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editoriale
la più bella del mondo
di Teddy Martinazzi

Molti ricorderanno che diversi anni fa qualcuno coniò la definizione di “Campionato più bello del mondo” e tutti, dirigenti di squadre di serie A, giornalisti sportivi, invitati ai talk show presero per buona questa definizione, senza porsi minimamente il problema se ciò rispondesse o meno a verità. A (parziale) discolpa di chi ripeteva pedissequamente la definizione ci poteva essere il fatto che internet e la televisione satellitare erano ancora poco diffuse, per cui poco si conosceva di quanto avveniva altrove. Qualche solenne bastonatura da parte di club stranieri fece capire che forse era il caso di non insistere con il “Campionato più bello del mondo”, un po’ come accadde con la “Gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, dalla quale lo stesso inventore ha provato recentemente a dissociarsi, dicendo che era nata a seguito di una risposta data lì per lì, per strada.

Adesso alcuni politici, giornalisti politici, invitati ai talk show hanno preso l’andazzo di parlare della “Costituzione più bella del mondo”, così, come se le avessero attentamente studiate tutte e non si sa se lo dicono convinti oppure lo facciano per finta, come l’amata che forse fingeva di dormire in una poesia provenzale. A ben vedere, tanto bella non fu concepita. Dava al Presidente della Repubblica più o meno gli stessi privilegi e poteri del Re, con il reato di vilipendio per chi ne parlasse male, come se si trattasse di una bandiera. Epico fu il battibecco a Tribuna Politica, cinquant’anni fa, tra il conduttore ed un giornalista, Marcello Lucini, che si era permesso di citare il Presidente Saragat in una innocente lista di deputati, risalente a quando il politico socialdemocratico non era nemmeno Presidente. Il sistema elettorale fu congegnato in modo da impedire all’avversario di governare, con il Senato che sarebbe dovuto restare in carica per sei anni, in modo da avere un ricambio completo del Parlamento solo dopo trent’anni, e altri piccoli accorgimenti di tal genere. I comunisti temevano una svolta autoritaria, i democristiani quello che stava accadendo nell’Europa orientale. Un principio basilare era l’uguaglianza dei cittadini, ma solo per i maschi era previsto il servizio militare, reso obbligatorio perché Togliatti temeva che un esercito di mestiere avrebbe potuto portare a termine un golpe. Bisognerà aspettare più di quindici anni per vedere la prima donna magistrato e molto di più per vedere donne in divisa. Una disposizione transitoria impediva ai discendenti maschi dei Savoia di mettere piede sul territorio italiano, quindi anche a persone che non erano ancora nate e non potevano avere responsabilità di alcun tipo con la monarchia, alla faccia dell’uguaglianza. Oddio, se la disposizione non fosse stata ancora abrogata Vittorio Emanuele non sarebbe finito in galera ed i telespettatori si sarebbero risparmiati la visione di uno show-man non particolarmente dotato come Emanuele Filiberto.

Senza voler discettare ulteriormente sull’incomparabile bellezza della nostra Costituzione, c’è una domandina piccola piccola che ci sorge alla mente, ossia se sia cambiato qualcosa dal 1948 ad oggi. Un tempo i Presidenti non intervenivano nemmeno ad una cerimonia se non era presente un Ministro, a significare che il Governo sottoscriveva le parole del Presidente che in caso contrario non avrebbe potuto parlare in pubblico nemmeno del tempo. Quando Cossiga cominciò a levarsi qualche sassolino dalle scarpe, divenendo ben presto Il Picconatore, fu proprio l’allora deputato Giorgio Napolitano a chiederne scandalizzato l’impeachment.

Il Presidente, a differenza dei suoi predecessori - se escludiamo qualche sortita di Pertini – interviene pesantemente sulla vita politica, dicendo ciò che è giusto o non è giusto fare, dettando l’agenda al Parlamento, bacchettando quelli che hanno opinioni divergenti dalle sue. Tutto ciò nella completa acquiescenza di coloro che, in nome della “Costituzione più bella del mondo” si sono espressi negli ultimi lustri contro ogni forma di presidenzialismo, sia quello che vige negli USA (anche lì una bella Costituzione), sia quello meno marcato della Francia (che ci ha dato la rivoluzione che ha cambiato il mondo). Parafrasando il vecchio, caro George Orwell, possiamo tranquillamente dire che abbiamo un Presidente più Presidente degli altri.

articolo pubblicato il: 17/12/2013

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