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miracoli della cittadinanza
di Riccardo Fontana

La generesosa concessione della cittadinanza italiana a numerosi sudamericani solo per avere uno o due o tre o quattro nonni nati in Italia secondo la nota lex sanguinis, nacque su iniziativa della destra per favorire i nostri emigrati nuovi e vecchi nel nuovo mondo e altrove. Fu motivata per motivi elettorali che anche la sinistra ed altri partiti politici vollero sfruttare a loro vantaggio pur avendo creato una circoscrizione estera di seconda classe rispetto ai seggi nazionali. Neanche gli italiani residenti in Italia, con la legge attuale, sanno che pesci prendere, figuriamoci quelli residenti all’estero e i discendenti dei nostri emigrati che neanche parlano e non vogliono parlare italiano e non sanno esattamente dove l’Italia si trovi nel contesto europeo. Ma coloro che dispondono di questa preziosa cittadinanza, sudata col sangue degli antenati, sanno bene come raggiungere la terra dei loro avi e far brillare il loro passaparto europeo.

È il caso eclatante appena esploso in Brasile, di Henrique Pizzolato, nato all’interno di Santa Catarina, discendente di nostri emigrati; ex direttore di marketing del Banco do Brasil, membro del PT (Partito dei Lavoratori) da poco condannato dal Supremo Tribunale Federale (presieduto da un presidente duro e intransigente) ad oltre 20 anni di reclusione (insieme ad un folto stuolo di gerarchi del PT e imprenditori a loro associati) per aver articolato un consistente schema finanziario a favore del PT con lo scopo di comprare voti in Parlamento a sostegno del companheiro Lula nel 2005. Invano la polizia federale lo ha cercato nel suo appartamento di Rio de Janeiro: da circa due mesi, sentendo l’odore di bruciato, è fuggito in Italia via Spagna,protetto dal trattato di estradizione tra i due paesi; esso infatti non consente di aderire alla richiesta di ciascun paese di restituzione di propri cittadini. Dunque la cittadinanza italiana non serve tanto a votare (qui non si sa come, per chi e perché) ma per esercitare allegramente attività criminali all’estero o per fughe strategiche come in questo caso ma con una pesante condanna alla spalle; si contribuisce pertanto a peggiore l’immagine del nostro paese con cittadini virtuali e in sostanza estranei alla nostra cultura.

In tal modo, il caso Pizzolato che ha trovato l‘eden in Italia (e da cui per 20 anni non gli conviene uscire per non essere restituito alla giustizia brasiliana) viene a sommarsi a quello Ciaccolla, cittadino italo-brasiliano nato in Italia protagonista di una brillante truffa bancaria con l’aiuto di due direttori della banca centrale brasiliana; il Brasile invano ne chiese l’estradizione all’Italia e fu solo arrestato dall’interpol nel Principato di Monaco e rispedito in Brasile dove compì la pena prevista e sta già in libertà. C’è poi il noto grave caso Battisti, ossia la negata estradizione all’Italia frutto della enorme intelligenza politica, diplomatica e giuridica dell’ex presidente Lula che, nonostante l’approvazione della corte suprema brasiliana, negò l’estradizione in forma offensiva e truculenta il 31 dicembre 2010, ossia, nell’ultimo giorno del suo secondo mandato. Tale diniego che macchia i rapporti tra i due paesi, resta ancora come una spina in gola presso le autorità italiane e a tutti i cittadini onesti che difendono la giustizia e la sovranità italiana. Assurdo aver giudicato la giustizia italiana a difesa di un terrorista assassino come Battisti che commise i crimini in Italia con quattro sentenze in giudicato.

Ora il Brasile si prepara a chiedere all’Italia l’estradizione di Pizzolato ma sa già di trovarsi davanti il muro da se stesso eretto col perfido caso Battisti. Né ha senso la pretesa del sudetto condannato brasiliano di essere giudicato in Italia per crimini commessi in Brasile e suona patetico usare l’egida della cittadinanza italiana in suo possesso; suona anche patetico, come qui si scrive, che il Brasile chieda all’Italia di revocare la sua cittadinanza e il suo passaporto! Non sanno qui che la cittadinanza, pur rinunciabile da parte del cittadino, è indelebile da parte dello Stato. Si sta aprendo dunque un contenzioso tra i due paesi dove inevitabilmente s’intrecciano il caso Cacciolla con quello Battisti e questo di Pizzolato. La conclusione è che si dovrebbe finire di concedere questa cittadinanza a gente che non se la merita inquanto se fa uso speculativo o a fini illegali e che solo contribuisce a creare difficoltà e divergenze tra i due paesi alimentando la fama di mafiosi che persiste sulle nostre teste.

articolo pubblicato il: 19/11/2013

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