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arte e mostre
prospettive senza fine

Andrea Sabbion alla Scola dei Tiraoro e Battioro a Venezia

di Michele De Luca

“L’esistenza / è come la linea dell’orizzonte / nasce dove sei, / la vedi ovunque vai, / segnando il confine / da un infinito ignoto”. Sono versi del poeta e artista padovano Andrea Sabbion, tratti dal suo libro Fermarsi per capire. Il progetto espositivo "Prospettive senza (con) FINE" presenta, a Venezia, la prima personale dell’artista padovano Andrea Sabbion (classe 1959), a cura di Laura Cornejo Brugués. Opere pittoriche, installazioni site-specific e sonorità musicali e poetiche, costituiscono l’universo concettuale e estetico di Sabbion. La sua pratica dell’arte, multidisciplinare e contemporanea, si materializza in un fenomeno creativo autodidatta, variabile e “senza confini”. Sabbion presenta una selezione di oltre trenta opere, tra dipinti e concezioni artistiche create per l’occasione; un percorso di ricerca sulle Avanguardie del Novecento all’insegna di una narrativa stilistica propria, che proclama l'appartenenza ad una esperienza totale dell’arte. Lo spettatore, secondo l’artista, si confronterà con i “luoghi dell’anima”, grazie alla percezione simbolica di una pluralità di microcosmi, identificabili nella realtà della (nostra) esistenza. Dalle illusioni geometrico-astratte vicine all’Op Art, allo statismo formale nella visione metafisica del nuovo paesaggio cosmopolita; dai ready-made, che salvano l’oggetto dalla malinconia, alle inspirazioni jazz ed elettroniche, che arricchiscono la visione poetica, nel confronto tra parola e ritratto dell’io. Dai grattacieli sospesi nell’aria, mosaico caleidoscopico saturo di fantasia, al ritmo organico delle immagini liriche, raffiguranti di una natura primordiale, dove l’orizzonte delle marine, ci dice che qui, siamo nel luogo della pittura.

L’artista si nutre di quella dialettica vincente tra analogie e allusioni, richiami tra conscio e inconscio, tra inventiva e razionalità, tra simbolo e segno. Concepisce realtà globali, mosso da aspirazioni a una ricerca e una sensibilità onnicomprensive. All’essenzialità dell’arte, da cui salva forma e materia, Sabbion intreccia modulazioni del proprio approccio al contemporaneo; è la difesa di una fluidità del pensiero, di una consapevolezza meditativa, in cui l’unicuum si scioglie verso un sentimento dell’universale, senza imposizioni, per ritrovare la dimensione naturale della conoscenza. Grazie allo slittamento dei generi artistici che Sabbion adopera, lo sguardo verso la espressione plastica si diluisce nel suono e la parola. Ne risulta un compendio contrastante di prospettive, tutte da contemplare, in cui il ricordo coraggioso di un principio si ricrea con coerenza verso l’infinitezza dell'arte.

La Scola dei Tiraoro e Battiloro, accanto all’imponente chiesa barocca di San Stae, accoglie l’esposizione, diventando cornice significativa dell’opera di Andrea Sabbion. Siamo in una sede storica d’ arte e cultura veneziane, e ora anche partecipe del percorso dell’arte contemporanea in città, per la vicinanza alla Fondazione Prada ed al Museo di Arte Moderna-Ca’Pesaro. Il rapporto fra spazio espositivo e intervento artistico diventa l’eloquenza del contrasto fra un anacronismo delle forme e la rivendicazione dello spirito molteplice del nostro tempo. Sabbion ha quella conoscenza intima del fatto creativo che si appoggia su intuizioni poderose; in “Prospettive senza (con) Fine” si concentrano le sfide e i paradossi dell’attività artistica, invitandoci a guardare attentamente, a giocare, a pensare...A fermarsi per capire.

Andrea Sabbion è nato a Padova il 30 novembre 1959, ed esercita la professione di avvocato, ma è anche artista eclettico. Il suo senso artistico è spontaneo e diretto, espressione dei movimenti dell’anima. Nella sua ricerca autodidatta, Andrea Sabbion si focalizza nella pratica artistica contemporanea e multiplidisciplinare: pittura, musica, installazione e poesia. “Prospettive senza (con) FINE” è la sua prima mostra personale, in cui ha voluto rappresentare la sua arte versatile e dialettica, incentrata nelle possibilità concettuali della forma astratta, e nella espressività pittorica delle texture materiche. Nel 2009 Andrea Sabbion ha pubblicato la sua raccolta di poesie “Fermarsi per capire”. Laura Cornejo Brugués, nata nel 1979, è una dottoressa in Storia dell’Arte e ricercatrice in Teorie e Culture Contemporanee. Critica d’arte e curatrice indipendente, lavora tra l’Italia e la Spagna in progetti culturali e con artisti emergenti, avendo maturato diverse esperienze professionali nell'ambito dell'arte. Sua la presentazione della mostra, nella quale, tra l’altro, scrive: “ La cosmologia personale di Andrea Sabbion è un gioco puro e continuo di analogie, allusioni, richiami tra conscio e inconscio, tra fantasia e razionalità, simbolo e immagine. Una dialettica vincente fra la consistenza del passato e l’incognita del presente, entrambe radicate nello sviluppo creativo, che è spazio di vita, costruzione dell’anima e forma del visibile/invisibile. In ‘Prospettive senza (con) FINE’, l’artista attiva una ricerca sull’arte astratta del Novecento, con citazioni stilistiche che vanno dalla metafisica al vorticismo, dall’assemblage all’espressionismo materico. Perché Sabbion è un artista più di espressione che di comunicazione. La sua inspirazione estetica proviene dall’universo delle forme visive, e non di una teoria di bellezza ideale. Per questo motivo c’è un richiamo agli elementi fondamentali dell’arte e a quella eleganza espressiva fatta di linee e colori, che con diversi approcci astratti, lo lega sempre alla forma, ma qui liberandola dal peso della Verità”. Come diceva Theodor Adorno, infatti, “l’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità”.

articolo pubblicato il: 02/02/2014

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