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Europa e America
di Vittorio Sordini

Il verdetto della Federal Reserve, per l’ultima volta sotto la guida di Ben Bernanke, è arrivato ed è stato al momento più indolore del previsto.

L’aiuto all’economia americana attraverso il riacquisto di titoli del tesoro e valori mobiliari, posto in essere sistematicamente con quote mensili di circa 85 miliardi , continuerà anche se ci sarà una riduzione nell’importo a 75 miliardi di usadollars. Molti si aspettavano una diversa iniziativa, più restrittiva perché l’economia a stelle e strisce sta correndo oltre le aspettative (nel IV Trimestre a un ritmo del 3,6%), l’occupazione risulta in aumento, con oltre 2 milioni di nuovi salariati nel 2013 e l’inflazione sotto controllo. La nuova guida della Federal Reserve Janet Yellen ha chiaramente fatto intendere che non ha nessuna intenzione di compiere mosse avventate che possano essere d’ostacolo alla ripresa, e quindi si continuerà anche sotto l’aspetto “tassi di interesse” con una politica di stimolo mantenendo basso il costo del denaro.

In Europa si respira tutt’altra aria, i listini azionari hanno galoppato, ma il sentimento per il futuro non accenna a cambiare verso il bello. Il livello di occupazione, specialmente quello giovanile, è a livelli da disperazione. Quando si parla, poi, di “occupati”, si deve tenere conto che i contratti in moltissimi casi sono precari. La politica rigorista imposta in “Eurolandia” sembra che abbia dato i suoi frutti. Purtroppo, i frutti, non sono stati quelli che si aspettavano coloro che hanno sposato “senza se e senza ma” la dottrina rigorista e che misurano i successi con le dinamiche dello spread BTP/BUND. L’unico risultato è stato quello di impedire che alcuni Paesi fallissero e non fossero in grado di ripagare i propri debiti. Un esempio per tutti la Grecia nei confronti della Germania.

La crisi dei mercati finanziari innescata dall’uso disinvolto di strumenti derivati incentrati sulla valutazione del merito di credito ha evidenziato una enorme differenza che intercorre tra la possibilità di risposta della FED rispetto alla BCE. L’America riparte, mentre in Europa tutti guardano alla Germania nella speranza che per qualche ragione ci si possa attaccare come un vagone alla così detta locomotiva tedesca.

Se non ci fossero già illimitate ragioni per piangere, ci sarebbe da mettersi a ridere sentendo le argomentazioni di coloro che intenderebbero uscire dalla moneta unica euro. Non si deve pensare che con questa frase, chi scrive, si dichiari come un convinto fautore dell’euro, ma vale semplicemente come costatazione che, una volta entrati, uscire rappresenterebbe un nuovo bagno di sangue la cui portata potrebbe fin anche superare quello subito al momento dell’ingresso nell’euro sotto il profilo del potere d’acquisto dei salari.

Fin da quando è stato adottato l’euro, in molti hanno ritenuto di dissertare circa le differenze esistenti tra la politica monetaria della FED rispetto alla BCE. Non è possibile affrontare il tema in questi termini, perché tra le due Istituzioni esiste una differenza fondamentale e questa è nello scopo dichiarato. La FED persegue una politica tesa al “raggiungimento della piena occupazione”, la BCE ha per obiettivo la “bassa inflazione ed una stabilità dei tassi di interesse”.

Probabilmente qualche pensionato che deve anche provvedere al sostentamento di uno o più figli disoccupati o precari, farebbe volentieri a meno della stabilità dei tassi e si delizierebbe nel vedere i propri cari che pensano serenamente al proprio futuro. Non è più possibile uscire dall’euro, ora bisogna lottare perché l’Europa si trasformi in un Paese come l’America.
www.sorvittor.blogspot.com

articolo pubblicato il: 08/01/2014 ultima modifica: 27/01/2014

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