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editoriale
il ballo del Titanic
di Teddy Martinazzi

“Sono tutti scemi” rispose una volta un professore di matematica all’invito del preside di parlare della situazione in Consiglio di classe.

Questa battuta probabilmente è tornata in testa a qualcuno quando ha sentito un ministro affermare in un talk show che la legge di stabilità per la prima volta “dà e non prende” che era più o meno la stessa cosa che disse Amato della sua finanziaria alla fine del 2000: gli italiani non credettero alla sua promessa ben sapendo che dopo la finanziaria ci si sarebbe dovuto aspettare l’arrivo della probabile stangata di primavera.

La legge di stabilità leva ai pensionati e dà respiro ai costi della politica, con le Province e tutte le loro ramificazioni amministrative sul filo di lana dall’essere salvate se non si impediscono entro pochi giorni le elezioni di primavera.

Lo stesso ministro, però, ha detto una cosa intelligente quando ha ricordato che il ritorno al Mattarellum perpetuerebbe la ingovernabilità dell’Italia con tre blocchi contrapposti. In effetti il primo governo Prodi cadde per i trotzkisti presenti nella direzione nazionale di Rifondazione ; il secondo per i problemi della moglie di Mastella, il ritorno a destra di Dini e grazie al senatore Turigliatto che non si sentiva a suo agio in un governo borghese.

Dicono che nel 2014 ci sarà la ripresa . L’aveva già detto Monti a proposito del 2012 e del 2013 e forse anche del 2011, bisognerebbe rileggersi le cronache del tempo.

Nessuno ci crede più quando il Parlamento si occupa di tutt’altro, leggi di principio, magari anche importanti , ma che non riempiono la dispensa del disoccupato.

La Camera in verità si è occupata anche della gestione della mensa interna dei dipendenti, il cui appalto sembra sia stato vinto da una ditta inglese. La radio che ha mandato in onda la seduta ha censurato i nomi degli intervenuti. Peccato, sarebbe stato interessante sapere chi difende a spada tratta la presenza sui tavoli della mozzarella di bufala campana contro lo straniero porridge.

Legge di stabilità è un nome nuovo per qualcosa di antico, le vecchie Finanziarie in cui tantissimi parlamentari tentavano di infilare gli emendamenti più assurdi, in una sorta di assalto alla diligenza, per favorire la polisportiva del proprio paese o forse gli interessi di qualche categoria marginale. Cambiano i nomi ma la sostanza non cambia.

Si parla di tremila emendamenti nei quali c’è di tutto. Forse è a questo cui si riferiscono alcuni politici quando parlano di “dare”.

Nel frattempo l’Italia dà l’impressione del gran ballo a bordo del Titanic prima della tragedia.

articolo pubblicato il: 14/11/2013

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