla può essere dato per scontato. Prodi se ne dovette andare una prima volta nel secolo scorso per far posto a d’Alema e una seconda quando sembrava che dovesse governare per cinque anni; Berlusconi aveva una maggioranza da Porcellum e si ritrovò a passare il campanellino del Consiglio dei Ministri al prof. Monti; Bersani credeva, bontà sua, di aver vinto le elezioni e dovette cedere il passo a Letta, nonostante l’opposizione di Rosy Bindi; Letta, senza l’ombra di un sorriso - nemmeno istituzionale, tirato o accennato - ha consegnato il campanellino a Renzi. Non ci resta che aspettare per sapere se il Governo durerà.

Della squadra di Governo poco si può dire, perché si tratta in buona parte di giovani alla prima esperienza. Il fatto che la metà siano donne è stato sbandierato come una grande conquista, ma il Paese è in una condizione tale che più che di quote rosa ha bisogno di un cambiamento totale. Abolire le Province ed il Senato sarebbe un risparmio notevole ed al contempo un segnale forte di rottura con il passato. Trasformare le Province in enti cosiddetti di secondo livello, composti di sindaci senza emolumenti aggiuntivi ed il Senato in una Camera composta da rappresentanti non pagati di varie istituzioni non significa cambiare le cose; resterebbero al loro posto gli impiegati delle Province, delle Prefetture e di una miriade di uffici di livello provinciale, così come resterebbero al proprio posto i super profumatamente pagati dipendenti del Senato. Senza contare che ci potrebbe essere prima o poi qualche leggina per rimettere le cose nel “giusto” verso. D’altronde nel 1970, alla nascita delle regioni a statuto ordinario, i consiglieri erano molto lontani dal sapere che un giorno avrebbero avuto uno stipendio fisso e una pensione.

Di buono sicuramente c’è il fatto che al MAE non sia stata confermata Emma Bonino, tra lo stupore di coloro che sottolineano i suoi legami con l’estero, la sua esperienza internazionale, la sua conoscenza dell’arabo. Non è uno scherzo, si può leggere in un articolo di una importantissima testata. La verità è che non c’è niente da scherzare, Emma Bonino è stata seduta sulla poltrona più importante della Farnesina per dieci mesi ed i nostri due fucilieri di Marina sono ancora laggiù, rischiando la vita e non in senso metaforico.

Qualcuno ha esultato per la cancellazione del Ministero di Cecile Kyenge; in realtà ci si chiede perché a suo tempo sia stato istituito. Parlar male della Kyenge è come sparare sulla Croce Rossa, meglio evitare. Se alla Bonino ed alla Kyenge aggiungiamo le dimissionarie Idem e De Girolamo e magari la Cancellieri, che è rimasta incollata alla poltrona nonostante la divulgazione di telefonate che in Paesi diversi dal nostro l’avrebbero portata ad immediate ed irrevocabili dimissioni (non per una presunta colpevolezza, bensì per una questione di decoro), ci si chiede se avere un Governo con metà dei Ministri donna sia effettivamente un vantaggio.

Meglio chiuderla qui, per non essere accusati di machismo, sessismo e femminofobia (donnofobia? mulierfobia?).

articolo pubblicato il: 23/02/2014

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