torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

speciale Bankitalia ieri ed oggi
la Banca romana e le altre
di Vittorio Sordini

Le origini della Banca si perdono nella notte dei tempi; quelle delle “banche centrali” possono essere datate: 1668 Banca centrale svizzera, 1694 banca centrale d’Inghilterra, 1800 Banca Centrale di Francia……1913 Federal Reserve System degli Stati Uniti d’America All’indomani della unificazione del Regno di Italia le Banche Centrali erano molte. Al Nord la Banca Nazionale nel Regno d'Italia (che veniva dalla fusione fra la Banca di Genova e la Banca di Torino); al Centro la Banca Nazionale Toscana, affiancata nel 1863 dalla Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d'Italia; al Sud il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia. Quando, dopo l'annessione di Roma nel 1870, la Banca degli Stati pontifici divenne Banca Romana, gli istituti di emissione diventarono sei.

Tutte le banche menzionate emettevano biglietti in lire convertibili in oro, e operavano in concorrenza fra loro. Due di esse erano pubbliche, Banco di Napoli e Banco di Sicilia, le altre private ma vigilate dallo Stato. Il corso forzoso (cioè la non convertibilità), imposto nel 1866, fece in modo che la circolazione di moneta cartacea superasse quella metallica.

La crisi bancaria dei primi anni Novanta (1890), accoppiata a una crisi di cambio, assunse anche una dimensione politica e giudiziaria clamorosa nel dicembre del 1892, quando fu rivelata la grave situazione delle banche di emissione e soprattutto i gravi illeciti della Banca Romana, fino a quel momento coperti dal Governo.


Recentemente sul piccolo schermo è stato rappresentato un lavoro con Beppe Fiorello ambientato in quel periodo e incentrato sullo scandalo della Banca Romana e della bolla speculativa sugli immobili dopo l’adozione di Roma capitale d’Italia.

La legge del 1893 dettò nuove regole per l’emissione e portò alla costituzione della Banca d'Italia, che risultò dalla fusione fra tre degli istituti esistenti, la Banca Nazionale e le due banche toscane; essa fu guidata dal Direttore Generale Giacomo Grillo. La Banca Romana venne liquidata, mentre gli istituti meridionali continuarono la loro attività. L’articolo n° 1 della legge 449 del 10 agosto 1893 stabilisce la creazione della Banca d’Italia mediante fusione tra la Banca Nazionale del Regno, la Banca NazionaleToscana e la Banca Toscana di credito.

Il capitale sociale attribuito fu di 300.000.000 di lire di cui 176.000.000 considerato versato per effetto della valorizzazione del patrimonio rinveniente dalla somma dei patrimoni delle Banche fuse. Lo stesso articolo imponeva il versamento fino a 210.000.000 di lire entro due anni dalla pubblicazione della legge stessa.

Nel 1936 fu approvata una riforma dell’impianto del sistema Banca d’Italia: una prima parte della legge definì la Banca d'Italia “istituto di diritto pubblico” e le affidò definitivamente la funzione di emissione (non più, quindi, in concessione); gli azionisti privati vennero espropriati delle loro quote, che furono riservate a enti finanziari di rilevanza pubblica; alla Banca fu proibito lo sconto diretto agli operatori non bancari, sottolineando così la sua funzione di banca delle banche. Una seconda parte della legge (abrogata quasi interamente nel 1993) fu dedicata alla vigilanza creditizia e finanziaria: essa ridisegnò l'intero assetto del sistema creditizio nel segno della separazione fra banca e industria e della separazione fra credito a breve e a lungo termine; definì l’attività bancaria funzione di interesse pubblico; concentrò l'azione di vigilanza nell’Ispettorato per la difesa del risparmio e l'esercizio del credito (organo statale di nuova creazione), presieduto dal Governatore e operante anche con mezzi e personale della Banca d'Italia, ma diretto da un Comitato di ministri presieduto dal capo del Governo.

La prima parte della legge è in pratica in vigore fino a questi ultimi giorni, mentre la legge Amato-Carli del 1990 ha apportato notevoli e sostanziali modifiche alla compagine bancaria, ma non alla struttura della Banca d’Italia.

Il primo a mettere le mani sulla struttura della Banca D’Italia è Saccomanni che nella notte del 27 novembre 2013 ha inserito nel decreto legge IMU-BANKITALIA (decreto legge 133 del 30/11/2013) la ricapitalizzazione, trasformando una parte delle riserve in capitale sociale, costringendo l’Istituzione pubblica ad una modifica dello statuto, aggiornando anche il sistema di distribuzione degli utili. (articolo 1 e articolo 40 dello Statuto)

Qui si scontrano due linee di pensiero: l’una è quella che pensa che si faccia un regalo alle Banche che detengono il capitale sociale della Banca D’Italia; l’altra è quella che grida allo scandalo, per il regalo che viene fatto ai soci della Banca d’Italia (vedi elenco direttamente dal sito Bankitalia: Unicredito, Banca Intesa…..).

Proviamo a eleggerci arbitri e giudici della contesa e per questo dominiamo e releghiamo nel più profondo il nostro senso civico ed interesse personale. La Banca d’Italia è da sempre un’entità che svolge un servizio esclusivamente nell’interesse del popolo italiano, per conto e sotto il controllo delle Istituzioni; mai e poi mai è stata messa in dubbio la proprietà da parte del popolo italiano della Banca d’Italia. Nel 1893 fu scelta la forma costitutiva della SPA, ma già i privati furono espropriati e l’attribuzione delle quote di partecipazione si consideravano attribuite a soggetti pubblici. Oggi si vorrebbe assoggettare la Banca d’Italia alla legge che regola le “comuni” società per azioni affermando che chi possiede le quote ne è il proprietario.

articolo pubblicato il: 07/02/2014 ultima modifica: 23/02/2014

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it