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politicamente corretto
di Teddy Martinazzi

Esiste in Italia una sorta di circuito virtuoso che quando qualcuno, ovviamente clerico-conservatore, fa qualche affermazione non politicamente corretta, provoca l’insorgere dei portavoce di sigle che si agitano fin dai lontani anni Settanta del secolo scorso, nonché di decine di intellettuali organici, talvolta del tutto sconosciuti al di fuori dei salotti romani, che firmano appelli comprando paginoni su quotidiani nazionali.

In tempi recenti l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), la quale per cause naturali stava esaurendo la propria missione - essendo i ragazzetti che si aggregarono alle bande partigiane ormai sulla novantina - ha aperto le iscrizioni a giovani nati decenni dopo la guerra, per cui la sigla seguiterà a fare dichiarazioni per i decenni prossimi a venire. Si spera che non faccia come l’Associazione dei familiari dei mutilati di guerra, che probabilmente erediterà palazzi e beni dell’ANMIG, i cui membri ancora in vita sono coloro che da ragazzini si impossessavano di mine seminate dai tedeschi e di bombe lanciate dagli anglo-americani, con prevedibili conseguenze.

Ma quando il politicamente scorretto arriva dalla parte dei progressisti possiamo stare tranquilli che tutto è diverso. Tacciono i colleghi della Boldrini, invidiosi del fatto che da portavoce, ossia da semplici addetti stampa, come la Boldrini dell’UNHCR, si possa essere scambiati per coloro che ai portavoce danno le direttive, così da fare luminose carriere; le firme degli intellettuali organici non appaiono in calce a vibranti documenti di protesta, né si hanno manifestazioni con tanto di bandiere sindacali.

Maurizio Crozza imita numerosi esponenti politici e si sa che chi imita tende ad assomigliare anche fisicamente all’imitato, sempre che la somiglianza si limiti a qualche dettaglio simpatico o a creare delle improbabili macchiette, come nell’imitazione di Maroni rappresentato come una marionetta di fronte a Bossi.

Quando Crozza, imitando Brunetta, si inginocchia per metterne in ridicolo la statura fisica, non è politicamente corretto, perché sottolinea un problema fisico di cui il politico veneziano non è affatto colpevole. Ci possiamo immaginare quanto la bassezza fisica, perché di questo si tratta, possa aver rattristato l’infanzia e l’adolescenza di Renato Brunetta e condizionato il suo modo di porsi verso il prossimo e di interpretare il mondo.

Trattandosi del capo dei falchi berlusconiani tutto è regolare e nessuno si scandalizzerà della feroce imitazione, che in altri casi avrebbe scatenato le ire dei girotondini, del popolo viola, dei pacifisti, dei verdi, dei movimenti di liberazione gay-lesbians e, perché no, anche dell’associazionismo edile.

articolo pubblicato il: 29/11/2013 ultima modifica: 15/12/2013

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