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editoriale
sgarbi quotidiani
di Teddy Martinazzi

Il Movimento Cinque Stelle sta alzando il tiro perché con la nuova legge elettorale, se e quando ci sarà, i suoi giorni saranno contati, finendo fuori dal ballottaggio tra le due coalizioni di centrodestra e di centrosinistra, che sarebbe poi più giusto chiamare di destra e di sinistra, dato che il centro, con le sue percentuali, è praticamente inesistente in Italia.

I toni ed i modi dei parlamentari del M5s sono francamente lontani da quello che normalmente viene definito bon ton, ma chi si straccia le vesti scandalizzato potrebbe prima fare qualche piccola riflessione. La prima e più ovvia è quella che se in Italia esiste un M5s è anche e probabilmente soprattutto perché i partiti ufficiali non sembra si siano preoccupati della realtà in cui vivono i cittadini, tutti presi come sono dal dibattito su questioni che possono interessare qualche salotto romano, ma non certo milioni di persone alle prese con problemi di ordinaria sopravvivenza.

Chiamare boia un distinto signore che al massimo potrebbe evocare la figura di un prefetto meridionale in pensione è indubbiamente fuori dalla dialettica democratica, ma dall’altra parte un Esecutivo che si riduce ad approvare un Decreto l’ultimo giorno utile non è che dia un bell’esempio, soprattutto se lega il destino dell’IMU a quello del futuro della Banca d’Italia, con relativo cadeau stratosferico alle due banche maggiori, naturalmente a spese del cittadino.

Coloro che si stracciano le vesti scandalizzati invocando il reato di vilipendio nei confronti del deputato grillino Sorial sono gli stessi che leggevano con ghiottoneria il libro di Camilla Cederna che portò alle dimissioni il Presidente Leone, senza, tra l’altro, provare alcunché di penalmente rilavante, gli stessi che sghignazzarono quando un scrittore leggero come Pietro Chiara osò scrivere un libro in favore dell’ormai pensionato Leone, gli stessi che chiesero l’impeachment del Presidente Cossiga, tra l’altro arrivato giovane al Colle grazie anche ai voti dei suoi censori.

Il reato di vilipendio, previsto dal Codice Zanardelli e ribadito nell’Italia repubblicana, dopo essere passato attraverso il Codice del fascista Rocco, evoca la sacralità di istituzioni delle quali non si può e non si deve parlare in maniera meno che rispettosa. Ma è difficile parlare ancora di vilipendio dopo decenni di dissacrazione sistematica della religione cattolica, della bandiera, delle forze armate. Certo, ci si sono messe anche le persone che fanno parte delle istituzioni a darsi da fare per dare una mano ai dissacratori. Un tempo i magistrati non andavano ai talk show per esprimere gridando le proprie opinioni, non scrivevano libri, se non austeri trattati giuridici, Lathe biosas, il “vivi nascosto” epicureo tramandatoci da Plutarco era il programma di inquirenti e giudicanti; oggi è tutto il contrario, il motto potrebbe essere “fatti sbattere in prima pagina”. Poi non ci si dovrebbe lamentare, almeno.

Lo stesso vale per Napolitano. I primi Presidenti apparivano poco e se prendevano la parola lo facevano in occasione di ricorrenze o di inaugurazioni, sempre alla presenza di un membro del Governo che, in questo modo, si assumeva la responsabilità di quanto il Presidente avesse detto, per quanto generiche fossero state le sue parole.

Cominciò Pertini ad entrare a gamba tesa nella faccenda dei controllori di volo che, grazie al suo intervento deciso, furono smilitarizzati, con relativi enormi aumenti di stipendio. Nessuno ebbe da dire, né Governo né Parlamento ed i controllori ebbero così la possibilità di unirsi agli altri addetti ai trasporti nella proclamazione di scioperi.

Napolitano ha superato ogni limite, dettando l’agenda politica e stabilendo ciò che è politicamente giusto e corretto da ciò che, a suo dire, non lo è. Addirittura, ricevendo il Presidente turco in visita, ha affermato che l’Italia si impegnerà a che la Turchia entri quanto prima nell’Unione Europea. Ora, a parte qualche trascurabile dettaglio, come il fatto che il Presidente Erdogan stia smantellando lo stato laico disegnato quasi un secolo fa da Ataturk o che la Turchia non abbia alcuna intenzione di riconoscere che fu colpevole dell’Olocausto armeno, certe affermazioni può farle un Presidente del Consiglio o un Ministro degli Esteri che si è consultato con il Presidente del Consiglio, non certo chi dovrebbe essere al di sopra ed al di fuori della politica quotidiana.

Quello che sta accadendo in questi giorni in Parlamento è condannabile sotto molti punti di vista, non c’è dubbio, non soltanto per certe intemperanze dei grillini, ma anche perché il Palazzo non ha capito che il Paese reale è ormai da un’altra parte.

articolo pubblicato il: 30/01/2014 ultima modifica: 01/02/2014

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