torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

arte e mostre
"I Tatra tra mito e iconografia"

al Museo della Montagna di Torino

di Michele De Luca

La grafica pubblicitaria in Europa nasce strettamente legata alla cultura Liberty, comprendendo tuttavia altre espressioni che, pur diramandosi da questa cultura, la superano e si intrecciano con altre esperienze (in particolare, francesi, inglesi e soprattutto tedesche) . In questo ambito culturale si sviluppa una complessa riflessione teorica circa i modi dei fenomeni della percezione e l’analisi dell’incidenza sociale dei messaggi visivi, sia circa le implicazioni della produzione artistica, nelle sue diverse espressioni, ai fini anche della riqualificazione dell’ambiente urbano (ma anche extraurbano), nel periodo in cui venne sempre più avvertito il problema di trovare un linguaggio espressivo di larga diffusione e comprensione immediata al di là delle differenziazioni sociali e culturali; ribadendosi anche la necessità e l’urgenza di “semplificazione-stilizzazione” delle forme per suscitare una immediata risposta emozionale (di qui, la frequenza dell’uso della “silhouette”, di un’immagine dell’oggetto che ne rende esclusivamente i contorni, e la stesura piatta dei colori).

In questo ambito culturale, dai potenti risvolti sociali, oltre che artistici, rientra anche la nascita e l’evoluzione storica del manifesto polacco, che inizia a Cracovia verso la fine del XIX secolo; a partire dal 1900, infatti, la città divenne centro intellettuale e artistico capace di irradiare la propria influenza su tutto il Paese. La varietà delle manifestazioni culturali e di svago abituarono gli abitanti alla presenza continua di cartelloni informativi. Solo più tardi vennero utilizzati per pubblicizzare le bellezze dei Monti Tatra (detti anche semplicemente Tatra, denominazione della catena montuosa al confine tra Polonia e Slovacchia, che rappresenta la parte più alta dei Carpazi) e la città, loro capoluogo, Zakopane. Un po’ in ritardo rispetto al boom turistico europeo di fine ‘800, inizio ‘900, che vide nel manifesto una delle espressioni artistiche più importanti. Zakopane è una città straordinaria rinomata e molto visitata, le montagne hanno le vette più alte della Polonia, ricorda Maciej Krupa delineando la storia della località turistica. Il piccolo villaggio, povero e sperduto, nel corso di centocinquanta anni è diventato un luogo simbolico, pieno di significato su scala locale e nazionale, con una certa notorietà internazionale.

Incontrarsi sui Tatra, nell’immaginario collettivo “invaso” dai manifesti, estremamente invitanti e accattivanti, diviene un’aspettativa, un sogno da raggiungere. Non poteva quindi che avere riferimento a questo “sogno” il titolo della mostra curata da Danuta Janusz e Anna Wende-Surmiak; coordinata dal Museo Nazionale della Montagna e dal Museo Tatrzańskie, con il sostegno delle Regioni Piemonte e Małopolska, delle Città di Torino e Zakopane, oltre che del Club Alpino Italiano. Continua così, anche nel 2013, l’ormai pluriennale collaborazione tra il Museo Nazionale della Montagna CAI-Torino e il Muzeum Tatrzańskie di Zakopane, in Polonia. Ora è il museo polacco a trasferire a Torino gli originali della collezione di manifesti turistici e commerciali: una raccolta di trenta pezzi a tema montano che risulta essere la più ricca in Polonia e che copre il periodo compreso tra l’inizio 1900 e gli anni cinquanta.

La collezione dei manifesti che viene presentata è testimone di parte di questo sviluppo e delle manifestazioni culturali e sociali. Negli anni tra il 1900 e il 1950, con particolare attenzione al periodo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Si tratta di una trentina di pezzi, tutti appartenenti alle collezioni del Museo Tatrzańskie di Zakopane, che rappresentano – come afferma Krzysztof Dydo, collezionista e studioso del manifesto polacco – la più importante e ricca raccolta in Polonia. La mostra si ferma agli anni Cinquanta del Novecento, “negli anni successivi – scrive Anna Liscar – la storia del manifesto polacco imbocca nuove strade. Un esempio unico a cui riferirsi; ma questa sarà un’altra storia”. I manifesti esposti in mostra – che spaziano negli stili; nelle tecniche dalla litografia all’offset; nel tipo di messaggio, dal turistico al commerciale – sono stati realizzati dai maggiori artisti polacchi a cui si affiancano nomi pressoché sconosciuti. Figura anche una “affiche” realizzata dall’altoatesino Franz Lenhart, uno dei più noti cartellonisti europei.

Del resto, “incontrasi ai piedi delle Alpi e dei Tatra è il destino dei nostri musei, anche per le collocazioni geografiche – scrivono Aldo Audisio e Anna Wende-Surmiak, rispettivamente direttori del Museomontagna di Torino e del Tatrzańskie di Zakopane – ed è quanto avviene regolarmente da parecchi anni. Abbiamo portato le Alpi – ma non solo – a Zakopane, mettendo le collezioni dell’istituzione torinese a disposizione degli innumerevoli turisti che trascorrono le proprie vacanza sulle montagne polacche. E i Tatra, con i loro abitanti e le loro tradizioni, sono arrivati a Torino per farsi conoscere dai molti appassionati che seguono le attività proposte costantemente dal Museomontagna”. “Incontri sui Tatra. Manifesti di turismo e sport 1900 – 1950” è, come consuetudine del Museomontagna, anche un catalogo della propria collana Cahier, con testi di Krzysztof Dydo, Maciej Krupa, Anna Liscar e con la riproduzione di tutti i pezzi esposti in mostra, con ampie didascalie tecniche e schede degli artisti. Come sottolinea Dydo, la produzione polacca dei primi del ‘900 non fu molto cospicua, mentre fu proprio con lo sviluppo della popolarità dei monti Tatra e più in generale del Carpazi, riguardo al turismo e agli sport invernali, si accrebbe la produzione dei manifesti, ponendosi così le basi per gli indiscussi successi del manifesto polacco dopo la metà degli anni ‘40. Di conseguenza, la collezione dei manifesti del periodo “pionieristico” polacchi conservati fino ad oggi è molto modesta; e ciò , ovviamente, rende ancora più preziosi i reperti che si sono salvati e che ora possono essere ammirati al Museo della Montagna.

articolo pubblicato il: 05/12/2013 ultima modifica: 06/12/2013

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it